Producer si nasce

Ha debuttato live in Italia a Febbraio, precisamente all’Astoria di Torino per le serate SRSLY. di cui vi avevamo già accennato, ed è stata l’occasione migliore per quattro chiacchiere con uno dei producers più promettenti del momento: su George FitzGerald abbiamo i riflettori puntati già dall’anno scorso, quando ha tirato fuori una serie di EP di notevole livello, con cui si inseriva abilmente nel discorso evolutivo UK step proponendone una sua personale visione, fatta di background 2-step garage e morbidezza house. Questo è l’anno del debutto su album (ce lo ha confermato), e sarà oltremodo interessante constatare come verrà fuori quel suo sound caratteristico in grado di coniugare propensione al club e gentilezza d’ascolto con una naturalezza che su un ventenne ha un che d’eccezionale.

Avete presente le classiche risposte dei producer, che a qualsiasi tentativo di approfondimento intellettuale del loro ruolo tendono a rifiutare un confronto su generi ed evoluzioni riducendo tutto alle solite frasi fatte? Date una lettura alle risposte di George e vi stupirete dell’esatto contrario: il ragazzo mostra grande coscienza e prende sul serio la figura del producer, ragionando sul proprio stile con cognizione di causa, parlando a chiare lettere di influenze, intenzioni ed evoluzioni stilistiche. Giovane ma pronto al salto di qualità. Sentite che professionalità.

È un gran bel momento per te: nel 2011 hai conquistato i riflettori con una serie di interessanti EP, un podcast per RA e i svariati dj-set. È difficile per un giovane come te gestire le aspettative del pubblico? La consideri una sfida?

Ad essere sincero, faccio di tutto per non pensare alle aspettative del pubblico. Anche se è difficile ignorarle completamente. Penso che se te ne preoccupi troppo finisci per andar dietro a ciò che vuole il pubblico invece che mostrar loro volti sempre nuovi di te. È una sfida, ma soprattutto è il divertimento di fare il producer…

Il tuo stile è difficile da inquadrare: sembra che tu guardi sia alle evoluzioni dubstep che alle espressioni più classiche di 2-step garage e house. “Cosa” è di fatto la tua musica, dal tuo punto di vista?

Diciamo che è una combinazione di tutto quello che ho affrontato fino ad ora. Certi producer sono dei puristi, e preferiscono concentrarsi su uno stile o genere specifico. Io invece li mischio tutti, tutti gli stili in cui sono entrato dall’inizio ad oggi, e provo ad adattarli l’uno all’altro. A volte funziona e altre volte no. Comunque suppongo che le mie influenze principali siano garage, house e techno.

Con uno stile come il tuo, che si avvicina sia alla house che allo UK step, sei in grado di rivolgerti ad entrambi i tipi di ascoltatori. Percepisci delle differenze tra i due tipi di pubblico? Preferisci il pubblico house o quello dubstep?

Amo suonare per entrambi – rende le cose più interessanti e stimolanti. La differenza più ovvia tra i due tipi di pubblico è che un pubblico house generalmente non apprezza se rendi le cose più veloci e aggressive, e soprattutto se non ragioni in 4/4. Col pubblico UK bass invece non puoi esagerare troppo verso la deep. La cosa più bella è quando il pubblico ha fiducia in te al punto da lasciarti fare entrambe le cose e farsi trasportare altrove senza rimanere strettamente entro il recinto dance – quelle sono le serate migliori.

Le tue uscite del 2011 mettono in evidenza la vera forza del tuo sound: la capacità di curarsi sia della dimensione d’ascolto che delle prerogative da club, trovando il giusto equilibrio. Le tue tracce sembrano sempre adatte sia al club che alle cuffie, senza necessità di essere rimaneggiate. È così? È un ruolo difficile per te produrre tracce che vadano in entrambe le direzioni?

A volte è difficile trovare il giusto equilibrio, ma se una traccia non suona bene sia nelle mie cuffie che quando la lancio in un club, allora non la pubblico nemmeno. Cerco anche di evitare di strutturare le mie tracce solo per un dj mix. Tracce lunghe come le DJ intro e outro sono noiose per chi le ascolta a casa…

Possiamo considerarti uno degli interpreti dell’evoluzione del sound dubstep allo stesso modo di Jamie XX e Sepalcure. Negli ultimi anni il dubstep si è evoluto verso un suono più morbido e seducente, come se volesse aprirsi ad un pubblico più ampio. La tua musica è emblematica in tal senso, può esser vista come l’anello di congiunzione tra lo UK step e la house. Qual’è il tuo punto di vista nell’evoluzione dubstep?

Beh, è vero che sento su me stesso un background dubstep in termini di tecniche di produzione e modalità di approccio alle tracce. Ma forse quello che la gente ama di me oggi non non ha più niente a che fare col dubstep, è qualcosa di nuovo ma non si sa che nome dargli.

Relativamente a quest’ultimo punto: che ruolo hai intenzione di giocare in questa evoluzione? Come stai cercando di distinguerti dagli altri artisti step?

È una domanda difficile. Certo è bello sentirsi dire che la tua musica sta in qualche modo spingendo in avanti i confini, ma non penso mai realmente a questo quando compongo, semplicemente seguo ciò che mi interessa in quel momento. Rispetto agli altri artisti UK bass, penso di distinguermi per una scrittura meno aggressiva e percussiva rispetto alla maggioranza dei producers della scena UK odierna.

Forse il mio stile è un po’ più romantico!

Preferisci lavorare a nuove tracce in studio o esibirti in un club?

Questo dipende dal club!

Da quali personalità dance ti senti maggiormente influenzato? Esiste qualcuno che rappresenti un modello per te?

Mi sento sempre ispirato da quei producers che hanno anche successo come label manager. Quella combinazione di creatività e cura è davvero speciale e richiede un sacco di lavoro. Sono stato fortunato a lavorare vicino a tipi come Will Saul e Scuba, credo che abbiano avuto una grande influenza su di me. Sarei felice se per la mia label personale, Man Make Music, avessi la metà del successo di Aus e Hotflush.

Elegante, ballabile, emozionante: ordina queste caratteristiche per priorità nella tua musica.

Hmm, non sono sicuro. L’emozione ha priorità, credo.

Hai pianificato un album per il 2012? Come suonerà?

Sì. Ci lavorerò nella seconda metà dell’anno e sarà bello. Ma non posso dire niente di più ora…

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