Clogging Around The Sea

Originarie della contea inglese di Northumberland e figlie d’arte (papà e mamma Unthank sono entrambi cantanti), le sorelle Rachel e Becky sono cresciute a stretto contatto con le sea songs, la musica di confine e la clog dance irlandese. Influenzate da ensemble vocali maschili del Nord- Est come i Wilsons e i Keelers (in cui milita papà George), le due hanno cesellato un sound traditonal-friendly decisamente originale, a metà tra Anne Briggs, Joni Mitchell ed Eliza Carthy, sintonizzate nella contemporaneità reichana e posizionate a latitudine tundra. Se il nome Unthanks suona nuovo anche ai cultori dei roots d’oltremanica ciò non deve trarre in inganno: Becky, la più giovane, ha sempre cantato a fianco della sorella, anche quando calcavano i palchi dei più importanti festival folk inglesi con il nome Rachel and the Winterset. Il cambio di moniker è stato dunque di origine pratica: se prima Becky, impegnata con l’università e indecisa sul proprio futuro, non voleva prendersi la responsabilità di inserire il proprio nome in quello del gruppo, ora ha deciso di dedicare anima e corpo al progetto.

E come darle torto. The Bairns, l’opera seconda, mostrava già i segni di un’assimilazione sincera e personale del background d’origine. Da una parte le armonizzazioni a due voci su drone di fisarmoniche o archi celtici (I Wish, My Donald), dall’altra filastrocche in cui la matrice irlandese si affacciava su windows over the bay vashtibunyane (Blue’s Green, Blackbird). C’è quindi poco da stupirsi se il disco ha ricevuto nomination al Mercury Prize e ai BBC Folk Awards ed è stato apprezzato, tra gli altri, da Radiohead, Portishead e Robert Wyatt (che le due omaggiano in una cover di Sea Song dalle sfumature catpoweriane). Here’s The Tender Coming, uscito a settembre per Rabble Rouser/EMI, rinnova le promesse, stemperando di poco le influenze celtiche e la già compromessa purezza dei traditional. La scrittura si è ulteriormente affinata così come la mano in sede di produzione e arrangiamento (stavolta le armonizzazioni si sono estese anche ai fiati, come nei toccanti coups de maitre di Sad February o Lucky Gilchrist).

Decine di concerti dal vivo, scanditi da scarpette che battono il tempo, contribuiscono ad accrescere sempre più la fama del duo. Della formazione originaria, d’altronde, rimane solo Adrian McNally, producer, arrangiatore polistrumentista e compagno di vita di Rachel (suoi gli inserti di piano, batteria, marimba, autoarpa e dulcitone in entrambi i dischi). La pianista Belinda O’Hooley e la violista Jackie Oates (di cui segnaliamo il buon Hyperboreans, uscito a settembre per la One Little Indian) hanno invece ceduto il passo a Niopha Keegan (violino celtico) e Chris Price (chitarra, basso, ukulele, dulcitone). Senz’altro una delle migliori uscite del 2009.

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