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Marco Braggion
- 20 Giugno 2013
Esce fra una settimana il nuovo EP dei Tempelhof City Airport. Il duo mantovano formato da Luciano Ermondi e Paolo Mazzacani ritorna a pubblicare un disco sull’etichetta italiana che negli ultimi mesi ha riportato la luce su suoni freschi ed ancorati alla tradizione, come l’ottimo album dei Crimea X Another.
L’EP è stato patrocinato, con due remix d’eccezione, da Fabrizio Mammarella e dai Margot. A una settimana dalla pubblicazione ufficiale, che anticipa il full length in uscita entro l’anno, abbiamo parlato di passato, presente e futuro con la band. Qui sotto l’intervista in esclusiva per SA.
Ciao ragazzi come state?
Bene, grazie.
Rispetto al vostro esordio We Were Not There For The Beginning, We Won’t Be There For The End avete cambiato molto il vostro suono. È stata la liaison con la Hell Yeah a influenzarvi in questo senso?
L’esordio è uscito a fine 2009, ma la distanza di cui parli, effettivamente, la avvertiamo anche noi. Diciamo che in parte può essere dipesa dal cambio di label, ma solo in parte, nel senso che siamo entrati in contatto con Peedoo e con la sua Hell Yeah a seguito di un remix che facemmo, un paio di anni fa, per Ajello. Il fatto di doverci confrontare con un progetto dance, che aveva una sua grammatica molto distante dalla nostra, ci ha pemesso di sperimentare su suoni e strutture che prima non ci appartenevano. Al primo remix ne sono seguiti molti altri su Hell Yeah, come quelli per Crimea X, Maxime Dangles, Confusional Quartet, Luminodisco, Margot, e una certa attitudine si è consolidata. Per dirla tutta, già da tempo bazzicavamo su territori differenti dai nostri esordi, che erano più marcatamente ambient-shoegaze, quindi, probabilmente, ci siamo incontrati nel momento giusto.
Dall’EP del 2012 cosa è cambiato su Hell Yeah? Ci avete preso gusto a stare con loro?
Semplicemente abbiamo iniziato a credere in un progetto comune e a pianificare il futuro immediato con l’uscita di questo nuovo EP, City Airport, al quale seguiranno una compilation dei remix fatti per artisti Hell Yeah e la pubblicazione del nostro nuovo album, in programma per fine settembre.
Ci potreste dare qualche anticipazione sul disco? Ascoltando il nuovo EP sembra che vi piaccia stare dietro la consolle da DJ. Dove l’avete registrato? Chi ve l’ha prodotto?
Mah… a dire il vero, Luciano è l’unico, tra i due, che è anche DJ, mentre io non so neanche mettere due dischi a tempo! Il clubbing non ci è, ovviamente, sconosciuto, ma neanche così affine, siamo più attratti da altre forme di elettronica, però ci diverte. L’EP ha preso forma dirigendosi più verso il dancefloor, anche grazie ai remix di Mammarella e dei Margot, dei quali andiamo molto fieri. Credo che Tempelhof sia una creatura un po’ sfuggente dal punto di vista stilisco, forse di difficile catalogazione. Ci piace frequentare territori musicali differenti e ci annoiamo facilmente a replicare gli stessi stilemi. City Airport è un pezzo uscito da una session di registrazione di circa sette, otto mesi fa. Ci siamo chiusi nel nostro studio e abbiamo inziato a lavorare con synth e sequencer analogici, inseguendo un suono un po’ più balearico. City Airport è la traccia meglio riuscita di quella session, solare, ma non realmente “happy”, con un’oscurità latente piuttosto marcata… o almeno noi l’avvertiamo. Dunga ha una carica molto UK house, insieme suonavano pefettamente, così abbiamo deciso di confenzionare un EP a modo nostro “estivo”. La produzione è interamente curata da noi, siamo degli autarchici da quel punto di vista, ci piace fare tutto in casa.
L’EP sembra essere molto easy, nel senso di ascoltabile, solare, summer. Il disco sarà tutto così o ci sarà qualche momento più meditativo ambient?
Credo che il disco rappresenterà al meglio l’evoluzione naturale del suono Tempelhof. È un ritorno alle origini, per certi versi. Per certi altri è qualcosa di totalmente inedito. È come se, dopo il disco di esordio ci fossimo presi un periodo sabbatico, durante il quale fare esperienze diverse, anche molto lontane da noi stessi. Il tipo di viaggio al ritorno dal quale sei una persona diversa, migliore, più consapevole e matura. Quindi, per rispondere alla tua domanda, nel disco ci saranno numerosi momenti meditativo-ambient, che si ricollegano al passato, ma che guardano al mondo con occhi diversi.
Com’è iniziata la collaborazione con Fabrizio Mammarella? Lui è un mostro della italo house che sa sempre sorprendere per freschezza e popness. Come l’avete conosciuto? Avete lavorato con lui anche per il full length? Suonate con lui?
Io non l’ho mai incontrato di persona, mentre Luciano l’ha conosciuto perchè metteva i dischi dopo un live dei Crimea X. Ricordo che mi parlò del suo set in termini entusiastici, l’aveva colpito il suo eclettismo, la sua capacità di mischiare tracce differenti con una naturalezza disarmante, dalla balearic all’acid house. Entrambi amiamo molto la sua musica, sia nella versione live Clap Rulez che nelle vesti di Telespazio e, quando Peedoo ci ha ventilato la possibilità di remixare un suo pezzo, abbiamo immediatamente accettato. Il risultato gli è piaciuto molto e, alla prima occasione, ci ha reso il favore. Ovviamente speriamo di poter lavorare di nuovo con lui in futuro.
Stanno tornando molto di moda le sonorità vecchie, sia nordiche (vedi Todd Terje, Crimea X) o Seventies (vedi Daft Punk). Anche il vostro sound mi sembra old fashioned, però più electro 80/90. Mi confermate quest’impressione?
Credo che, soprattutto in alcuni remix e, qua e là nelle produzioni, traspaia una vena riconducibile alla new wave, quindi più ’80s che ’90s, dovuta al nostro background, al fatto che entrambi veniamo dal rock e che spesso amiamo ricorrere a strumenti più “classici” come chitarra e basso, oltre che ai sintetizzatori e alle drum machine. Quando la musica è, per così dire, “suonata”, è piuttosto naturale trovare riferimenti nel passato. L’hardware, a differenza del sofware, ha quel livello di geniale imperfezione al quale è difficile rinunciare e usando molti strumenti vintage, concedi al suono di mostrare fieramente la propria età anagrafica e di marchiare indelebilmente le tue produzioni. Si tratta di una scelta stilistica che credo valga per noi, come per Crimea X, dei quali siamo amici e con i quali condividiamo l’amore per l’analogico. Per quanto riguarda i Daft Punk, immagino che non ci sia la medesima buona fede…
Nei vostri viaggi in giro per l’Europa avete sentito differenze nel pubblico inglese e in quello italiano?
Non abbiamo mai fatto mistero della passione che abbiamo per l’Europa e, in particolare, per l’Inghilterra. Il fatto di aver pubblicato il nostro primo lavoro per una label di Newcastle, la Distraction records, ci ha inevitabilmente segnato. I primi show da quelle parti sono stati una rivelazione. Hanno una passione, una curiosità, un rispetto per i musicisti che da noi è piuttosto rara e non scontano alcuni atteggiamenti provinciali alla Ecce Bombo, del tipo “mi si nota di più se vengo o se non vengo?”… insomma ci siamo capiti, senza volerla fare troppo lunga, gli ambienti sinceri in Italia esistono, ma non sono certo la maggioranza.
Quali sono gli artisti che avete ascoltato di più nell’ultimo periodo?
Ultimamente ascoltiamo molta roba di label come la Warp, l’Apollo Records, Rhythm & Sound, Tectonic, band come Sinner Dc, Boards of Canada, Demdike Stare, Recondite, ma anche artisti molto diversi tra loro per epoca e attitudine come Legowelt, i Low, Brian Eno, Dead Can Dance, Durutti Column… ma la lista eccederebbe lo spazio!
Invece con i Margot com’è andata? Ho letto che sono di Border Community. Come li avete conosciuti?
Con i Margot è andata più o meno come con Mammmarella. C’era e c’è grande stima nei loro confronti per il fatto di essere riusciti a entrare nel roster di una label che amiamo profondamente come Border Community, soprattutto per le prime cose di Nathan Fake e Luke Abbott. Abbiamo remixato una loro traccia, 4 Aggressive Young Boys, uscita per Hell Yeah, un lavoro del quale andiamo molto fieri e, all’atto di pensare a un artista che potesse remixare i nostri pezzi, la scelta è caduta immediatamente su di loro. Il tutto è accaduto con la regia di Peedoo che cura il management di entrambi…
Ho letto che avete remixato fra gli altri Ajello, Crimea X, Confusional Quartet. Tante cose emiliano-romagnole insomma. Voi di dove siete? Che cosa vi attrae dell’Emilia in termini musicali? Ci sono altri luoghi in Italia che vi piacciono per le vibrazioni? Dove state meglio?
Noi siamo di Mantova, ultimo triste avamposto lombardo che guarda già all’Emilia. Per varie ragioni, non solo strettamente musicali, abbiamo bazzicato spesso da quelle parti, abbiamo amici, musicisti e non, abbiamo storie personali che ci hanno portati a frequentare quei luoghi. Diciamo che con gli emiliani e i romagnoli c’è un certo feeling! In generale siamo stati molto bene anche a Senigallia, in certi ambienti milanesi e abbiamo un rapporto speciale con Rovereto e i roveretani…
Avete in mente di suonare in tour quest’estate? Se sì, dove?
Suoneremo sicuramente il 27 e il 29 giugno, ad Ancona e al Wunder festival di Teramo e ci auguriamo di riuscire a suonare il più possibile in giro. L’attività live per noi è fondamentale.
Ho letto che avete anche una storia importante come videomaker. Nel live userete video vostri? Continuate a produrli?
Diciamo che oltre ai due Tempelhof che suonano, ce n’è un terzo, il misterioso Sorry Boy, che si occupa della parte video. C’è da sempre un rapporto strettissimo tra audio e video nel progetto, sia per quanto concerne i visual che utilizziamo live, che per montaggio e regia dei video clip. Sorry Boy ha questa straordinaria attitudine vintage e visionaria che ci ha impressionato da subito e che crediamo rappresenti alla perfezione il nostro suono.
Ho visto che avete suonato anche con i Metro Area. Il vostro suono mi sembra influenzato in qualche modo anche dalla loro proposta. Vi sentite vicini a loro?
Non in senso stretto, anche se loro sono stati certamente tra le cose migliori che potessero accadere alla dance dell’ultima decade. Abbiamo suonato con Darshan Jesrani a Londra, lui è un tipo molto interessante e piacevole, con il quale abbiamo scoperto di avere numerose affinità, ma sinceramente non vedo altri punti di contatto.
Quali sono i progetti per il futuro?
Ora c’è City Airport EP, a luglio uscirà la compilation di remix di cui ti dicevo e a fine settembre, il nuovo album del quale potrei già accennarti il titolo, ma forse è meglio attendere…
