David Bowie è un elegantissimo alieno in ‘L’uomo che cadde sulla Terra’ del 1975, ©️Terry O’Neill

Alan Edwards su David Bowie: “Non solo un genio, era soprattutto un gentiluomo”

Un ricordo di Bowie dal nuovo libro di memorie del gigante dei PR

Il gigante delle pubbliche relazioni Alan Edwards sta promuovendo il suo nuovo libro, che analizza il periodo in cui ha lavorato con artisti del calibro di David Bowie, Rolling Stones, Prince, Britney Spears e altri.

Con 45 anni di esperienza nell’industria dello spettacolo, Edwards – che ha anche fondato la celebre società di PR The Outside Organisation – ha rappresentato alcuni tra i più grandi musicisti del pianeta, oltre a reali, leggende dello sport e così via.

Ora ha raccolto i suoi aneddoti più affascinanti nel libro I Was There: Dispatches from a Life in Rock and Roll. Si va dall’estenuante tutoraggio di Mick Jagger al vedere il suo ufficio distrutto casualmente da Keith Moon degli Who, dal giocare a calcio con Bob Marley all’assistere all’evoluzione di David Bowie nel corso di quattro decenni: questi sono solo alcuni dei ricordi che Edwards esplora. Proprio parlando di Bowie, Edwards ha avuto le parole più toccanti e rispettose:

«Ricordo la prima volta che ho visto David Bowie dal vivo da bambino, quando era Ziggy Stardust. Lo vidi in un locale con circa 150 persone, ed era ancora presto, ma mi sembrava già che venisse da un altro pianeta. A quel punto non avevo idea che avrei lavorato per lui per quasi quattro decenni». Poi sul loro primo incontro: «L’ho incontrai subito dopo che aveva finito di girare [l’epopea bellica di Nagisa Ōshima del 1983 con Ryuichi Sakamoto] Furyo, quindi veniva trattato come una star del cinema – ma era anche stato appena abbandonato dalla sua etichetta perché Low e Heroes non erano andati bene commercialmente rispetto a roba come Bay City Rollers!».

Infine, un curiosissimo aneddoto: «Una volta, dopo un’intervista radiofonica, non aveva niente di meglio da fare e decise di presentare le notizie sul traffico. Si sedette lì per dire alla gente che c’erano dei ritardi sulla M25… e ancora oggi credo che nessuno sapesse che si trattava di David Bowie. Era uno straordinario genio creativo, ma anche un gentiluomo puro, disarmante e simpatico».

Su SA trovate numerose recensioni della discografia di Bowie, tra cui quella relativa all’album finale Blackstar, firmata da Tommaso Iannini, e quella della colonna sonora di Lazarus. L’approfondimento di carriera su queste pagine è a cura di Stefano Solventi, Giulio Pasquali e Giulia Cavaliere.

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