Are We Not (The) Men?

Le cose si stanno facendo pesanti dalle parti di Brooklyn. L’arcipelago del rumore è in continuo divenire. Neanche il tempo di assorbire il colpo portato a segno dai Pop. 1280, che arriva il nuovo The Men a tormentare i nostri sonni, segnando l’apice di una parabola cominciata nel 2008 nel segno del DIY.

Sono letteralmente dozzine le registrazioni che separano la formazione della band dalla pubblicazione dell’esordio discografico. “Ci sono state decine di demo – ricorda il chitarrista Mark Perro – quindi due cassette realizzate come The Men, due come Dream Police e una come Ascension.” Il mondo, però, si accorge di loro solo quando, appena lo scorso anno, pubblicano il primo disco per Sacred Bones. Su Leave Home influenze come garage punk, kraut rock, droni metallici e free jazz finiscono nel tritacarne della band, per uscirne sotto forma di poltiglia di feedback e urla belluine. Il punto di non ritorno è la cacofonia doom di L.A.D.O.C.H., su cui il bassista Chris Hansell, l’anima più tormentata dei The Men, riversa cieco nichilismo.

Il suo abbandono è una ferita ancora aperta per il resto del gruppo. “Diciamo che le cose hanno iniziato a non funzionare più fra di noi e che senza di lui i The Men sono definitivamente un’altra band“. Sta di fatto che pur nelle sue furiose derive kraut garagistiche, Open Your Heart ha un sound attillato e anthemico in cui tutte le direttrici si svelano e si amalgamano nel segno del rumore. “Tanto per cominciare abbiamo un vero batterista e riusciamo a fare molte più cose rispetto a quando eravamo in tre. Inoltre gli ascolti degli ultimi tempi si sono riversati sul disco. Un sacco di stupido rock americano dei 70s, roba tipo John Fahey e Loe Kottke, persino i Big Star. Il mio approccio però consiste nel prendere un riff e lavorare su quello“.

Che dire poi della riscoperta delle radici che sta alla base di brani come Country Song? “Ci piace molto il folk. E’ stato Nick (Chiericozzi, cantante e chitarrista, ndr.) a farmici appassionare e credo che resterà una componente del nostro sound anche se non ci trasformeremo in una country band.” Di certo l’album ha una varietà di temi e atmosfere sorprendente per questi punk che fino a pochi mesi fa terrorizzavano l’ascoltatore con un sound senza compromessi. Una delusione per i fan di Leave Home? “Personalmente non m’importa. Ci interessava non ripeterci. Se qualcuno pensa che ci siamo rammolliti può sempre venire a vedere i nostri concerti. Ti assicuro che siamo sempre molto rumorosi“.

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