Bob Dylan non solo ha fatto la storia della musica: ha anche scritto un libro per raccontarla. Il vincitore del Premio Nobel è fresco d’uscita nelle librerie di The Philosophy of Modern Song, una piccola enciclopedia sulle canzoni che hanno fatto la storia della musica: sono ben 66 i brani da lui analizzati (tra cui anche un’italiana, Nel blu dipinto di blu di Domenico Modugno).
Il Times ha pubblicato un estratto della raccolta di saggi, nello specifico quello su Pump It Up di Elvis Costello e gli Attractions, da lui definiti “la migliore band tra i suoi contemporanei”:
Erano avanti anni luce. Elvis di per sé era una figura unica. I suoi occhiali, il suo essere strambo, intenso. L’unico cantante e chitarrista della band. Almeno in apparenza: Elvis aveva Harold Lloyd nel suo dna. Prendete ‘Pump it up’, è ovvio abbia ascoltato troppo Springsteen. Ma ha anche un po’ di ‘Subterranean Homesick Blues’
Bob Dylan, The Philosophy of Modern Song
Dylan continua scrivendo che Pump It Up è un pezzo potente, in cui Costello fa uscir fuori tutta la sua enorme “belligeranza”: “Era un guerriero, anche nello sguardo che aveva. Un tipico uomo inglese o irlandese. Non importa in che stato di squallore si trovasse, era sempre in giacca e cravatta”.
Nella sua analisi del brano, Dylan nota come Costello sia stato influenzato dal suo lavoro. Un’ipotesi corretta: lo stesso Costello aveva già raccontato, in un’intervista a Pitchfork, tutta la sua ammirazione per il cantautore, in particolare per la sua capacità di evolversi costantemente.
Di seguito, un’esibizione di Bob Dylan ed Elvis Costello nel 1995, alla Brixton Academy di Londra.