Costi accessibili, qualità, territorio. La prima edizione di Secolare Festival raccontata dal direttore artistico Cataldo Bevilacqua
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Edoardo Bridda
- 18 Agosto 2023
Lo si comprende dalle parole utilizzate da Cataldo Bevilacqua, dall’entusiasmo che le accompagnano ma anche dalla preparazione e dalla conoscenza che i discorsi portano con sé. Questa che sarà la prima edizione in assoluto di Secolare Festival è un’avventura speciale che unisce una splendida line up ad un territorio altrettanto incantevole.
Parliamo di nomi noti a chi ha già una buona infarinatura di musiche altre, senza preclusioni di sorta tra generi e stili, e di una location antropizzata, un agriturismo con animali, alberi e un’ampia piana a due passi dal Parco dell’Alta Murgia e ai piedi del Castel Del Monte. Elementi che la Società Cooperativa Spore, organizzatrice del festival, ha pensato e collocato con l’idea di un magico rituale in un luogo secolare.
Ve lo dicevamo in sede di presentazione del festival, alcuni dei nomi qui chiamati ad esibirsi sono gli stessi che abbiamo esaltato negli ultimi mesi su queste colonne: gli Horse Lords con il loro mix di math rock, prog e suoni avant, ma anche Marina Herlop con il suo affascinante ibrido tra suoni acustici e trasfigurazioni elettroniche. Oppure ancora Emma Tricca, e il suo folk dalle ampie visioni poetiche e psichedeliche.
Non solo, il festival presenta anche una selezione di band nostrane come Leland Did It, Ever Felt, Define Chris o i Talk is cheap. Anche qui nessuna preclusione tra chitarre e/o elettronica, sonorità punk come dreamy. Senza dimenticare i dj set, non i soliti dj set precisa il direttore artistico, a cui lasciamo la parola.
Ci introduci Secolare a partire da come è nata l’idea del festival e dai passaggi principali, le soddisfazioni ma anche le difficoltà, che ne hanno determinato la realizzazione?
Secolare è nato dalla voglia di rimettersi in gioco nell’organizzazione e promozione degli eventi. Spore – la società cooperativa che ha organizzato il festival e per cui lavoro insieme a tante altre figure – fin dalla nascita ha cercato di ritagliarsi un angolino nell’organizzazione di concerti: con Secolare abbiamo voluto chiudere un cerchio, una stagione, per aprirne – si spera – un’altra. All’interno siamo tutti chi musicista, chi appassionato di musica e da tempo volevamo mettere su un evento che fosse “nostro”, dalla proposta artistica fino alla finalizzazione della comunicazione o alla gestione logistica, anche per sviscerare tutte le professionalità in gioco.
Dopo gli anni della pandemia rimettersi in pista non è stato semplice, i costi di un evento come un festival sono cresciuti a dismisura – dai cachet, al palco, alla security ecc. – e non ci andava di scaricare il rischio d’impresa sul pubblico con prezzi esorbitanti. Per fortuna, grazie all’intervento e allo sprone di diversi enti locali – il Comune di Corato, la Regione Puglia, la Pro Loco Quadratum, l’Unpli Puglia, il Gal Le Città del Castel del Monte, il Parco Nazionale dell’Alta Murgia – siamo riusciti – secondo noi – a costruire qualcosa che parlasse del territorio e al territorio, con una proposta artistica di livello e dei costi decisamente accessibili. Ora aspettiamo il pubblico, come al solito crediamo fortemente nella gente.
La location è parte integrante della proposta artistica dell’evento, come l’avete organizzata e predisposta per accogliere socialità e live?
Volevamo un festival in campagna, nella natura, ma non volevamo andare a contaminare luoghi protetti o in cui la dimensione umana è minima. Abbiamo scelto così un luogo che avesse già una dimensione antropizzata, un agriturismo con animali, alberi e una piana ampia in cui lo sguardo vola dritto verso il Castel del Monte e dove si può godere già del panorama e della flora del Palco dell’Alta Murgia.
Abbiamo lavorato molto sull’identità grafica del Festival con l’illustratore Massimiliano Di Lauro, immaginando un mondo magico che venisse concretizzato dalla musica: questa si rifletterà sulla location, sull’organizzazione dei due palchi, sugli spazi ampi che abbiamo predisposto per far godere al pubblico i concerti nel migliore dei modi. Mi scuserai se sono evasivo su questo ma non vogliamo ancora svelare nulla su tutto quello che stiamo preparando. La bellezza degli eventi live, di un festival, è anche quella di lasciarsi stupire da ciò che sarà, l’effetto sorpresa, il mistero e la curiosità dell’ignoto.
Con quale criterio hai formato la line-up? C’è un filo rosso a legare proposte tanto differenti tra loro? C’è un artista che hai voluto particolarmente e uno che avresti voluto ma non sei riuscito a portare?
L’idea era quella di portare un po’ di musica dall’aria europea qui giù, nel nord barese. Una lineup di respiro internazionale che dialogasse con gruppi solo anagraficamente locali ma anch’essi con un afflato internazionale, connettere queste due entità. Personalmente credo che la musica cosiddetta alternativa non sia poi così di difficile fruizione come a volte si pensa, semplicemente manca un ascolto continuativo e costante come può accadere per la musica mainstream, che ti ritrovi dappertutto.
Soprattutto nell’atto del live poi la qualità della proposta “alternative” viene a galla, ecco se si deve trovare un fil rouge sulla proposta è proprio quella del live: per anni ho girato per festival e concerti in Europa e all’interno della proposta di Secolare ci sono degli act che ho particolarmente amato. A Le Guess Who dello scorso anno ho visto sia Horse Lords che Marina Herlop che, per quanto distanti, riescono nella difficile impresa di rendere magnetico il loro act: gli Horse Lords con le loro fughe trascinanti, possenti, impetuose; Marina Herlop con l’incredibile mix di armonia e groove infusi in un live spettacolare. L.A. Salami l’ho visto aprire gli Okkervil River ad Amsterdam e ne rimasi folgorato per la freschezza e l’immediatezza con cui bucava il cuore dei presenti; Emma Tricca invece credo sia un’eccellenza nostrana che ha avuto e sta avendo la giusta consacrazione in Inghilterra, dove giustamente ora si considera di casa: una voce bellissima, alla Karen Dalton, e quelle note psichedeliche sixties capaci di abbracciare tutti gli spettri dell’emozione umana, non si può chiedere di più a una proposta folk; e infine, tra gli act “più grandi”, ci sono i Parbleu alcuni dei quali vengono da quella straordinaria esperienza chiamata Fitness Forever, degli strumentisti e compositori eccezionali che in linea con l’attualissima wave napoletana, mettono la tecnica al servizio del sentimento, per un live di canzoni divertentissimo dal sapore francocaraibico.
Senza nulla togliere ai più grandi credo che chi verrà rimarrà piacevolmente colpito dalle band diciamo così nostrane: i Leland Did It dal vivo sembrano più un collettivo che un gruppo, hanno un modo di suonare che – senza orpelli e senza fronzoli – risulta molto coreografico, con atmosfere e pezzi di indubbio livello; gli Ever Felt nascono dall’esperienza dei Whip Hand, abbracciando sonorità più punk, più californiane in cui le chitarre e il tiro si stagliano su tutto; Define Chris suona un’elettronica tutta sua, tra incursioni glitch, atmosfere ambient e cassa dritta che ha un po’ il ritmo dei ricordi. I Talk is cheap invece sono la band del momento qui giù da noi, usciti con un singolo incredibilmente catchy, con chitarre e atmosfere dreamy, dal vivo ci godremo i pezzi del loro prossimo ep, siamo tutti curiosi.
Per concludere questa grande carrellata vorrei menzionare anche i dj set del festival, che non sono i soliti set danzerecci: ci siamo concentrati su due set d’ascolto con Vinxanity – musica dal mondo, pop, folk – e Cassette Pm – direttamente da Radio Raheem e Radio Alhara un dj set 100% analogico con cassette e walkman che spazia dall’ambient all’elettronica sperimentale; e su un set straordinario, presente sia il sabato che la domenica, con un collettivo alfiere del digging, gli PsychoPhono, anche loro su Radio Raheem: si ballerà sulle note psichedeliche ed ethnofolk di musica ritrovata da tutto il mondo, ogni pezzo, ogni mix una sorpresa.
