Album

Un segno di vita

15 Marzo 2024 pop cantautori rock

Si firmerà anche Vasco Brondi e non più Le Luci della centrale elettrica ma il cuore della cifra stilistica di uno dei più riconoscibili cantautori della leva cantautorale degli anni zero rimane al suo posto. Senz’altro meno scartavetrato di quello che ascoltavamo in Canzoni da spiaggia deturpata (disco peraltro portato in tour nel 2023 per celebrarne il 15esimo anniversario dall’uscita), radio friendly ma non troppo, con quel tocco springsteeninano (via Arcade Fire) che Federico Dragogna e Federico Nardelli, produttori di questo Un segno di vita, hanno ribadito e rafforzato.

Un segno di vita è anche il nome del primo estratto dal disco in uscita il 15 marzo via Carosello, a tre anni da Paesaggio dopo la battaglia, lavoro che ne ha inaugurato il percorso autografo. Una “preghiera rumorosa dedicata a questo presente complesso”. Detto in altre parole: una classica, enfatica, cavalcata del songwriter emiliano in chiave folk rock che alterna un intro al piano a uno svolgimento guidato decise pennate alla chitarra acustica.

Quando si parla di Vasco Brondi, il taglio è esistenzialista ma partecipato, fatto di impressioni a cascata che dal personale si estendono all’Universale intersecando brandelli di storia, poesia e citazioni dalla mitologia rock. Caratteristiche che ritroviamo in Illumina tutto, che pure inizia al piano (con rinforzo d’archi) per poi prendersi la scena all’altezza del ritornello (“Sara troverà la sua buona sorte / La fame la sete di vita / E le chitarre distorte”) dopo una rincorsa che, proverbialmente, viaggia al tempo delle strofe del bridge, con melodia e produzione a giocare di pieni e vuoti conferendo massima enfasi alla prosa.

Fuoco dentro si muove su territori indietronici e vede la partecipazione di Nada. Per convergenze parallele con Francesco Guccini, viaggia invece Va dove ti esplode il cuore, un’autobiografica ricognizione negli anni Novanta di un’adolescenza vissuta tra provincia e sogni di r’n’r (“e c’era sempre da qualche parte una chitarra elettrica che diceva: non importa tifiamo rivolta”). Un trittico di brani che ne conferma cifra, talento e vocazione cantautorale così come l’immaginario, ancora vivido e riconoscibile, è lì a ricordarci di quanto velocemente tutto questo possa trasformarsi in una prigione dorata dalla quale, a questo punto della carriera, non è sempre facile uscire, mettere un punto e ripartire, accendere i riflettori sull’uomo per spegnere – una volta per tutte – quelli della centrale elettrica.

Un segno di vita esce giusto un mese prima dell’inizio della tournée che toccherà i principali club italiani, a partire dal The Cage di Livorno. Già in prevendita le date sold out sono parecchie.

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