Album
Nothing To Declare
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Edoardo Bridda
- 27 Maggio 2022
Chiamalo dark grime. Chiamala black dance matriarcale, dato che in Anthology Moor Mother omaggia Katherine Dunham. Chiamalo hip hop molto sopra le righe. Nothing To Declare è tantissime cose. È una densa e meticciata missiva speditaci da due grandi della musica elettronica di questi anni, l’appena citata Camae Ayewa e Dj Haram, artista che avevamo già apprezzato nell’EP Grace sempre su Hyperdub, che anche da queste parti è l’etichetta di riferimento.
Se la prima in queste 16 tracce rappa (o per meglio dire, declama, dissimula, scherza, farnetica), la seconda apparecchia combattivi scenari apocalittici, con bassi al limite e sinistre arie di guerra. La sopracitata Anthology va dritta su un 4/4 techno, ma è un caso isolato all’interno di un parco ritmi sincopato, sminuzzato, frastagliato.
Capitolo a parte per gli ospiti: tra gli smalti noir di Totally Spies, Lafawndah canta con voce compressa e metallica. Una sorta di FKA Twigs ai minimi termini. Il palestinese Muqata’a co-produce Candace Parker e copre di tensioni noisey e strappi glitchy lo scurissimo tappeto percussivo di Dj Haram. Ali Logout degli Special Interest declama una dichiarazione d’intenti in Capitol su un reticolo di frequenze radio e pulsanti beat, mentre M Téllez propone un surreale monologo per More Victories.
It’s loud and frenetic. It’s playful and fun. Dice bene la press. Questo è un disco che non fa prigionieri e che proprio in questo fiammeggiante castello di carte portato a cifra stilistica trova i suoi pro e inevitabili contro.
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