Album
Songs for Other People’s Weddings
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Elena Raugei
- 15 Luglio 2025
È una festa, il ritorno del songwriter svedese Jens Lekman, fermo da ben otto anni, dal più che positivo Life Will See You Now del 2017. I tempi del piccolo capolavoro Night Falls Over Kortedala, capace di aggiornare al presente ritornelli devoti a Morrissey e Belle & Sebastian con testi tra struggente romanticismo e contagioso humour, sono lontani ma l’idea alla base di Songs for Other People’s Weddings è già un semplice lampo di genio. Trattasi di un concept ruotante attorno a un cantante immaginario, J, sfortunato in amore, che si esibisce, per l’appunto, ai matrimoni, traendo spunto proprio dalle esperienze in prima persona negli eleganti panni di weeding singer (ricordiamo che nell’esordio When I Said I Wanted to Be Your Dog del 2004 compariva già la traccia If You Ever Need a Stranger (To Sing at Your Wedding), mentre nel succitato Life Will See You Now figurava Weeding In Finistère).
Oltre all’album, ispirato a Frank Sinatra, è prevista anche la pubblicazione del romanzo Songs For Other People’s Wedding: A Novel, a quattro mani con l’autore David Levithan, scrittore del romanzo da cui è stato adattato il film Nick & Norah – Tutto accadde in una notte. Disco e tomo si sono influenzati a vicenda. Nella scaletta del primo, diciassette brani, tra i quali il primo singolo Candy From a Stranger, spumeggiante melodie dalla classica morbidezza. Apprendiamo che J “incontra le coppie prima della cerimonia per conoscere le loro storie e scrivere per loro un brano originale. Nonostante la sua capacità di tradurre in musica le emozioni degli altri, J fatica a esprimere i propri sentimenti nella relazione con la fidanzata V, interpretata nel disco dalla cantante Matilda Sargren”. Si apre con The First Lovesong e si chiude ovviamente con The Last Lovesong. Nel mezzo, orchestrazioni, fiati, pianoforte e coretti, pop, soul e accenni disco, ballad rétro e marcette vivaci, rumori di piatti, bicchieri e cicalecci. Si sta al gioco, anche se a volte stucchevole e un po’ pedante. Una narrazione sopra le righe dell’ordinario, per celebrare l’arte delle lovesong.
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