Sentire/Ascoltare: la musica acusmatica di Donika Rudi “sentita” dai sordi
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Alessandro Pogliani
- 21 Luglio 2021
Non potevamo mancare. Sentire/Ascoltare: «un viaggio all’interno della musica acusmatica della compositrice kosovara Donika Rudi, eseguita attraverso il sistema ottofonico, che permette di percepire le sonorità nello spazio. Un’esplorazione del rapporto tra l’ascoltare e il sentire». Inserito nel programma della 46a edizione del Pergine Festival, diretto da Carla Esperanza Tommasini (che ci ha confidato di essersi ispirata proprio a noi per il titolo del progetto), il “laboratorio d’ascolto” è stato pensato espressamente per un pubblico particolare per un concerto: i non udenti. Organizzato in collaborazione con l’Associazione Fedora e parte del progetto No Limits, il progetto voleva verificare le possibilità di fruizione della musica acusmatica (termine introdotto negli anni Sessanta da Pierre Schaeffer: musica creata per essere ascoltata attraverso altoparlanti, generalmente prodotta da elaborazioni elettroniche di materiale acustico) da parte di persone sorde.
Chi è Donika Rudi? Ecco una breve video-intervista raccolta sul campo (riprese Giulia Lenzi, montaggio Daniele Santuliana):
E allora, eccoci: otto speakers disposti in circolo, Donika Rudi al centro, e in mezzo il pubblico, curiosamente diviso in due distinte metà, gli spettatori non udenti seduti di fronte al mixer e quelli udenti dietro. Parte il primo pezzo acusmatico (composto con suoni ispirati all’isolamento pandemico, al passare del tempo in cattività forzata), e i sordi reagiscono, alzandosi e dirigendosi verso le casse: sono persone che per “sentire” i suoni devono entrare in contatto fisicamente con le fonti delle vibrazioni.

Segue un interessantissimo scambio di opinioni, supportato da un’efficiente rete di traduzione triangolare tra italiano, inglese e lingua dei segni. La sensazione diffusa tra i non udenti è, comprensibilmente, quella di “confusione”: senza riferimenti visivi, l’aspetto tattile del suono non compensa la mancanza di ulteriori riferimenti. Anche il secondo pezzo proposto (che per chi è in grado di “ascoltare” è evidentemente diverso dal primo, così pieno di riferimenti alla natura) provoca un sereno sconcerto. Esperimento fallito? Tutt’altro. Nella sala adiacente del bel Palazzo Hippoliti che ospita la performance è presente l’installazione La stanza elementare, a cura di Tia Airoldi (già nei The Please), che propone di utilizzare la pedana sensoriale (dove il legno espande e trasmette a livello cutaneo i suoni diffusi da speaker inseriti all’interno della struttura) per amplificare l'”ascolto” delle composizioni di Donika Rudi. L’efficacia è superiore, rendendo più permeabili i confini tra l’udire e il “sentire”, ma la distanza resta palpabile. Rimane un bellissimo pomeriggio passato a farsi silenziose domande sulla percezione e sul rapporto con l’altro.
