Album
The Days Pass Quickly Immersed in the Shadow of Eternity
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Edoardo Bridda
- 18 Maggio 2026
Dopo un lavoro incentrato sulla voce, il nuovo flusso sonico di Lea Bertucci ha come oggetto il flauto e la sua rappresentazione. Anche in questo caso si parla di registrazioni e della loro diffusione live, non impiegando un registratore reel-to-reel ma trasmesse in tempo reale attraverso un sistema a otto diffusori, creando così un campo spazializzato di droni risonanti, frammenti melodici e texture psicoacustiche.
Con l’ascolto in cuffia – o con lo stereo di casa – va da sé che si perda in parte la peculiarità site-specific della performance così come è concepita, ma il mix di timbriche e dissonanze, tradizione folk antica e astrazione sonora mantiene comunque intatto un fascino straniante e ipnotico. L’opera è stata scritta per il maestro flautista e studioso di musica antica Norbert Rodenkirchen, figura di spicco della scena early music grazie alla sua attività con ensemble leggendari come Sequentia e Dialogos.
Dalla sua vasta collezione di flauti, l’artista di stanza a New York ne utilizza cinque – traverso medievale, flauto in osso di cigno, flauto in osso di pecora, flauto tenore rinascimentale e flauto basso rinascimentale – intervenendo sulla loro diffusione acustica. Ne viene fuori ciò che la stampa descrive come un’interazione iso-polifonica, termine che rimanda alla tradizione vocale balcanica basata sulla sovrapposizione di più linee melodiche sopra un suono continuo e sostenuto (l’iso, appunto). Bertucci: “come se Phill Niblock e Hildegard of Bingen prendessero il tè a casa di Maryanne Amacher”. Qualcosa così. Una splendida, straniante, immersione spaziotemporale.
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