Coca Puma
Coca Puma, foto per la stampa (2024)

Coca Puma si affaccia sul mondo. La nostra intervista

Sono bastate poco meno di tre settimane – questo il tempo passato dalla pubblicazione di Panorama Olivia, l’album di debutto di Coca Puma – per far sì che la musicista romana classe 1998 conquistasse gran parte della stampa specializzata (oltre al pubblico accorso al suo release party al Monk di Roma). D’altronde, era un po’ da aspettarselo date le ottime premesse della sua prima prova sulla lunga distanza, un accattivante mix tra sound design notturno, nu-jazz (Porta Pia o Tardi) e atmosfere clubbing (Notte e Tappeto) che tradisce anche la sua grande passione per l’audiovisivo. Ne abbiamo parlato direttamente con lei su Zoom in un uggioso lunedì pomeriggio.

Dopo essersi (timidamente) detta molto soddisfatta quanto sorpresa dal grande calore ricevuto sinora dagli ascoltatori, Costanza ripercorre le tappe che l’hanno portata a firmare il suo debutto da solista per la celebre etichetta veneta Dischi Sotterranei (quella dei Post Nebbia, Gazebo Penguins e Planet Opal, per intenderci) e la neonata realtà discografica romana targata ODD Clique. Ci racconta di quando aveva una band dalla forte impronta internazionale – nata a Roma, la formazione di cui facevano parte anche degli studenti della celebre Berkeley di Boston ha inciso il primo EP a Valencia – e scriveva ancora i testi inglese.

Le strade dei membri si sono poi divise e la cantante ha deciso di virare verso la lingua italiana, fondando da zero un nuovo progetto da solista. Se all’inizio l’obiettivo era quello di posizionarsi nel solco del pop contemporaneo (“è una sorta di album pop fallito”, scherza la musicista), la sperimentazione l’ha portata verso un risultato decisamente più eterogeneo, per quanto le piaccia continuare a classificarlo come tale. D’altronde, i confini della musica popular sono decisamente elastici e aperti a contaminazioni con i generi musicali più disparati.

Concentrandosi per un attimo sui testi dell’album, non si può fare a meno di notare quanto sia strettamente legato all’immaginario metropolitano della Capitale. Se nel primo singolo si cita espressamente Porta Pia e in Lupo Volkswagen appare Corso Francia è perché la musicista ha sempre vissuto a Roma, attraversando in prima persona quei luoghi. Anche se – come ci rivela – la citazione a Porta Pia è una sorta di scusa, un posto come un altro per incontrarsi che non ha per lei un valore in quanto tale.

Parlando, invece, della strumentazione utilizzata per dipingere i dieci affreschi sonori di Panorama Olivia, la musicista ci racconta come lo strumento cardine di quest’opera sia stata una fidata tastiera digitale Nord Stage 3, comprata con dei soldi datale da sua nonna, a cui si sono affiancati altri strumenti prestati da amici quali il Moog Sub37, Il Juno-106 e l’Organelle, oltre che il soft-synth DIVA. Il potente engine dello strumento che appare anche in diverse delle foto promozionali dell’album le ha permesso di sperimentare con la sintesi in modi precedentemente impensabili quando suonava dal vivo con la Yamaha Reface CP pilotata da un controller MIDI.

Il disco riesce in maniera coerente ad allontanarsi per qualche episodio dal nu-jazz dei primi singoli, arrivando in un paio di occasioni a sfiorare la techno. Costanza ci racconta come questo dualismo sonoro sia nato in maniera molto naturale dalla sua passione per la musica elettronica, influenzando così in maniera estremamente naturale le trame dei brani. Ma non solo, ci sorprende con una confidenza: un pezzo a 130 battiti al minuto (che prima o poi potrebbe vedere la luce) è stato escluso dalla tracklist del suo primo disco proprio perché avrebbe rischiato di spostare troppo l’ago della bilancia verso l’anima sintetica del disco a scapito di quella più organica.

Date queste premesse era quasi scontato aspettarsi che le (variegate) influenze della giovane musicista fossero da ricercarsi fuori dai confini nazionali. Se la cartella stampa sottolineava il suo amore per la musica brasiliana e band psych-rock come i Tame Impala, Coca Puma ci aiuta ancora di più ad unire i puntini dei suoi ascolti citando nomi afferenti al panorama indie come Crumb, Archy Marshall (ovvero King Krule) o Man I Trust, ma anche artisti elettronici come Photay, Max Cooper, Ela Minus, Jan Jelinek o ambient come Ana Roxanne.

Impossibile, data la ricercatezza di alcune soluzioni formali, non approfondire le connessioni con il mondo dell’audiovisivo. Un modus operandi, quello di lavorare per immagini, che traspare chiaramente nell’utilizzo di field recording e found sounds sparsi per tutto l’album. Per la musicista è stato un modo di trasportare parte della sua vita nelle composizioni, giustapponendo qualcosa di più organico e “reale” alle trame elettroniche dei brani. Dopo aver lavorato a jingle pubblicitari e ad alcuni documentari Costanza Puma è pronta ad esordire anche come compositrice di lungometraggi: è da più di un anno, infatti, che è al lavoro alla colonna sonora di Quasi a Casa, film di Carolina Pavone, già assistente alla regia di Nanni Moretti. Una delle pellicole che l’hanno ispirata di più, ci ha rivelato, è Ema (2019) del regista cileno Pablo Larraín, musicata, non a caso, dal conterraneo Nicolas Jaar.

Concludiamo la conversazione provando a sondare il terreno circa l’esistenza di nuovi progetti discografici. Anche se è ovviamente presto per avere le idee chiare, Costanza racconta di amare tantissimo l’idea di registrare un album ispirato dalla musica brasiliana, magari dopo averla potuta toccare con mano con un viaggio. Se c’è un assioma che si rivela spesso vero, è che il secondo disco è quello più difficile da realizzare per un’artista. Coca Puma, però, non sembra esserne molto preoccupata, dato che la colonna sonora su cui sta lavorando verrà firmata con questo nome d’arte, sollevandola dalle pressioni attorno al sequel di Panorama Olivia. Non le resta, adesso, che conquistare i club di tutt’Italia con la sua accattivante miscela di nu-jazz ed elettronica. Siamo sicuri che riuscirà nell’impresa, come emerso dalla conversazione ha l’attitudine (e la determinazione) giusta per farlo.

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