Cinquant’anni di Moog in cinque tracce

1964, Robert Moog costruisce il primo prototipo di quella serie di sintetizzatori Modular che avranno un impatto fondamentale sulla musica degli anni a venire. Una creazione, quella dell’ingegnere elettronico di New York, che risulterà seminale per i successivi rilasci di macchine come Minimoog, Polymoog, Voyager e Little Phatty.

[caption id="The Ultimate Sound Of Moog" align="aligncenter" width="620"]The Ultimate Sound of Moog The Ultimate Sound Of Moog: pubblicità del Memorymoog, 1982[/caption]

Cinquant’anni dopo, utilizzando le stesse procedure, riproducendo i moduli come fedeli copie degli originali, dagli stabilimenti di Asheville, North Carolina, risorge l’Emerson Modular System, omaggio al famoso tastierista. Un viaggio lungo cinque decadi, dalla metà degli anni ‘60 ad oggi, durante il quale l’utilizzo degli strumenti Moog è stato snodo cruciale delle sorti prog, innesto futurista nel pop, divagazione paradigmatica nella musica colta.

[caption id="Emerson Modular System" align="aligncenter" width="620"]Emerson Modular Emerson Modular System: uno dei sintetizzatori più famosi di sempre[/caption]

Le celebrazioni di questo viaggio, però, troppo spesso si perdono nell’élite delle citazioni convenzionali. L’assolo di Keith Emerson in Lucky Man, i Beatles di Abbey Road, Autobahn dei Kraftwerk. La grandezza dei sintetizzatori Moog risiede anche nella capillarità della loro diffusione. Charles Carlini, organizzatore della rassegna Moogfest, disse infatti: “[Robert] brought electronic music to the masses and changed the way we hear music”. Quelli che seguono, quindi, sono cinque pezzi, uno per ogni dieci anni dell’ultima metà di secolo, meno considerati in sede apologetica, specchio del tempo nel quale sono stati composti, omaggi a Robert Moog e al calore dei suoi circuiti analogici.

1969 / Mort Garson - Easy To Be Hard

Mort Garson è stato uno dei pionieri Moog. In Electronic Hair Pieces, album che contiene Easy To Be Hard, il musicista canadese rivisita in chiave cosmica le canzoni del musical Hair, due anni dopo la sua prima teatrale. Operazione consueta per un’epoca popolata di moog-band che rielaborano classici o hit del momento elevando a unico protagonista il sintetizzatore analogico.

[youtube]https://www.youtube.com/watch?v=JZUfRBZO-Hg[/youtube]

1973 / Roger Powell - Tensegrity: A Dymaxion Triptych

Dall’album Cosmic Furnace, un esempio in salsa western-prog del futurismo primordiale di Roger Powell. Sintetizzatori Moog e Arp al servizio di un disco che Billboard, nel gennaio del ‘73, recensì come “affascinante [...], caratterizzato da tutti quei misteri ipnotici tipici del recente approccio free-form di Miles Davis”.

[youtube]https://www.youtube.com/watch?v=hfkbAb9271k[/youtube]

1981 / Syreeta - Can’t Shake Your Love (Larry Levan Mix)

Nel 1981 siamo in pieno fermento Paradise Garage, e Larry Levan scuote New York con la nuova creatura garage-house. Giro di basso Minimoog sul disco-funk di Syreeta Wright.

[youtube]https://www.youtube.com/watch?v=IrEvwfuVfYU[/youtube]

1997 / Air - La Femme D’Argent

In apertura del capolavoro Moon Safari, La Femme D’Argent. Il pop elettronico del duo francese, post-exotica per il nuovo millennio, non potrebbe esistere senza Robert Moog. Jean-Benoît Dunckel lo sa, e lancia un assolo sintetico verso l’infinito.

[youtube]https://www.youtube.com/watch?v=U4U19zwFENs[/youtube]

2009 / Franz Ferdinand - Lucid Dreams

Da sempre interessati ai suoni vintage dei sintetizzatori analogici, i Franz Ferdinand scoprono il Voyager con il loro terzo album, Tonight: Franz Ferdinand. Già introdotta con Ulysses, la macchina marcata Moog viene innescata dall’arpeggio acido-electroclash in coda a Lucid Dreams.

[youtube]https://www.youtube.com/watch?v=sCc3NAbRvnc[/youtube]

SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare