I Bauhaus e le vibrazioni horror di “Bela Lugosi’s Dead”
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Tommaso Iannini
- 31 Maggio 2022
Se dovessimo opzionare una singola canzone con cui rappresentare i Bauhaus, la risposta sarebbe quasi obbligata. Difficile non scegliere quello che è il loro brano più conosciuto e celebrato, e che riassume in sé meglio di tanti altri il ruolo del complesso nella cultura pop. Parliamo naturalmente di Bela Lugosi’s Dead. Quel pezzo ipnotico e tortuoso di 9 minuti che i critici decantano come un manifesto della sensibilità goth, un classico anticipatore del suono dark inglese degli anni ’80, è sempre stato una creazione delle più anomale e singolari, una presenza più unica che rara nel repertorio dei quattro di Northampton.
A rimarcare la sua eccezionalità è anche il trattamento discografico ricevuto: fuori da tutti gli album e dalle antologie (se non in versione live), la canzone per anni nella versione originale di studio è stata reperibile soltanto sul suo singolo, si dice inizialmente per una forma di favore o di ringraziamento nei confronti dell’etichetta che aveva fatto esordire la band, la Small Wonder di Pete Stennett (emanazione di un negozio di dischi indipendente di Walthamsthow specializzato in punk e new wave che nel suo breve catalogo vanta almeno un’altra pietra miliare, ovvero Killing an Arab dei Cure, di cui pubblicò la prima versione a 45 giri). La prima ristampa presentata come “ufficiale” di Bela Lugosi’s Dead risale perciò al 2018, quando è stato pubblicato l’EP The Bela Session.
Le stesse origini e influenze di questo brano hanno tutti i crismi dell’eccezionalità. Erano stati Peter Murphy e Daniel Ash a scrivere buona parte del primo repertorio dei Bauhaus, prima ancora di coinvolgere i fratelli David J e Kevin Haskins, con cui Ash aveva già militato in diverse band di poco conto; ed è sempre il chitarrista, ma stavolta insieme al bassista, David J, a creare le basi della canzone. Il punto di partenza – come scrive Dave Thompson nel suo libro Gothic Rock – è un riff di Gary Glitter, a cui Ash rallenta il tempo e cambia gli accordi. Con ogni probabilità si tratta di una frase di chitarra di Rock and roll part. 2 (un pezzo oggi tornato alla ribalta per la disamina che ne fa Simon Reynolds nel suo Polvere di stelle, oltre che per essere stato incluso nella colonna sonora di Joker).
Si sente l’eco trasfigurata del riff, che parte al secondo 22 di quell’inno glam rock, nel giro di basso del brano dei Bauhaus. Sarebbe stato invece di David J Haskins l’input per il testo ispirato a Bela Lugosi, attore di origine ungherese famoso per essere stato il conte Dracula nel film Universal del 1931 (e per i cinefili più feticisti, anche per la sua collaborazione con Ed Wood, di cui è specchio lo scalcinatissimo b-movie di fantascienza Plan 9 from Outer Space, oggi epic fail di stra-culto: Lugosi girò poche scene perché morì e fu sostituito da una controfigura che nemmeno gli somigliava, e infatti venne ripresa sempre da lontano). Se il ritornello un-dead un-dead un-dead sarebbe, come sembra, un’idea di Haskins, Peter Murphy scrisse le altre parole ispirandosi all’immaginario dei film della Hammer, in particolare ai sottintesi erotici delle storie di vampiri.
La musica scelta per incorniciare questa visione è un horror-dub perfetto in ogni dettaglio. Uno strano poliritmo strascicato della batteria, con evidente aggiunta di delay e altri effetti di studio assortiti, che somiglia a un crepitio di denti, un basso dal suono e dalla cadenza sepolcrali, la chitarra che dopo tutti i possibili suoni sinistri e feedback agghiaccianti produce accordi che spezzano i nervi e vibrano come tante coltellate o paletti piantati nel cuore; e poi la voce lugubre e tagliente di Murphy, che più si innalza di volume e più sembra arrivare come un’eco dall’oltretomba, per il peculiare mix di intonazione ed effetti.
