Album
Hide Behind The Silence EP 1 / Dancefloor Classics Vol. 1
-
Lorenzo Montefinese
- 24 Gennaio 2023
Se c’è un aggettivo adatto a descrivere l’operato recente di Sasu Ripatti, meglio conosciuto come Vladislav Delay (ma anche come Luomo, Ripatti, Sistol, e altri alias ancora), difficilmente se ne troverebbe uno più calzante di “instancabile”. Dal 2020 a oggi, il finlandese sembra essere in stato di grazia iperprolifica: abbiamo i due volumi di Rakka (2020 e 2021), in cui esplorava il lato più ostico e ruvido del suo sound; la collaborazione con Sly e Robbie (2020), il leggendario duo dietro a molti brani e album reggae iconici; l’escursione in casa Planet Mu per la sua visione del tutto idiosincratica della footwork a nome Ripatti (2021); fino a Isoviha, sintesi di ritmo e cerebralità, sempre per Planet Mu (2022); e infine, il lancio di una label personale – Rajaton – insieme alla quale ha inaugurato l’ennesimo moniker, Ripatti Deluxe (2022).
Non pago, il Nostro ha annunciato un nuovo progetto declinato su due binari paralleli e in itinere. Si tratta di due serie, Hide Behind The Silence e Dancefloor Classics, ciascuna composta da cinque EP che saranno pubblicati nel corso del 2023 proprio sulla neonata Rajaton in formato digitale, in 10”, e raccolte a posteriori in cassetta. Un’operazione dall’impianto fortemente concettuale, confermato peraltro dai ‘manifesti programmatici’ a monte di entrambe le serie. Per quanto riguarda Hide Behind The Silence, pubblicata a nome Vladislav Delay, l’ispirazione viene da riflessioni circa l’inattività e l’immobilità, sia dal punto di vista fisico-percettivo che inerente l’azione e la passività nei confronti degli avvenimenti che scandiscono la Storia; Dancefloor Classics – per la quale ha partorito un apposito e omonimo alias – al contrario, è pensata come una serie «per dancefloor immaginari».
A conti fatti, i due EP fungono da compendio delle due principali e complementari tendenze stilistiche dell’artista finlandese: i tre brani di Hide Behind The Silence (in particolare l’iniziale Wallfacer) ci mostrano il Vladislav Delay più attento alla sperimentazione sul fronte timbrico e compositivo, lavorando su chiaroscuri di stasi e movimento che non offrono appigli di continuità ritmica. Al contrario, in Dancefloor Classics emerge il lato più ‘dj friendly’ – ma parliamo pur sempre di dancefloor immaginari – con quattro tracce che proseguono nel solco di una ulteriore scarnificazione e destrutturazione quel lavoro sampladelico già avviato su Fun Is Not A Straight Line, ammiccando a generi che del sampling hanno fatto la loro vocazione come la footwork (Working With, In My Head), l’hip hop (Wicked e il suo vocal che ci riporta al primo Kanye e ai suoi sample soul zuccherini) e addirittura un tocco di future funk (Please Come Out).
In sostanza si tratta di due uscite che, pur non instaurando radicali rotture e innovazioni nello stile e nella palette sonora di Sasu Ripatti, sono una conferma del suo periodo di ispirazione. Attendiamo i prossimi volumi per il proseguimento del viaggio.
Tracklist
Streaming
Spotify
Voti
Amazon
Discografia
Vota
