Sentire/Ascoltare: la musica acusmatica di Donika Rudi “sentita” dai sordi

Non potevamo mancare. Sentire/Ascoltare: «un viaggio all’interno della musica acusmatica della compositrice kosovara Donika Rudi, eseguita attraverso il sistema ottofonico, che permette di percepire le sonorità nello spazio. Un’esplorazione del rapporto tra l’ascoltare e il sentire». Inserito nel programma della 46a edizione del Pergine Festival, diretto da Carla Esperanza Tommasini (che ci ha confidato di essersi ispirata proprio a noi per il titolo del progetto), il “laboratorio d’ascolto” è stato pensato espressamente per un pubblico particolare per un concerto: i non udenti. Organizzato in collaborazione con l’Associazione Fedora e parte del progetto No Limits, il progetto voleva verificare le possibilità di fruizione della musica acusmatica (termine introdotto negli anni Sessanta da Pierre Schaeffer: musica creata per essere ascoltata attraverso altoparlanti, generalmente prodotta da elaborazioni elettroniche di materiale acustico) da parte di persone sorde.

Chi è Donika Rudi? Ecco una breve video-intervista raccolta sul campo (riprese Giulia Lenzi, montaggio Daniele Santuliana):

E allora, eccoci: otto speakers disposti in circolo, Donika Rudi al centro, e in mezzo il pubblico, curiosamente diviso in due distinte metà, gli spettatori non udenti seduti di fronte al mixer e quelli udenti dietro. Parte il primo pezzo acusmatico (composto con suoni ispirati all’isolamento pandemico, al passare del tempo in cattività forzata), e i sordi reagiscono, alzandosi e dirigendosi verso le casse: sono persone che per “sentire” i suoni devono entrare in contatto fisicamente con le fonti delle vibrazioni.

foto di Elisa Vettori

Segue un interessantissimo scambio di opinioni, supportato da un’efficiente rete di traduzione triangolare tra italiano, inglese e lingua dei segni. La sensazione diffusa tra i non udenti è, comprensibilmente, quella di “confusione”: senza riferimenti visivi, l’aspetto tattile del suono non compensa la mancanza di ulteriori riferimenti. Anche il secondo pezzo proposto (che per chi è in grado di “ascoltare” è evidentemente diverso dal primo, così pieno di riferimenti alla natura) provoca un sereno sconcerto. Esperimento fallito? Tutt’altro. Nella sala adiacente del bel Palazzo Hippoliti che ospita la performance è presente l’installazione La stanza elementare, a cura di Tia Airoldi (già nei The Please), che propone di utilizzare la pedana sensoriale (dove il legno espande e trasmette a livello cutaneo i suoni diffusi da speaker inseriti all’interno della struttura) per amplificare l'”ascolto” delle composizioni di Donika Rudi. L’efficacia è superiore, rendendo più permeabili i confini tra l’udire e il “sentire”, ma la distanza resta palpabile. Rimane un bellissimo pomeriggio passato a farsi silenziose domande sulla percezione e sul rapporto con l’altro.

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