Il fatto che la band fosse così calata nella parte, e incarnasse questi risvolti horror e di inquietante sensualità nelle esecuzioni dal vivo, ha influenzato senza dubbio la percezione del pubblico: un tono più serioso e arty è stato recepito ben più del mix di kistch, grottesco, ironia che era nelle intenzioni dei Bauhaus quando hanno composto questo loro cavallo di battaglia. Pensata su misura è anche la cornice visiva del dodici pollici, che in copertina e sul retro riporta due fotogrammi del famoso film tedesco del 1920, Il gabinetto del dottor Caligari, primo capolavoro del cinema muto espressionista prodotto in quel clima da Repubblica di Weimar a cui rimandava anche il nome del quartetto, riflesso più di quelle suggestioni decadenti e oscure che non dello stile pulito, moderno e razionale maturato nella famosa scuola d’arte e design nata nel 1919 e chiusa dai nazisti nel 1933.
Una performance artistica insomma, più che una semplice canzone. Lo si nota bene nelle interpretazioni dal vivo dell’epoca, dominate dall’istrionismo di Peter Muprphy (si vede qui la ripresa di un concerto all’Old Vic Theatre di Londra del 1982). La partecipazione dei Bauhaus a una puntata del programma Riverside del canale 2 della BBC, andata in onda nel 1982, è un’ottima occasione per esaltare l’aura ipnotica di Bela Lugosi’s Dead. La canzone si presenta qui in versione leggermente accorciata, con una mise en scène d’effetto: il fumo, le luci e un accurato gioco di regia e montaggio aggiungono un tocco ulteriore di teatralità, horror e mistero.
Una composizione musicale come Bela Lugosi’s Dead non può che intendersi alla perfezione anche con il cinema. Se in una videocassetta del 1983 le immagini in sovrimpressione di Bela Lugosi con il mantello di Dracula sfumano sulla performance del gruppo, sempre in quell’anno il brano fa un suo memorabile ingresso sul grande schermo nella famosa sequenza iniziale del film di vampiri Miriam si sveglia a mezzanotte. Qui si vedono i Bauhaus in persona suonarla dietro una grata sul palco di un club: è il locale dove i Nosferatu supercool interpretati da Catherine Deneuve e David Bowie vanno a scegliere e sedurre le loro vittime.
Naturalmente un pezzo con una tale atmosfera e un carattere così particolare si presta in ogni occasione a giochi scenografici e a veri e propri colpi di teatro, come l’esibizione filmata di Murphy a testa in giù al Coachella 2005, in uno dei tanti ritorni di fiamma dei Bauhaus.
Bela Lugosi’s Dead è quindi un brano spettacolare per natura, diventato simbolo dei Bauhaus per ragioni che vanno dall’entusiasmo dei fan all’impatto mediatico, al fatto che si tratta della composizione più immaginifica del gruppo inglese. Tra le varie reinterpretazioni, oltre alla citazione d’autore dei Soundgarden che ne riprendono il groove della batteria all’inizio della loro Entering (e a quella dei Dirtbombs di Mick Collins, nella loro cover del brano soul Kung Fu) ricordiamo la versione condensata dei Poison Idea, leggenda hardcore americana, sull’album dal vivo Pigs Last Stand, e la riproposizione in chiave metal dei Sepultura all’epoca di Nation, album del 2001 registrato senza Max Cavalera. Hanno spinto la musica su terreni assai diversi anche gli specialisti Nouvelle Vague, che ne hanno fatto una loro cover in chiave bossa/lounge, laddove il clip della versione dance di Chris Shape è una chiara riproposizione della scena di Miriam si sveglia a mezzanotte.
Tra i video live su YouTube scegliamo invece senza esitazioni i Massive Attack, che abbiamo visto riproporre il classico dei Bauhaus nei concerti del tour di Mezzanine XXI, e una versione all-star in cui a Peter Murphy si uniscono i Nine Inch Nails e i Tv on the Radio.
