La femme noire II. Verso l’oscurità, senza ritorno

Dietro il moniker Mushy si nasconde forse la vera essenza della dark-lady, quel fenomeno di cui stiamo cercando di rintracciare le manifestazioni più eterogenee in questo approfondimento. Eterea, spettrale, evanescente, la ventiseienne Valentina F. incarna appieno quell’immaginario da femme fatale, malinconica e imperscrutabile, che da sempre associamo al femminile dark. Posseduta da quel senso di perturbante che, se altrove aleggia come una presenza gentile, qui si manifesta in tutta la sua disturbante natura.

Wave, dark, elettronica, industrial. Faded Heart è il primo full-length a nome Mushy dopo una serie di cd-r e tapes limitate per Cold Current, Clan Destine e Final Muzik, ed è un sunto elegante, focalizzato e attualizzato ai giorni nostri delle sonorità risalenti a un buon trentennio fa. Nelle 12 tracce dell’album, infatti, clashano accenni di ebm sottotraccia e droning pulviscolare, voci heavenly alla Cranes/Dead Can Dance e synth-wave romanticamente ossessiva. Il tutto sempre ammantato da una oscurità pervasiva da haunted-wave lontana dall’essere minacciosa o negativa.

L’apprendistato della giovane romana, dopotutto, è stato intenso sia a livello di ascolti formativi, quanto di collaborazioni che esulano dal contesto strettamente musicale: dagli artwork di minimal-graphic per la Mannequin Records alle frequentazioni del giro weird-witchy (Mater Suspiria Vision su tutti), le modalità espressive di Mushy toccano ambiti artistici diversi seppur accomunati da uno stretto senso di rigore minimale e da umori esoterici che sorvolano ogni manifestazione artistica. Quella musicale su tutte.

Di seguito, la nostra intervista in cui una Valentina piuttosto loquace ci guida nell’oscuro e labirintico mondo di Mushy, la più credibile Alice gotica della musica italiana.

Sei una musicista giovane ed eclettica ma hai un notevole curriculum anche extra-musicale. Vuoi presentarti a chi non ti conosce?

Mi chiamo Valentina, ho 26 anni e vivo a Roma. Sto concludendo i miei studi universitari in architettura e ho iniziato il mio progetto musicale nel 2003. Mi reputo una ragazza abbastanza attiva nel campo artistico. Ho una passione tutto cioè che è arte o creatività e ho sempre cercato di esprimermi tramite essa in qualsiasi modo, anche se non possiedo conoscenze tecniche o teoriche approfondite a riguardo. Ultimamente oltre all’architettura e la musica, mi occupo anche di fotografia e grafica. Lavoro come graphic designer presso l’etichetta discografica indipendente Mannequin. Questa visibilità, musicale e artistica, mi ha dato la possibilità di ricevere molte proposte interessanti. Alcuni dei miei lavori, realizzati per la compilation Danza Meccanica, sono stati scelti, ad esempio, per esser esposti in una mostra d’arte contemporanea a Sydney. Musica, architettura, video, fotografia, grafica sono tutti elementi che si collegano tra di loro e mi permettono di essere trasversale in molte situazioni.

Cos’è Mushy per Valentina F.? E qual è il percorso a nome Mushy prima di Faded Heart?

Valentina sta a Mushy come Clark Kent sta a Superman. È la parte di me che si lascia andare, che non ha timori ad esporsi così com’è. Prima di Faded Heart il mio modo di approcciare alla musica, di suonarla, di ascoltarla era completamente diverso, molto più primitivo e rudimentale. Ho cominciato nel lontano 2003. All’epoca avevo diciannove anni e avevo appena iniziato i miei studi. A quei tempi ascoltavo moltissima musica industriale e sperimentale, oltre alla new wave.Un inizio, così, per gioco. Un’estate, mentre studiavo per un esame di Storia dell’Architettura contemporanea, un filo di rame catturò la mia attenzione. Mi ricordo che cominciai a percuoterlo come fosse una corda di chitarra o di basso e il suono da esso prodotto era semplicemente perfetto. Presi subito la videocamera digitale e registrai un video, focalizzando più l’attenzione al suono che la vista. Ho cercato di comporre una melodia e di ricavare da quel semplice oggetto qualcosa d’altro rispetto alla sua solita funzione. Così è nato il mio primo pezzo e così è nata in me la voglia di ricercare, sperimentare, provare e suonare. Non sono una musicista, non ho studiato né musica e né canto.

