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People Who Aren't There Anymore

People Who Aren't There Anymore
26 Gennaio 2024 indie synthpop

Pubblicato su 4AD, People Who Aren’t There Anymore è il settimo album in studio dei Future Islands, band stanziata a Baltimora guidata da Samuel T. Herring.

Dopo anni di gavetta intervallati da una serie di album che hanno fatto fatica ad uscire dalla cerchia degli addetti ai lavori (il primo, Wave Like Home, è del 2008) che in quel periodo avevano gli occhi puntati sulla scena di Baltimora (Dan Deacon, Beach HouseEd Schrader’s Music Beat…), i Future Islands hanno trovato il meritato successo midstream nel 2014 grazie al singolo Seasons (Waiting on You) e in particolare alla memorabile performance da Letterman. Un momento virale – le movenze meme-friendly di Herring aiutarono – che poco dopo si è concretizzato con l’album Singles, lavoro che oltre ad un grande fiuto per l’anthem mostrava per la prima volta una produzione rotonda e matura.

Nonostante i live trascinanti, divertenti e pieni di pathos, Sam Herring, William Cashion e J. Gerrit Welmers non sono mai riusciti a ripetere quel momento magico, andando a definire una seconda parte di carriera piuttosto appagante ma forse meno stimolante a livello discografico con due album The Far Field (2017) e As Long as You Are (2020) tutt’altro che malvagi ma che a conti fatti non hanno aggiunto molto a quanto proposto precedentemente, se non alcuni – piacevoli – tentativi di trovare una nuova Seasons (Ran, For Sure…).

A giudicare dai sei brani già disponibili con ogni probabilità anche People Who Aren’t There Anymore si posizionerà sulle stesse coordinate e sugli stessi livelli qualitativi con un sentore di pilota automatico che incombe in modo abbastanza netto. King of Sweden ad esempio (pubblicata nel 2022 ma inclusa in tracklist) è un buon brano ma è chiaramente Seasons con un abito leggermente diverso. Le altre uptempo (The Tower, Peach e Say Goodbye) “soffrono” un po’ dello stesso limite mentre i brani più riflessivi (The Fight e Deep In The Night in questo caso) continuano a non essere il loro punto di forza, probabilmente anche per uno scheletro strumentale minimale che quando c’è la batteria dritta e il basso pulsante a dirigere si regge in piedi senza problemi ma quando il ritmo si dilata a volte sembra mancare un elemento collante.

Tracklist
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Discografia
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  • 1 King of Sweden
  • 2 The Tower
  • 3 Deep In The Night
  • 4 Say Goodbye
  • 5 Give Me The Ghost Back
  • 6 Corner Of My Eye
  • 7 The Thief
  • 8 Iris
  • 9 The Fight
  • 10 Peach
  • 11 The Sickness
  • 12 The Garden Wheel
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