Con Black Panther, il film, a sbancare il botteghino (oltre un miliardo di dollari di incasso nel mondo in un solo mese di programmazione) e a raccogliere nel contempo gli elogi della stampa statunitense e della comunità afroamericana tutta (il New York Times lo ha definito «un momento segnante per l’America nera»), e la sua colonna sonora Black Panther: The Album, curata e prodotta da Kendrick Lamar e Anthony “Top Dawg” Tiffith, ad aver conquistato plausi altrettanto ampi e un successo commerciale (sia lato streaming che vendite) di pari valore (primo posto negli States, Norvegia, Danimarca, secondo in Olanda e Nuova Zelanda, quarto in Italia nella sezione compilation), il nostro approfondimento dedicato al rapper americano, scritto da Francesco Abazia qualche mese fa, necessitava di un importante aggiornamento dedicato a questo interessante capitolo della sua carriera artistica e discografica.
Al solito indirizzo – ovvero alla pagina di raccordo dedicata a Kendrick Lamar – trovate dunque Panter Nera, approfondimento che sviscera contestualmente il dettaglio sul disco e sul film a partire dai protagonisti e dai retroscena umani che hanno portato alla realizzazione della pellicola distribuita dalla Walt Disney Company e della compilation edita da Aftermath Records (con distribuzione Top Dawg, Aftermath e Interscope). Ci troverete un rewind sulla prima visita di Lamar in Africa, periodo cruciale per l’acquisizione di una maggior consapevolezza sociale e politica (poi egregiamente spesa), e ci troverete l’altro viaggio iniziatico nella “Motherland”, ovvero quello compiuto dal regista Bryan Coogler. Un’esperienza empatica e altrettanto fondamentale per la storia che andrà a raccontare nel film, un filo rosso che parte dalla diaspora Pan-Africana e che si avvolge in seguito attorno a quel peculiare concetto di appartenenza che ogni afroamericano sente di avere nei confronti del posto in cui è nato.
Ormai è chiaro, la rilevanza culturale di Black Panther va ben oltre il suo valore cinematografico, e impatta a livello sociale e letterario sulla comunità afroamericana, esaltando i valori di afrocentrismo e afrofuturismo. Sono concetti cardine da sempre del fumetto, e ancor più nella nuova versione scritta da Ta-Nehisi Coates, tra i più importanti autori afroamericani moderni. Come prodotto ancor più che come film, Black Panther non poteva funzionare senza che la musica ne esaltasse estetica e messaggio. È per questo che Ryan Coogler ha scelto di affidarsi da prima a un suo fidato collaboratore, Ludwig Gorasson, e poi appunto a Lamar.
Tutto questo e altro ancora in quel piccolo libro che abbiamo dedicato a uno dei protagonisti assoluti dell’Hip Hop e della musica tutta di questi anni. Sempre su SA, nella sezione cinema, trovate la recensione del film a cura di Cecilia Strazza, e in sede di recensioni, quella dedicata a Black Panther: The Album firmata da Roncoroni. Foto: Getty Images.
