Continuano gli incontri con personaggi del mondo musicale e non, in attesa del triplo appuntamento live con i Tuxedomoon a Bologna, il 2, 3 e 4 aprile, all’interno dell’evento realizzato da Laminarie/DOM la Cupola del Pilastro, con il contributo del Comune di Bologna e in collaborazione con Materiali Sonori. SA è media partner ufficiale della manifestazione. Le testimonianze di questa puntata doppia sono di Sandro Pascucci (filosofo) e Maurizio Fasolo (musicista)
Sandro Pascucci (filosofo)
“Ho conosciuto i Tuxedomoon attraverso l’ascolto dei loro primi L.P. “Half Mute” e “Desire”, all’inizio degli anni ’80. Allora non avrei mai pensato che avrei avuto l’opportunità di poter contribuire direttamente alla loro esperienza di teatro musicale. L’occasione – dopo oltre 10 anni – fu la prima di uno spettacolo di danza di Julie Ann Anzilotti, coreografa compagna di Alfonso Santagata, tenutasi nel teatro toscano di S.Casciano V.di P. e andata in scena con le musiche di Steven Brown, presente all’evento. E così il Teatro Petrella di Longiano prima e il Teatro Comunale di Cagli poi – teatri da me diretti – divennero a più riprese i luoghi di residenza artistica per Steven e Blaine, da soli o in duo, fino alla reunion con Peter, coronata sul palco romagnolo con un concerto filmato e diffuso in Vhs, e proseguita nel teatro marchigiano con la registrazione del disco “Cabin in the Sky” (2003-4). Per me i Tuxedomoon evocano musicalmente, teatralmente e umanamente l’immagine dei “benandanti” (cfr. “La storia notturna” di Carlo Ginzburg): figure pagane sciamaniche che nel mondo contadino friulano accompagnavano i riti per la fertilità della terra e delle spose; così i nostri attraversano le città più diverse del mappamondo geografico – San Francisco, Bruxelles, Città del Messico, Atene… Bologna – e del paesaggio musicale per rinverdire e rendere fertili suoni, visioni, emozioni altrimenti sterili e sterilizzati dalle convenzioni mercantili”
Maurizio Fasolo (musicista)
“Nell’inverno del 1980 ero a Bologna al loro primo concerto italiano, erano già un paio d’anni che la musica oltre ad ascoltarla avevo cominciato a farla… ricordo la lunga attesa all’ingresso e il freddo intenso, e, una volta dentro, l’indescrivibile emozione nell’ascoltare quelle cose suonate dal vivo, conoscevo a menadito “No Tears”, “Scream with a View” e “What Use”, probabilmente in quella fredda notte ho capito… ho realizzato inconsciamente cosa avrei potuto fare con la Musica nel mio futuro. Quei tre dischi sono tutto quello che ho di loro, li ascolto tutt’ora e ogni volta provo grandissime emozioni”.