Album

Optical Delusion

17 Febbraio 2023 post-punk elettronica

Presentato assieme a un tagliente lead single con il feat. degli Sleaford Mods, Optical Delusion è l’album degli Orbital che segue a quattro anni di distanza Monsters Exist. Le premesse erano quelle della prova più concisa che la ditta abbia sfornato fin qui, ma anche solo scorrendo gli ospiti in scaletta era chiaro che la varietà e la continuità con il passato avrebbero prevalso sulle pieghe più incazzose e post-punk.

Del resto, tra i featurer figurano le Medioeval Beabes, un gruppo vocale che tra flauti e violini si ispira alle musiche del ‘500 e Anna B Savage, musicista che dalla sua possiede una buona capacità di evocare melodie e testi candidi e devastanti al tempo stesso. Se le prime in Ringa Ringa fanno acquistare al rave mix dei fratelli degli smalti goth-dream à la Grimes, la seconda va dritta a segno sulle sopracitate coordinate affrontando il tema del climate change su basi acid con un (quasi) spoken word à la Anohni.

Lo avete capito, la novità è che i fratelli Hartoll hanno deciso di giocarsi la carta del disco con i featurer, uno per ogni brano con l’eccezione di The New Abnormal, che porta il titolo dell’ultimo album degli Strokes (ma è 1000% Orbital), e la junglista Requiem For The Pre-Apocalypse. Nei dischi degli Orbital gli ospiti non sono mai mancati ma questa è la prima volta che la loro presenza si fa caratterizzante. È un’ottima scelta per evitare di ripetere all’infinito la rave formula già rinverdita nel corso degli anni ’10 con album quali Wonky e il sopracitato Monsters Exist, ribadita inoltre dalla raccolta di remix 30 Something.

Dirty Rat, il brano nato dalla collaborazione con gli Sleaford Mods, rischia di essere il singolo più memorabile che la formazione ha prodotto da eoni a questa parte, anche solo per il fatto di riportarne la proposta a un’attualità britannica affatto rosea. Il pezzo è uscito nelle stesse ore in cui Liz Truss si è dimessa dalla carica di Primo Ministro dopo le 6 settimane peggiori che la politica britannica ricordi in tempi recenti.

Il pezzo è semplice, loud e big. È punk rock, un campanello d’allarme. Amo Jason e questa dance music che mi ricorda i Cabaret Voltaire e anche qualcosa degli Shamen. È una dichiarazione semplicissima: li hai votati e ora te ne prendi la responsabilità
Paul Hartnoll, a proposito di Dirty Rat

Il messaggio era chiarissimo: “Hai votato per loro e ora guardati attorno, topo di fogna”, e sono le strofe di Jason Williamson con il suo classico registro incazzoso. Sotto tuona un minimale giro di basso post punk di quelli che il duo cavalca spesso ma quando entrano in campo tastiere e beat il vento cambia: raver e punk rocker tornano a incrociare le proprie strade e quel che ascoltiamo è una versione scura e minacciosa del trance sound dei fratelli Hartnoll.

Il resto si muove proprio in questa direzione, più morbida e contemplativa, eppure all’interno di una costellazione che ha introiettato il dramma di un mondo – il nostro – sull’orlo del baratro. Il segno è rave, l’ascendente è conscious pop. Magari declinato elficamente da Dina Ipavic in Day One – un ritorno ai laser verdi e alla techno idm britannica del 1992 – oppure folk pop grazie all’ugola di Penelope Isles, nella melanconica eppur positiva Are You Alive?

C’è tanto mestiere in queste tracce, come ci troviamo inevitabili autocitazioni (vedi The New Abnormal), ma anche buoni spunti a unire maturità e ispirazione come la felpata You Are The Frequency – dagli accenti breakbeat e profumi french touch (con The Little Pest) – o la sopracitata Requiem For The Pre-Apocalypse.

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Discografia
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  • 1 Ringa Ringa (The Old Pandemic Folk Song)’ (feat. The Mediaeval Baebes)
  • 2 Day One (feat. Dina Ipavic)
  • 3 Are You Alive? (feat. Penelope Isles)
  • 4 You Are The Frequency (feat. The Little Pest)
  • 5 The New Abnormal
  • 6 Home (feat. Anna B Savage)
  • 7 Dirty Rat (with Sleaford Mods)
  • 8 Requiem For The Pre Apocalypse
  • 9 What A Surprise (feat. The Little Pest)
  • 10 Moon Princess (feat. Coppe)
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