Dopo gli sceneggiatori, anche il sindacato degli attori americani Sag-Aftra entra in sciopero contro l’AMPTP (l’Alliance of Motion Picture and Television Producers). Dal 14 luglio 160 mila attori che lavorano a Hollywood hanno fermato tutte le loro attività, incluse quelle di promozione ai film, e non riprenderanno fino a che l’Alliance non garantirà le condizioni contrattuali che il sindacato pretende. È il più grande sciopero della classe lavorativa di Hollywood dal 1960, quando attori e registi si unirono per mesi in protesta, causando un danno economico non indifferente agli Studios. All’epoca, a guidare la protesta c’era Ronald Reagan, oggi invece c’è la presidente del Sag-Aftra Fran Descher (la tata Francesca nella famosa sit-com degli anni ’90), che in un suo recente discorso ha persino chiamato in causa la Rivoluzione francese.
L’ultimo accordo firmato tra sindacato e Studios, scaduto il 30 giugno, risale al 2020. L’Amptp non ha accolto le richieste del Sag-Aftra (nato nel 2012 dalla fusione tra la Screen Actors Guild e l’American Federation of Television and Radio Artists), e così la rottura è stata inevitabile. Prima di tutto, il sindacato degli attori (così come quello degli sceneggiatori) chiede ai servizi di streaming un aumento dei diritti residuali, cioè di alzare le royalty che vengono pagate quando un film o una serie tv sono trasmessi sulle piattaforme sulla base dei dati di streaming. Ma gli studios – tra i quali Netflix, Amazon e Disney – non vogliono condividere questi numeri (un po’ come quanto successo nella querelle tra Meta e Siae). A tal proposito, l’attrice di Kimiko Glenn di Orange is the new Black ha condiviso, via TikTok, i suoi cosiddetti residual, ossia le royalty che vengono pagate agli attori quando un film o una serie vengono trasmessi in replica: circa 27 dollari. In un altro video, Glenn ha raccontato che, durante le riprese, molti del cast avevano bisogno di un secondo lavoro.
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L’altra richiesta riguarda l’uso dell’intelligenza artificiale nelle produzioni cinematografiche e televisive. Gli attori infatti temono di essere “clonati”: “Hanno proposto che i nostri attori si facciano scansionare, ricevano un giorno di paga, e da lì la compagnia possa fare quello che vuole dell’immagine, per il resto dell’eternità in qualsiasi progetto vogliano, senza consenso o remunerazione ulteriore”, ha dichiarato Duncan Crabtree-Ireland, segretario del sindacato.
Allo sciopero stanno partecipando molti big del settore. Tutto il cast di Oppenheimer, ad esempio, ha abbandonato il tappeto rosso durante la premiere in solidarietà allo sciopero, così come parole di sostegno sono arrivate durante la premiere di Barbie. Tra i firmatari del documento-manifesto del Sag.Aftra, ci sono Meryl Streep, Jennifer Lawrence, Rami Malek, Julia Louis-Dreyfus e Amy Schumer. A luglio, inoltre, era prevista la partecipazione di Matt Smith al Giffoni Film Festival, ma l’evento è slittato al prossimo anno in vista dello sciopero.
Insomma, non è tutto oro quel che luccica. Lo ha ricordato anche Matt Damon ai giornalisti le difficoltà di gran parte degli attori americani: “Ci vogliono 26 mila dollari per avere l’assicurazione sanitaria: molte persone sono al limite e i pagamenti dei diritti residuali li tengono a galla. Non si tratta di un esercizio accademico. Si tratta di cose reali, di vita o di morte”.