Brian May ha da poco pubblicato la ristampa di Back to the Light, il suo primo album da solista uscito nel 1992, a un anno dalla scomparsa di Freddie Mercury. È il primo lavoro di una tornata di reissue in arrivo nei prossimi mesi, per il chitarrista dei Queen, un’occasione per concedere alcune interviste a scopo promozionale che gli hanno inoltre dato l’occasione di ripercorrere la propria carriera ed esprimere il suo punto di vista sull’attuale situazione politica e sociale dentro e fuori il Regno Unito.
Tra gli argomenti affrontati non poteva mancare quello legato alla pandemia e alle strategie adottate da Boris Johnson per contenerla. May, convinto pro Vax, è a favore delle restrizioni applicate ai grandi eventi in UK che vietano a coloro che ancora non hanno ricevuto almeno una dose di vaccino contro il Covid-19 di parteciparvi, una posizione, come è noto, opposta a quella di Eric Clapton. Tramite il proprio “portavoce” – l’architetto Robin Monotti – slow hand ha infatti di recente fatto sapere che non si esibirà per un pubblico “scelto” di soli vaccinati, un’opinione che per il chitarrista finisce diretta nel “fruitcake jar” assieme a tutte le teorie complottiste di cui sopra. “Fruitcake jar” è un simpatico modo di dire inglese che traduciamo con “il cesto degli scioccarti”, ma il chitarrista ci tiene a precisare che non ha smesso di rispettare il collega («Divergiamo in moltissime cose – lui pensa sia divertente sparare agli animali per dire – ma continuo ad amarlo e rispettarlo. Rimane il mio eroe»).
Se questo è uno degli argomenti emersi dalla chiacchierata con l’Independent, interessante è anche lo scambio con Classic Rock da cui sono emersi i ricordi del tour con i Guns N’ Roses, in particolare legati a Slash («Un vero gentleman, con il quale è continuata un’amicizia») e Axl Rose («Aveva sempre qualcosa da chiedermi o dirmi prima di salire sul palco. Faceva parte dei suoi preparativi per andare onstage. Axl, si sa, è noto per essere una persona difficile ma non con me, abbiamo trascorso un bel periodo assieme»), ma anche il suo rammarico per non aver incontrato Kurt Cobain («Uno spirito affine, avrei voluto conoscerlo») e le sue impressioni sulla scena di Seattle negli anni precedenti l’esplosione del grunge («Avevo capito che qualcosa stava accadendo. Ricordo che rimasi stregato dai graffiti, al contrario di quelli che vedevo – e odiavo – in UK erano bellissimi, mi ricordavano della psichedelia e di quando ero ragazzo»).
Nei piani di May c’è anche la ristampa di Star Fleet Project, EP del 1983 a cui ha collaborato anche Eddie Van Halen («Devo ancora mettermici, ma senz’altro ci sono alcuni nastri sui quali lavorare. Ricordo che Edward – a lui piaceva esser chiamato così – ha eseguito 3 assoli per la title track, tutti e tre differenti»).