“Ad libitum…”. Una breve introduzione al mondo sonoro di David Maranha
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Stefano Pifferi
- 20 Giugno 2010
Compositore rock-minimalista dalla sopraffina ricercatezza timbrica, il portoghese David Maranha è uno dei più interessanti talenti usciti da quella fucina malinconica e apparentemente periferica che è la Lisbona del nuovo millennio.
Dopo aver dato il via alla seminale esperienza Osso Exotico ed aver girovagato nel mondo dell’avanguardia borderline tra sperimentazione minimalista, musica concreta e rock di confine con personaggi come Z’ev, Francesco Dillon e gli australiani Minit, catalizzando intorno a sé un nucleo mobile e avventuroso di sperimentatori sonori (Loosers, Curia, Gala Drop), David ha intrapreso un percorso in solo in cui confluiscono le sue grosse passioni musicali, ovvero una forma dilatata di rock acido e reiterato e un neo-minimalismo che più ossessivo e compresso non si può. Antarctica è la sua ultima release e per immaginario e atmosfere rappresenta l’ideale seguito dell’epocale Marches Of The New World, a testimonianza di un percorso di ricerca sui suoni e sulle suggestioni lontano dall’essere concluso, come lo stesso David, contattato via mail ci conferma: Considero ogni lavoro come parte di un processo continuo. Questo sarebbe il seguito di Curia II, anche se c’è una sorta di approccio riconoscibile che da Circunscrita passa per Marches e arriva a Antarctica.
E quell’approccio dietro gli ultimi lavori è sempre lo stesso: i Velvet più acidi e dilatati trattati con la lente dei campioni del minimalismo come La Monte Young, Tony Conrad, Terry Riley. Tutti questi artisti propongono musica che amo, ma ce ne sono altrettanti che mi hanno influenzato. A Maranha però interessa il processo, non l’immagine di qualcosa che ha ascoltato e non ha problemi nell’affermare che non gli interessa scoprire qualcosa di nuovo. Nella sua mente, per esempio, c’è Yves Klein che con la sua Monotone Symphony del 1958 è molto più seminale dei riferimenti che solitamente gli si appioppano. È un po’ come la relazione tra Hieronimus Bosch e il surrealismo. Yves Klein è un visionario e merita di essere riconosciuto per il lavoro che ha iniziato e che fu poi seguito da artisti come Conrad, Riley, Young.
In pratica, nelle musiche di Maranha convivono la tensione del rock e la forza ossessiva del minimalismo e non che questo sia un problema o generi alcun conflitto in lui. Cerco di viverla in un modo che abbia senso per me, prima di tutto. Come biasimarlo. Le catalogazioni hanno senso per mettere ordine e presentare degli argomenti, viverli è tutto un altro paio di maniche.
