Dopo le tensioni internazionali seguite al blitz in Venezuela e alle dichiarazioni aggressive di Donald Trump verso Cuba, Colombia e Groenlandia, Björk ha espresso sostegno all’indipendenza groenlandese. La cantante islandese ha ricordato il peso del colonialismo storico e contemporaneo, invitando i groenlandesi ad affermare la propria autodeterminazione.
“I wish all Greenlanders blessing in their fight for independence”, ha scritto Björk, citando l’esperienza dell’Islanda: “Gli islandesi furono sollevati quando si staccarono dalla Danimarca nel 1944. Non abbiamo perso la nostra lingua: i miei figli parlerebbero danese oggi se fosse successo diversamente”.
La cantante ha manifestato vicinanza alle vittime delle politiche coloniali danesi in Groenlandia. Tra il 1966 e il 1970, 4500 ragazze, alcune appena dodicenni, furono costrette a ricevere IUD (spirale contraccettiva) senza il loro consenso, come misura per prevenire gravidanze. “Sono della mia età o più giovani… e ancora oggi la Danimarca tratta i groenlandesi come cittadini di seconda classe, rimuovendo bambini dai genitori nel 2025”, ha aggiunto.
“Il colonialismo mi ha sempre fatto provare brividi di orrore – scrive Björk – e il pensiero che i miei concittadini groenlandesi possano passare da un colonizzatore crudele a un altro è un destino troppo brutale da immaginare. Úr öskunni í eldinn, come diciamo noi islandesi. Cari groenlandesi, dichiarate l’indipendenza! Vi invio tutto il mio sostegno e la mia vicinanza”.
La posizione di Björk arriva in un momento di pressione internazionale sulla Groenlandia. Donald Trump ha nominato un inviato speciale per promuovere gli interessi statunitensi sull’isola. La decisione ha suscitato proteste da parte dei governi di Groenlandia e Danimarca. Gli Stati Uniti puntano alle risorse di metalli rari, essenziali per tecnologia e transizione energetica, ma la Danimarca ribadisce: l’isola non è in vendita.