Afrika Bambaataa, DJ e rapper tra le figure fondative dell’hip hop newyorkese, è morto a 67 anni per complicazioni legate a un tumore, a riportarlo per primo è TMZ, media statunitense di gossip e informazione di intrattenimento.
Nato come Lance Taylor nel Bronx, New York, Bambaataa emerge nella scena delle block party e dei primi esperimenti del nascente hip hop, affermandosi come DJ e figura centrale nella Universal Zulu Nation, collettivo e movimento culturale legato ai principi di consapevolezza sociale e creatività nera. Nel 1980 pubblica “Zulu Nation Throwdown”, uno dei primi manifesti sonori della sua visione culturale.
Il successo commerciale arriva nel 1984 con Planet Rock, brano seminale che contribuisce a definire l’estetica dell’electro e dell’hip hop degli anni ’80, raggiungendo la Top 5 della classifica R&B statunitense.
Negli ultimi anni della sua vita, la sua figura è stata fortemente compromessa da gravi accuse di abusi sessuali, traffico sessuale e pedofilia relative a fatti risalenti agli anni ’80 e ’90, sempre negate dall’artista. Nel 2025 aveva raggiunto un accordo economico con un uomo che lo accusava di abusi iniziati quando era minorenne. Le controversie avevano riacceso il dibattito nella comunità hip hop, anche dopo le dichiarazioni di Melle Mel, secondo cui “tutti sapevano”, definendo la vicenda “il segreto meglio custodito dell’hip hop”.
Il valore seminale di Planet Rock
Come scrive Andrea Benedetti nel nostro approfondimento, in Planet Rock vennero mescolati rap, i Kraftwerk di Numbers e Trans Europe Express e una forte componente funk. Mai prima di allora l’hip hop si era legato a ritmi così veloci ed elettronici.
L’intuizione fu del produttore disco-funk di Boston Arthur Baker e del tastierista John Robie, che si muoveva tra new wave e funk: insieme costruirono la base perfetta per l’evoluzione dell’hip hop verso una nuova direzione, quella dell’Electro. Planet Rock si basa ritmicamente su una reinterpretazione del beat di Numbers dei Kraftwerk, rielaborato e innestato sulla batteria elettronica della Roland TR-808, che conferisce al brano maggiore dinamica e un’enfasi inedita sulle basse frequenze, rese possibili dalla sintesi analogica dello strumento.
Il beat diventa immediatamente uno standard. La struttura sincopata si fonde con il riff di Trans Europe Express, reinterpretato da John Robie, e con il rap di Afrika Bambaataa & The Soulsonic Force, entrando così nella storia della musica popolare contemporanea. Anche grazie ai costumi proto-afrofuturisti del collettivo, il brano contribuisce a definire un immaginario che viene subito ripreso da tutta la scena hip hop, sia sul piano musicale sia su quello performativo.