Anche qui ci tengo a citare e ringraziare i booking con cui abbiamo collaborato e che ci hanno aiutato a curare la lineup con consigli, suggerimenti e tanta pazienza: Wakeupandreams, Little Big Agency, SolidBond, Orfeo Booking e Dischi Uappissimi.
Per concludere, mi sarebbe davvero piaciuto molto avere con noi i Goat, i Lankum e Grand River ma purtroppo, per problemi personali e costi logistici, a questo giro non è stato possibile, vedremo nelle prossime edizioni.
Avete una proposta di eccellenze musicali che tuttavia occupano nicchie specifiche nel panorama musicale odierno spesso ignorate dai più giovani. Avete attivato qualche strategia per rendere appetibile un festival come il vostro alla Gen Z?
Ma guarda io capisco che adesso ci sia una frattura generazionale evidente in cui sembra molto difficile parlare con i più giovani e in cui le strategie di comunicazione un po’ si perdono in logiche strane – penso a Harness Your Hope dei Pavement, una B Side che ha avuto inaspettatamente successo su TikTok diventando uno dei pezzi più ascoltati di sempre della band; o a storture evidenti come la versione sped-up come unica uscita per il decennale di II dei Moderat; ecco, mi chiedo, se sono 30 secondi quelli sui cui si gioca il successo per le nuove generazioni, come possiamo veramente incidere nel coinvolgerli?
Ma penso anche che, come lo è stato per noi, la chiave giusta sia sempre la curiosità. Ho sempre creduto nelle potenzialità delle persone. Nonostante le brutture che ogni giorno l’essere umano è capace di compiere e le nostre innate capacità autodistruttive, siamo ancora una specie in grado di creare bellezza, connessioni, comunità, alcune volte in maniera inaspettata e sorprendente, e tutto questo tendiamo a scordarcelo. Ci sono e ci saranno sempre ragazze e ragazzi interessati a proposte alternative, curiosi, aperti: su di loro puntiamo. Noi lanciamo il nostro messaggio worldwide, attraverso i canali e i linguaggi che conosciamo, una rete ampia, larga, accogliente. Aspettiamo e speriamo nelle risposte.
A proposito di impatto ambientale e sostenibilità, come vi siete attivati in questo campo?
Ti rispondo sinceramente: non credo che un festival sia un evento sostenibile per l’ambiente. Non può esserlo. Anche dire facciamo tutto digitale invece di stampare è solo uno spostamento del problema, perché, le server house o i cavi disseminati nei nostri oceani inquinano meno di flyer o similia? Possiamo mitigare l’impatto umano sull’ambiente ed è questo che stiamo tentando di fare, cercando di ricucire un rapporto – quello tra di noi e la natura che ci veda all’interno di esso, e non all’esterno, come nemico: la cultura, il mondo umano, deve tornare dentro la sfera naturale.
Come ti dicevo abbiamo scelto una location già antropizzata, non siamo andati a scomodare luoghi in cui gli ecosistemi sono delicati o dove potremmo arrecare parecchio disturbo. Poi stiamo incoraggiando il car sharing, stiamo capendo come inserire un servizio navetta, invitiamo il pubblico a venire da presto attraverso escursioni o gite in bici, stiamo lavorando attivamente sulla riduzione dei rifiuti e dell’utilizzo di plastica. Ci siamo impegnati – insieme al gestore dell’Agriturismo – a lasciare la location come l’abbiamo trovata. Siamo sicuri di onorare questo impegno.
Se l’edizione dovesse andare per il verso giusto come lo vedi in prospettiva Secolare Festival da qui a cinque anni?
Ecco per prima cosa incrocio le dita. Abbiamo per il momento un piano triennale in cui provare un po’ di cose, vorremmo aumentare i giorni, inserire un camping più strutturato, promuovere delle curatele artistiche e delle residenze. Ma soprattutto abbiamo voglia già di rifarlo, questo ci basta, ci basta sapere che il pubblico ci darà ancora una chance e poi ancora un’altra, a prescindere dalla lineup e dall’offerta.
Noi vogliamo che Secolare sia un festival in cui pubblico e artisti stiano bene in un contesto naturale, un appuntamento in cui sentire insieme l’ampio spettro di emozioni che la musica riesce a veicolare. L’abbiamo pensato come un rito collettivo e così desideriamo che sia.

