Album

Essam

16 Gennaio 2026 rock psych blues

Risuonano con forza echi familiari dal sud dell’Algeria. Il ritorno degli Imarhan verga la sabbia del deserto con contaminazioni che dilatano ulteriormente i loro orizzonti, superando lo status quo consolidato con la precedente (e convincente) prova, Aboogi.

Essam – “fulmine” nella lingua Tamasheq – continua a far tesoro di quel sound meticcio che trascende la tradizione Tuareg, aggiornandolo ad una visione più contemporanea che spalanca le porte ad inedite sfumature elettroniche smarcandoli da quell’immaginario che li vedeva rilegati a naturale controparte degli amici Tinariwen.

Pesano su Essam gli apporti dell’ingegnere del suono di lunga data della band Maxime Kosinetz, qui in veste di produttore, a cui si è unito Emile Papandreou (UTO), polistrumentista che ha campionato gli strumenti dal vivo della band rielaborandoli con un sintetizzatore modulare. Il risultato è sorprendente, slacciato dalla tradizione Tishoumaren che qui rileggono in una chiave alternativa: resiste il blues desertico (Tamiditin) così come la componente psych di frontiera (Derhan N’Oulhine), ora imbastarditi da frizioni techno (Azaman Amoutay) dalle parti dei timbri notturni dei Kerala Dust di Violet Drive.

La voce degli Imarhan è cinematografia resistente incentrata su un sentimento identitario (Adounia Tochal) che non rinuncia mai a ciò che sentiamo “alieno”, ossia diverso da noi.

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Discografia
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  • 1 Ahitmanin
  • 2 Derhan N'Oulhine
  • 3 Télallalt
  • 4 Tamiditin
  • 5 Azaman Amoutay
  • 6 Tin Arayth
  • 7 Tinfoussen
  • 8 Adounia Tochal
  • 9 Assagasswar
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