Album
Anaïs Mitchell
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Marco M. Boscolo
- 29 Ottobre 2021
Di ritorno al disco a proprio nome a dieci anni da Young Man In America, album del 2012 ispirato alla «virilità americana, alle ballate britanniche e a mio padre», la cantautrice americana regina del folk degli ultimi decenni Anaïs Mitchell approda su BMG. Il nuovo disco è accompagnato da un tour importante su tutte e due le sponde dell’Atlantico che fa pensare a un vero e proprio ritorno in grande stile.
In questi dieci anni, però, Mitchell non è rimasta con le mani in mano. Ha collaborato con Aaron Dessner e Justin Vernon per il progetto Big Red Machine e ha girato i teatri (fino all’arrivo della pandemia) con la band del disco del 2010 Hadestown, album/spettacolo che l’aveva consacrata come band leader e che in versione teatrale le ha portato anche un Tony Award (colonna sonora di uno spettacolo).
Il disco nasce dal ritorno nel natio Vermont incinta di nove mesi. Così ne parla la stessa Mitchell: «Durante la prima estate della pandemia mi trovavo nella fattoria di famiglia dove sono cresciuta, nella casetta che apparteneva ai miei nonni quando erano vivi. Potevo vedere le stelle per la prima volta dopo tanto tempo. Non stavo viaggiando da nessuna parte e non avevo niente da fare, per la prima volta dopo tanto tempo. “Bright Star” parla di guardare indietro agli anni della ricerca inquieta e di fare pace con la causa di quel desiderio: le Muse, il Grande Ignoto, ciò che è passato, tutto quello che ci motiva e che non possiamo mai toccare».
Sono i temi del primo singolo, Bright Star, una classica ballad agrodolce che racconta del ritrovare l’equilibrio, del perdersi e del ritrovarsi, di una nuova pace dopo la tempesta.
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