Buck Meek dei Big Thief
Buck Meek, foto di Shervin Lainez (2023)

Lode all’indefinito. Intervista a Buck Meek dei Big Thief

Si racconta che sulla vetta del monte Estrela, in Portogallo, c’era un lago in cui venivano a galla relitti di navi. La leggenda è citata persino da Herman Melville in Moby Dick e avvolge di magia un posto già di per sé suggestivo. Lì a emergere, senza ombra di dubbio, è stata l’ispirazione creativa che ha portato alla luce Haunted Mountain, il nuovo disco solista di Buck Meek, corista e chitarrista dei Big Thief: una gemma country/folk incastonata nella poesia della semplicità.

Il titolo, nato dall’esperienza in Portogallo, racconta il quotidiano: “Stavo cercando di cogliere quella sensazione di rinascita che proviamo ogni giorno, ogni volta che… sì, ogni volta che ci si sveglia”, racconta Meek. L’artista torna quindi al paesaggio di Estrela, con quelle “bellissime montagne verdi, molti fiumi di sorgente fredda e tante piccole città antiche. Le montagne sono una specie di forma pura e sono infestate dallo sfruttamento degli esseri umani”.

Buck Meek 2023 (2)

L’idea di rinascita è percepibile sin da Mood Ring, che apre un disco intriso d’amore: il sentimento che si prova per una persona, ma anche l’attaccamento a un luogo e l’affezione per la bellezza. Ne sono una prova gli occhi della “baby” descritti in Paradise, che Meek seziona con precisione scientifica: “Credo che sia così per tutti. Ed è una cosa incredibile. Se guardi davvero qualcuno negli occhi, ci sono mondi che non potrai mai capire”.

E poi c’è Cyclades, un brano che abbozza un ritratto semplice ed emotivo dei genitori di Meek e che lo stesso artista considera un “tentativo di catturare tutte le storie incompiute delle nostre vite e di tutto ciò che ha portato alla nostra vita. Le infinite storie che i nostri genitori hanno vissuto, che li hanno portati l’uno all’altro e che poi hanno portato a noi e così via.  È difficile da racchiudere in una canzone. È quasi una barzelletta. È quasi una canzone scherzosa, in un certo senso. È una canzone che si auto-elimina, come se non ci fosse modo di catturare tutto ciò”.

In questa sorta di scarto della realtà trova spazio anche ciò che ancora non esiste, azioni come “Inventing words I’d never heard”, che è un verso di Secret Side, una dedica alla moglie del chitarrista, una “stupenda cantautrice” che spesso si ritrova a inventare nuove parole, un’altra forma di rinascita.

Parte della bellezza di Haunted Mountain risiede nell’incastro tra parole e musica, che si completano a vicenda tessendo la trama di un racconto sonoro fatto di quotidianità ed evasione. Lo scintillio delle chitarre in Didn’t Know You Then, per esempio, riverbera la delicata potenza di versi come “You drew a flower on my face” e “By a green river where we first held hands, in midnight’s silver and white”. Per Meek si tratta di un obiettivo raggiunto grazie soprattutto a chi ha lavorato con lui: “Il mio amico Matt Davidson ha prodotto questo album. Ha una band chiamata Twain e una delle sue richieste per la band come produttore era che conoscessero davvero i testi delle canzoni. Voleva che tutti gli strumentisti conoscessero ogni parola e che conoscessero davvero le storie prima di andare in studio e che cercassero di catturare i testi nelle loro parti”. Nello specifico, in Didn’t Know You Then“Adam Brisbane ha suonato quella parte di chitarra cercando di catturare la luce, quella canzone, sai, lungo la riva del fiume e il risveglio con le campane”,

L’album è intriso di spiritualità, come il gospel che introduce Lullabies, e, più in generale, “parla di connessioni tra persone, tra persone e luoghi – continua Meek – Come quando hai un vecchio amico e non lo vedi da tanto tempo, non importa quanto tempo passi, ti senti ancora a casa con lui. Ma allo stesso tempo, c’è sempre il desiderio di sapere cosa avrà passato nel frattempo, le sue esperienze soggettive al di fuori delle vostre esperienze comuni. È una sorta di desiderio costante che abbiamo con tutte le nostre relazioni, anche con i nostri genitori e nostra madre. A volte guardo mia madre e mi rendo conto che ho ancora così tanto da imparare su di lei, su tutti i miei pensieri”.

Meek è sereno, contento di avere una sorta di doppia vita artistica che oscilla tra i Big Thief e la sua carriera solista, ormai cominciata nel 2013: “Ho sempre avuto le due polarità ed è davvero bello per me avere i due ruoli perché con i Big Thief posso incarnare questa sorta di, questo ruolo mutevole di strumentale. Posso sperimentare molto con la mia identità alla chitarra. Posso incarnare ruoli diversi. Posso andare in tante direzioni diverse e non ho la responsabilità della storia, il che è davvero liberatorio. Ma con il mio progetto, ovviamente, sono responsabile di guidare il pubblico, in una sorta di posizione di leadership, e la storia è più confessionale, a cuore aperto. Credo che si completino a vicenda”.

Dopo l’uscita di Haunted Mountain è tempo di tour. Meek sarà in Italia con la sua band il 12 e 13 settembre, al Magnolia di Milano e allo Spazio 211 di Torino. Qualche data in apertura ai Big Thief ha fatto da riscaldamento per i concerti che si terranno in Europa tra questa fine estate e l’inizio dell’autunno e per i quali l’artista si dice “entusiasta”.

In appendice, la chiacchierata è l’occasione di sentire cosa pensa riguardo ad alcune critiche che in rete hanno investito i Big Thief, rei di aver registrato una versione in studio di Vampire Empire peggiore rispetto a quella dal vivo eseguita qualche mese prima al Late Show presso l’Ed Sullivan Theater. “L’ho trovata molto… inutile. Perché come hanno detto molti artisti: se vuoi ascoltare quella canzone, ok, è una versione di una canzone. Vai su internet. Puoi trovarne la versione dal vivo. Ma lo studio, in un certo senso, è un altro strumento. È uno strumento vero e proprio”, dice Meek, che asseconda il suo flusso di coscienza.

Se pensiamo ai Beatles, per esempio, o David Bowie o altri artisti che hanno cambiato tutto ovunque, è una critica fine a se stessa. Ora, forse lo streaming ci sta imponendo questa idea della canzone che deve essere una sola. E forse stiamo perdendo questo tipo di atteggiamento analogico nei confronti della musica. Per Meek “è piuttosto inquietante. Ma allo stesso tempo, non ho mai visto Internet discutere sui testi in questo modo. Tipo, una riga di testo di una canzone. È stato… una cosa senza precedenti, che allo stesso tempo è stata confortante, anche se davvero strano!”.

Mettiamola così, è stata, a suo modo, una dichiarazione d’amore. Non elegante come quelle che Buck Meek è capace di creare quando scrive i suoi brani. Per queste ultime, c’è una affascinante raccolta che risponde al titolo di Haunted Mountain.

SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare