Emma Tricca
Emma Tricca, foto per la stampa (2023)

Il viaggio attorno al sole di Emma Tricca. La nostra intervista

La sua storia sembra uscita dalle pagine di un libro. Emma Tricca nasce in Italia da una famiglia divisa tra arte e scienza. A pittori e poeti si contrappone la figura del nonno, scienziato che regala alla nipotina i soldi con cui comprarsi la prima chitarra. Tricca comincia così a frequentare lo storico Folkstudio a Roma e lì incontra John Renbourn, di passaggio in occasione del suo tour. All’apprezzamento del compianto cantautore britannico si aggiunge poco tempo dopo il consiglio di un’altra icona musicale: Odetta Holmes. L’artista e attivista statunitense sprona Tricca a perseguire la sua strada che, per realizzare il suo sogno, intreccia le coordinate geografiche di Londra.

Dalla capitale inglese comincia un nuovo capitolo per Emma Tricca: New York, festival, tre album e collaborazioni illustri. Arriviamo così al 2023, anno in cui l’artista firma per Bella Union e pubblica Aspirin Sun, un disco definito da lei stessa come «Wim Wenders che incontra 8 ½ di Fellini». Raggiungiamo Tricca attraverso una chiamata. Dalla sua finestra filtra un pallido sole, la tazza fumante sulla sua scrivania completa un perfetto quadretto mattutino. Ma si tratta di un breve momento di pausa tra due periodi molto pieni: prima la realizzazione del suo quarto album, poi ci saranno una manciata di date negli Stati Uniti e in Italia, e la presentazione di Aspirin Sun al Grace di Londra.

«Cercavo di scoprire la dimensione in cui ero immersa», spiega Tricca quando comincia a descrivere l’album, un disco «onirico», come lei stessa lo definisce, che «si è sviluppato in studio come una sensazione, una jam session; un qualcosa più spontaneo che pensato». Infatti, chiudendo gli occhi con Aspirin Sun sul piatto si ha l’impressione di essere presenti alle registrazioni della band: merito di un calore accogliente alimentato, però, dai contrasti: ci sono il dolore e la speranza, l’assenza fisica e quella emotiva, il fluire del passato che si riversa nel presente e si trasforma in catarsi futuribile.

Emma Tricca è da sempre un’avida lettrice di poesia: Saffo, Ferlinghetti e Pasolini sono solo alcuni dei nomi usciti durante la chiacchierata. Questa sua predilezione si è intrecciata con il suo vissuto, segnato dalla morte del padre, avvenuta qualche mese dopo l’uscita del suo terzo album St. Peter. Con questo substrato l’artista italo-britannica ha scritto di getto alcune canzoni lavorate successivamente con un trio d’eccezione: Steve Shelley dei Sonic Youth, il chitarrista dei Dream Syndicate Jason Victor e il bassista Pete Galub, con cui aveva lavorato nello scorso album.

Ciò rende Aspirin Sun un album corale, aggettivo che Tricca sottolinea quando spiega: «Anche se i brani sono stati scritti principalmente da me, volevo che tutti avessero lo stesso peso nel risultato finale». Un risultato che è figlio anche di una cieca fiducia di Tricca nei suoi collaboratori.

Effettivamente, l’atmosfera sospesa e lisergica di Autumn’s Fiery Tongue, la carezza emotiva di King Blixa e le spirali emotive di Through The Poet’s Eyes sono accomunate da una dimensione collettiva che ipnotizza chi ascolta. Anche nei momenti più intimi, come l’apertura affidata a Devotion o la sontuosa Christodora House, non manca quella sensazione di essere circondati da un suono organico, nato dall’intesa alchemica tra musicisti che sanno abilmente tradurre le parole in riflessi musicali che ricordano proprio la copertina di Aspirin Sun.

«Ogni giorno si scopre qualcosa di diverso che, però, fa parte dello stesso attimo»: questa frase della stessa Tricca è perfetta per riassumere il suo nuovo disco, una terapia che è consistita nel mettere in musica quelle che lei stessa definisce «sensazioni che ho provato, che probabilmente non ho nemmeno estrapolato, ma erano un dato di fatto. Per questo motivo non ci sono messaggi da recepire, lezioni da imparare o giudizi da impartire». L’artista è d’accordo sull’idea che mi sono fatto di Aspirin Sun: un album che funziona come le matriosche, perché si svela gradualmente e, prima di arrivare al centro dell’emozione, rimane perfettamente in equilibrio tra la brillantezza di mondi onirici e la sporcizia del quotidiano.

La «grossa cura del passato con occhi spalancati verso il futuro», come la stessa Emma definisce la sua musica, ha segnato tutta la carriera di Tricca, che suonerà in Italia ad aprile, più precisamente il 12 all’Angelo Mai di Roma, il 14 al Link a Bologna e il 15 all’Auditorium Biblioteca di Buja (UD).

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