Album
Repercussion
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Alessandro Pogliani
- 23 Gennaio 2022
Il secondo album dei dB’s (nome che, come suggerisce il titolo del loro esordio, «vuol dire decibels»: a Stands For Decibels, uscito un anno prima di Repercussion, rimandiamo, per due-righe-due di introduzione biografica) conferma e sviluppa la formula vincente (almeno dal punto di vista artistico, visti invece i non esaltanti risultati in termini di vendite e popolarità) del quartetto: una piacevolissima raccolta di canzoni-gioiellino (sei firmate da Peter Holsapple e sei da Chris Starney) da catalogare nella sezione “jangle pop” in mancanza di migliori definizioni, espressioni di artigianalità raffinata ed ecumenica (prendendo spunti e citazioni da entrambe le sponde dell’oceano Atlantico).
Repercussion è sempre pubblicato dalla albionica Albion, per continuare a sottolineare la chiara discendenza kinks-beatlesiana (repetita iuvant) dei pezzi, che ora, innestata su solide basi americane (i fiati r’n’b di Living A Lie, la spina dorsale talkingheadsiana di We Were Happy There, il country rock di Amplifier, il flow quasi dylaniano di Happenstance) acquistano maggiore solidità e coscienza delle proprie forze.
Album del mese di gennaio 1982, Repercussion è, insieme a (e forse più di) Stands For Decibels, tutto da (ri)scoprire.
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