Immagini dal futuro
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Teresa Greco
- 10 Settembre 2013
Art rock in senso lato, che ingloba tentazioni kraut e post punk, in odore di Wire, Can e Suicide; post wave, elettro dark, effettistica, post-hop, che va dai Radiohead, ai These New Puritans, ai Clinic (il collegamento più scontato quest’ultimo, vista la similarità vocale del cantante e chitarrista Ben Shemie), nomi a cui vengono più spesso accostati. Questi i riferimenti immediati che vengono in mente per i canadesi Suuns, quartetto di Montreal immerso profondamente nel clima artistico creativo della città francofona. E non a caso i loro due album (l’esordio Zeroes QC è stato pubblicato a fine 2010) sono stati prodotti da Jace Lasek di The Besnard Lakes.
L’ultimo uscito lo scorso marzo, Images du Futur (dal nome di un’esposizione tecnologica a Montreal) accentua la matrice post e elettronica, tra tentazioni anthemiche e art pop, risentendo certamente del suo concepimento in tour e del background delle rivolte studentesche dell’anno scorso a Montreal, in corso in città mentre la band registrava l’album. Abbiamo intervistato i Suuns poco prima dell’Ypsigrock Festival di Castelbuono (PA), dove si sono esibiti il 10 agosto scorso.
Il nuovo album suona come una evoluzione profonda del primo disco, come avete cambiato il songwriting?
Abbiamo scritto e arrangiato la maggior parte delle canzoni in pochi mesi, a inizio 2012. All’inizio di gennaio abbiamo iniziato a lavorare, i pezzi non erano mai stati suonati live prima di registrare, eccetto Edie’s Dream, così non avevamo una idea precisa di come suonassero dal vivo. Ecco perché è stato un nuovo processo.
Quanto avete impiegato a scriverlo?
Un anno circa, e abbiamo lavorato intensamente per cinque mesi nel 2012 sulla scrittura.
Durante le registrazioni siete stati immersi in un clima sociale particolare, vale a dire le manifestazioni studentesche di Montreal del 2012. Come vi siete sentiti?
E’ stato un periodo interessante per la storia del Quebec, molto importante; non eravamo studenti, ma abbiamo sentito il clima di protesta e rinnovamento, che ha influenzato il disco e ha reso la città viva.
Avete lavorato ancora con Jace Lasek di The Besnard Lakes, ci sono state differenze rispetto a prima?
No, abbiamo lavorato nello stesso modo di Zeroes Qc, è facile lavorare con lui perché ci capiamo perfettamente. È sempre un piacere e ci si diverte anche.
Come componete in genere?
Ben scrive molto su demo, per la maggior parte, e poi noi espandiamo il tutto per renderlo idoneo al mondo dei Suuns.
Vi sentite vicini alla comunità sperimentale di Montreal, The Besnard Lakes, Grimes, Doldrums per fare alcuni nomi? La città è molto musicale, dipende dalla sua cultura crediamo…
Sì è estremamente musicale, tutti sono musicisti. Abbiamo grande rispetto per tutti gli artisti lì e per coloro i quali sono passati a un altro livello. Ci sentiamo vicini agli amici e alla famiglia come la maggior parte della gente.
Pensate già a un nuovo album?
Non ancora, ci sarà tempo!
Per concludere con un vostro verso, “Your music won’t save you”. Or will it?…
Esattamente! La musica dà sempre risposte.
E poi il live siciliano, la sera del 10 agosto, mentre sull’Ypsig in quei giorni imperversa una perturbazione temporalesca, d’altronde mai vista da quelle parti. Set, il loro, che ha diviso il pubblico, a sentire quello che girava intorno, e che a noi è piaciuto molto, preso tra tensioni elettriche e noise, sparatissimo e compatto. Peccato davvero per l’interruzione a metà per la pioggia, che fa calare la tensione sonora accumulata fin lì e che, come una doccia fredda, ci risveglia dalla nostra immersione nei suoni della band. La stessa band che riprenderà a suonare di lì a poco, per poi concludere. È bastato per testarne la potenza e per farcela rimanere in testa.
