Album
Volevo fare la rockstar
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sentireascoltare
- 26 Agosto 2021
Se i sogni e le armonie numeriche / ci parlano di un mondo possibile
Pubblicato il 24 settembre 2021 via Polydor, Volevo fare la rockstar è l’album di Carmen Consoli che segna il ritorno della cantante sicula a un lustro dalla precedente prova, L’abitudine di tornare, e a un decennio dalla precedente a quella, Elettra.
Del disco, registrato e co-prodotto assieme a Massimo Roccaforte e Toni Carbone – si sapeva già da dicembre 2020, periodo in cui la songwriter ne aveva annunciato il titolo e il dettaglio sulla relativa tournée nei teatri italiani in partenza quest’autunno, dal Teatro Regio di Parma, mentre l’annuncio della conclusione dei lavori è arrivata con un post pubblicato lo scorso luglio («È giunto nel percorso di ogni disco quel momento in cui smette di essere solo dell’artista che l’ha composto e si prepara a diventare di tutti»).
Il primo singolo è Una domenica al mare e viene condiviso per lo streaming il 3 settembre, una settimana dopo il live celebrativo all’Arena di Verona, un concerto che ha visto numerosi ospiti, tra cui Samuele Bersani (con il quale ha cantato due canzoni), Levante, Mario Venuti, Colapesce Dimartino, Tosca, e in cui non è mancato neppure l’omaggio al compianto Battiato.
La prima anticipazione dal disco, una dedica ballad dedicata alla terra natia e ai legami affettivi e familiari che porta con sé, è in perfetta coerenza e continuità con un repertorio che conta su otto lavori lungo un arco appunto di 25 anni, nove con il presente, un disco arrangiato indie rock per come lo si faceva negli anni ’90 (l’attacco Sta Succedendo non mente) con parentesi exotic-desert nostrane (la serenata Le Cose Di Sempre), acustiche (Armonie Numeriche, il valzer di Volevo Fare La Rockstar), intarsi d’archi (la citata Una domenica al mare, L’aquilone), e qualcosa di moderatamente espettorato e hard (L’Uomo Nero).
Arrangiamenti e soluzioni già incontrare lungo una carriera che al centro pone la consueta, generosa, scrittura. Testi che, diversamente da L’abitudine di tornare, concedono meno al pop per esplorare pensieri, timori e sogni che a più altezze incontrano il proprio sé da adolescente ma solo sul finale (la title track) si avvalono compiutamente di fatti e situazioni (La mafia a Catania, il terremoto in Irpinia ecc.). Un disco capace di filtrare il presente e di parlare di sovranismi (Mago Magone, L’uomo nero), negazionismi (Qualcosa di me che non ti aspetti) e lockdown (Imparare dagli alberi a camminare ) senza facili retoriche, in cui non mancano lettere al figlio Carlo (Le cose di sempre), ricordi del padre e una citazione beatlesiana sul finale. Bentornata Carmen.
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