Album
Life, Death And Dennis Hopper
-
Edoardo Bridda
- 4 Aprile 2025
Life, Death and Dennis Hopper dei Waterboys aveva fatto parlare di sé mesi prima dell’uscita e ancor prima del suo ambizioso concept dedicato alla vita dell’omonima icona di Easy Rider, Apocalypse Now e Blue Velvet.
Per la sua realizzazione Mike Scott si è avvalso dei calibri di Bruce Springsteen (voce narrante in Ten Years Gone), Steve Earle (voce nell’opener squisitamente country Kansas) e non ultima Fiona Apple, che in una delle sue rare apparizioni duetta con il frontman in Letter From an Unknown Girlfriend, un brano scritto apposta per lei. Apple, del resto, aveva coverizzato anni fa The Whole of the Moon nella finalissima di The Affair, dimostrando già allora il proprio amore per la formazione.
A conti fatti, il sedicesimo album in studio del gruppo – a distanza di quasi quarant’anni da The Whole of the Moon – è più di un divertissement, un lavoro vario, spassoso e cinematografico per definizione, con ogni brano a rappresentare una scena, e ogni arrangiamento una scelta registica. Venticinque tracce che spaziano tra generi (country, blues, rock, chamber pop, exotica, psych, jazz ecc.) e atmosfere (cocktail lounge, ballad, on the road, desertiche), nel tentativo di restituire tutta la complessità del personaggio.
L’idea nacque nel 2014 quando Scott visitò una mostra fotografica di Hopper alla Royal Academy. Colpito dalla capacità dell’attore di raccontare il mondo con la macchina fotografica, decise di farlo a sua volta con le canzoni. Nasce così una sorta di biopic in musica, che dal Kansas arriva agli eccessi hollywoodiani, toccando t emi come l’amicizia con Andy Warhol (Andy (A Guy Like You)) o il periodo jazzato degli esordi nel brano Hollywood ’55.
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