Quelli sono stati i tuoi inizi?

Ho caricato, alcuni dei pezzi che avevo composto (droni, noise, voci spettrali), su un programma di fileharing. Dopo poco più di un mese sono stata contattata dalla Cold Current, un’etichetta indipendente italiana industrial, che mi ha dato la possibilità di stampare tutte le mie tracce su un cdr in copie limitate. Da qui che tutto è iniziato.Ho definito la tua musica come dreaming cold-wave, perché la tua musica è insieme glaciale e evocativa, onirica e luciferina. Malinconicamente psichedelica e oscuramente blues. Sei d’accordo?Condivido la tua definizione anche perché ancora non riesco bene a definirla all’interno di un genere o di una corrente. Personalmente la definizione che mi lusinga di più è il “blues” perché, al di là delle mie sonorità e dei mezzi che ho avuto a disposizione, è stato il genere che ho sentito più vicino in assoluto. È una forma musicale e vocale quasi sempre ripetitiva come una nenia o un lontano lamento. È sinonimo di sofferenza, tristezza ed espiazione. Tutto quello che ho fatto è stata una reinterpretazione personale di tutti questi elementi.

Quali sono i tuoi referenti passati e presenti come Mushy, oltre l’ovvio background dark-esoterico?

Sono stata fortunata, durante la mia infanzia, di avere due genitori amanti della buona musica, a parer mio. Il mio background musicale parte da loro. Inizia con il prog-rock degli Yes, King Crimson, Genesis, Pink Floyd per la scena internazionale, mentre per quella italiana gli Area, Perigeo, Banco Del Mutuo Soccorso, PFM etc. Non sono gruppi che ascolto di frequente, ma adoro quelli con una vena più psichedelica, cosmica ed ipnotica. Oggi, oltre ai soliti vecchi classici nel genere new-wave, industrial etc., ho un certo interesse e stima per la nuova scena musicale. Tra i miei ascolti posso citarne alcuni in particolare Light Asylum, //Tense//, The Present Moment, Esben & The Witch, Tropic Of Cancer, Void Vision.

Da un po’ di tempo a questa parte, fare musica in solo è sempre più spesso il modo per mettere completamente a nudo il proprio sentire musicale. Mi interesserebbe sapere cosa pensi del solo-project al femminile. Ti faccio un nome affine: Zola Jesus.

In tanti mi hanno paragonato o accostato a Zola Jesus. Non riesco a sentire mio questo paragone anche se entrambe abbiamo un progetto solista, con sonorità simili: voci effettate e spettrali, suoni elettronici oscuri e rarefatti. Non conosco molto bene il suo trascorso o percorso sonoro, ma credo che il suo approccio con la musica sia emotivo, di impatto ed intimo, così come lo è per me. Per questo motivo ho scelto volutamente di suonare dal vivo da sola, almeno fin quando ne avrò la possibilità e sarò soddisfatta di esprimermi in questo modo davanti al pubblico.

In questo articolo si parlerà di 3 musiciste donne piuttosto diverse. L’ex Gowns EMA, Francesca Lago e te. Le conosci?

No, mi trovi impreparata a riguardo. Non le conosco affatto ma provvederò, sono molto curiosa. Mi fa piacere scoprire che ultimamente donne soliste riescono ad emergere autonomamente in questa nuova “wave” underground, vedi anche Soap&Skin.

Musiciste e musiche diverse ma accomunate da uno stesso feeling gloomy, emozionale e oscuro. Cos’è secondo te, l’avvicinarsi della fine del mondo del 2012 o la disgregazione della socialità che obbliga a guardarsi dentro?

Vorrei tanto risponderti “sento la fine del mondo dentro di me e lo voglio cantare a tutti”. Credo che sia dovuto dalla volontà di trovare un punto fermo, una coscienza autonoma ed indipendente per aver chiaro per cosa vale la pena vivere realmente. È come iniziare una relazione intima con se stessi, per cui tutte le emozioni e gli stati d’animo si amplificano ed è forse l’unico momento in cui sei realmente padrone di qualcosa.

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