Album
Hostile Environments
-
Antonello Comunale
- 17 Giugno 2024
La copertina del nuovo album di Richie Culver raffigura un varco scuro in una parete altrettanto scura. Nel retro di copertina si vede una luce in fondo al tunnel, ma per arrivarci devi passare per lo spazio nero intermedio, quello che c’è tra l’inizio e la fine, o viceversa. Una metafora, neppure tanto nascosta, sulla vita di Culver, che però al terzo disco trasuda un’inquietante (forse più del solito) fissazione sulle proprie origini, hauntologicamente bloccato nella sua Hull, da cui il suo io più profondo non sembra mai essersi allontanato.
Nel brano Slow Car immagina cosà sarebbe stato se fosse rimasto li e non se ne fosse mai andato. L’ancoraggio per questa sliding door gli viene servito dal celebre brano di Tracy Chapman, Fast Car, che era solito ascoltare in repeat negli anni della scuola. “Imagine listening to Tracy Chapman Fast Car, in your slow car, in your small town, that you never did leave”. Questa e altre riflessioni dalla caratura latamente psicotica, si stendono nel consueto spoken word declamatorio, sulle macerie di un paesaggio post-industriale completamente degradato.
Il fatto che il disco sia avulso da qualsiasi concetto di percussione e beat, non impedisce che una forma malsana di ritmo si insinui di brano in brano in una sorta di continuum liquido. Quella di Culver è un’ambient concreta e materica, come la parete che si vede in copertina. Effettivamente ricorda alcune cose di Klein, anche per l’uso che fa di voci campionate e trattate, ma certamente rimanda ai Coil di Music to Play in The Dark. Appunto. Anche questa è musica che abita lo spazio di tempo che c’è tra il tramonto e l’alba e si alimenta alla misteriosa ricchezza del buio e della penombra.
Tracklist
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Voti
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Discografia
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- 1 Difficult
- 2 Bedsit
- 3 Slow Car
- 4 Here we go
- 5 Dust
- 6 Bells of hope
- 7 Changed my style 4 U
