Album
Xiu Mutha Fuckin' Xiu: Vol. 1
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Elena Raugei
- 12 Gennaio 2026
Non sono nuovi a lavori di rilettura, gli Xiu Xiu: pensiamo in primis agli album tributo Nina del 2013, dedicato a Nina Simone, e Xiu Xiu Plays the Music of Twin Peaks del 2016.
Lasciando presupporre sin dal titolo ulteriori sviluppi a venire, Xiu Mutha Fuckin’ Xiu: Vol. 1 si lancia però del tutto a briglie sciolte, ad ampio spettro, spaziando fra decenni e differenti generi stilistici di partenza, e mette in luce la capacità di Jamie Stewart, Angela Seo e David Kendrick di trasfigurare ogni input e ogni influenza in qualcosa di altro, ancor più disturbante perché posto sul confine tra riconoscibilità — anche perché trattasi in fondo di sinceri omaggi — e destabilizzazione, insita d’altronde nel proprio DNA di sabotatori sonori.
La raccolta mette in realtà in fila con spirito ludico una dozzina di cover — più sei bonus track — scelte da una serie di pubblicazioni che la band ha iniziato a diffondere mensilmente su Bandcamp dal 2020 in poi, su abbonamento.
Si parte con Psycho Killer dei Talking Heads, tra organi, flauti e riverberi, e si torna in qualche modo all’universo lynchiano con In Dreams di Roy Orbison, basata sulla vocalità, sino ad arrivare all’appropriazione in chiave sperimentale del pop di oggi con Dancing On My Own di Robyn e all’industrial iniettato nella Cherry Bomb delle Runaways. In scaletta compaiono inoltre brani, tra gli altri, di Throbbing Gristle, Soft Cell, Daniel Johnston e Coil.
Abbiamo una lunga storia di cover alle spalle e abbiamo realizzato tre album di cover. Il filo conduttore costante e fondamentale è il tentativo di ringraziare quelle canzoni. Sono tutte, in un modo o nell’altro, tracce che ci hanno emozionato ed esplorarle in maniera profonda è un piccolo omaggio alla musa che le ha create. Non ci avviciniamo mai a esse pensando “Come possiamo migliorarle?”, bensì “Cosa possiamo imparare da queste?”
Xiu Xiu
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