Sostanza pop
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Fabrizio Zampighi
- 1 Maggio 2008
Iononsono risale soltanto a quattro anni fa, ma sembra passato un secolo. Da quando i Laghisecchi di Michele Bitossi alzavano bandiera bianca ma anche da quando i Numero 6, nuova formazione del chitarrista/cantante, – la ragione sociale viene ripresa dalla serie cult inglese The Prisoner -, muoveva i primi passi su un terreno ancora accidentato. Prima tappa del nuovo corso fu proprio quell’esordio, cui lo stesso Bitossi, qualche tempo dopo, attribuirà una certa dose di indecisione formale: “Iononsono è stato, di fatto, il primo album dei Numero 6 ma anche l’ultimo dei Laghisecchi. In quel disco […] si respira un’atmosfera transitoria, c’è un’aria di passaggio da uno stato all’altro, da una situazione a quella immediatamente successiva.” Tutto vero, anche alla luce di un percorso stilistico che porterà la formazione di Genova a bruciare le tappe alla scoperta di un pop complesso quanto strutturalmente raffinato, in cui ogni elemento, dalle basi sintetiche, alle chitarre elettriche, agli altri strumenti, troverà una ragion d’essere proprio nei dettagli. Tanto che, ascoltando il secondo disco del gruppo Dovessi Mai Svegliarmi, si incappa in una meravigliosa sensazione di déjà vu, quasi fosse la California di Pet Sounds a suonare e un certo Brian Wilson ad armonizzare le voci e non due musicisti della scena sotterranea nostrana. Si perché dall’inizio ritroviamo anche Stefano Piccardo in formazione, alter-ego del già citato Bitossi e occupato a tempo indeterminato alla tastiera, alle voci e alla chitarra. Un ruolo che il Nostro ricopre con cura, anche alla luce di un’opera in cui si esplora una compenetrazione ideale tra coloriture melodiche lavoratissime e suadenti architetture pop, ceselli e vaporose voci in controcanto e dove la scrittura – quella si, del solo Bitossi –, pur scavando in profondità, non teme le insidie della metrica.
Dovessimo trovare un difetto a questi Numero 6, potremmo tacciarli di eccessiva logorrea, ma sarebbe come cercare il pelo nell’uovo, dal momento che la qualità della musica non si discute. La stessa qualità che si ritrova nell’ EP Quando arriva la gente si sente meglio (in spazio recensioni), uscito nel 2008 e che per la band rappresenta un po’ la quadratura del cerchio. L’ospite illustre è Will Oldham, impegnato a rendere indimenticabile una Da
piccolissimi pezzi già ottima da sola, mentre nel resto dell’EP ci si muove tra un Brizzi ai testi di Navi stanche di burrasca e un’inedita asciuttezza formale.
Il tutto in attesa di un terzo episodio sulla lunga distanza che si preannuncia decisamente interessante.
