Album
Systemic
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Valentina Zona
- 30 Giugno 2023
Il progetto Divide And Dissolve, che dal 2017 vede la sassofonista e chitarrista Takiaya Reed (fondatrice e anima della band) condividere il palco con la percussionista Sylvie Nehill, è sin dalle sue premesse concettuali, ancor prima che stilistiche, profondamente identitario, politico, schierato e militante. Reed è nera e Cherokee, mentre Nehill ha origini Māori, e queste appartenenze rappresentano un sostrato vivissimo nella musica del duo, che per definizione nasce per contrastare a suon di avant-sludge la cultura suprematista bianca, e che qui si pone in “diretta opposizione all’obiettivo del progetto coloniale di separare gli indigeni dalla loro cultura, dalla loro forza vitale, dalla loro comunità e dalle loro tradizioni“.
Come già in Gas Lit, otto tracce di straziante heavy doom, drone metal e jazz desolato, prodotte da Ruban Nielson degli Unknown Mortal Orchestra, con Systemic prosegue – attraverso le sue 9 claustrofobie tracce – il cammino verso un’utopia sociale che smantella secoli di cultura e violenza coloniale a colpi di martellate sludge, senza rinunciare a momenti di assoluta e minacciosissima calma, grazie alle mitigazioni operate dagli interventi al pianoforte e harmonium di Reed o lo xilofono di Nehill, quasi a voler coronare una tensione ideale verso una qualche nuova forma di pace e un sempre troppo lontano – se non impossibile – riscatto dei popoli oppressi.
E, proprio a proposito di riscatto, tra i momenti più intensi del disco segnaliamo il brano Kingdom of Fear, l’unico non strumentale, in cui si fa strada la voce della poetessa Minori Sanchiz-Fung che con un misto di commozione e potenza lancia la sua sfida e ne scandisce l’orgoglio: “Anche nel regno della paura, l’aria mormora di canti per le strade. La gioia rimane selvaggia. Ha di nuovo reso vana la gabbia. Ha tagliato via l’orrore”.
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