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Ultravox, still dal videoclip "Vienna" (1981)

“Vienna”, il noir neo-classico degli Ultravox

15 gennaio (o 9 gennaio) 1981. Vienna, canzone tratta dall’omino album degli Ultravox, è pubblicata come singolo. La Chrysalis è contraria, giudica il brano troppo lungo per le radio e lento. La band insiste e dimostra di avere avuto ragione quando nella prima settimana di febbraio il pezzo si mette in ruota al n° 1 che è Woman di John Lennon assassinato un paio di mesi prima a New York. Venderà mezzo milione di copie solo nel Regno Unito.

Il primo singolo tratto da Vienna era stato Passing Strangers, bissato dal video diretto da Russell Mulcahy. Il registra australiano era impegnato nel mondo del video dal 1975, lavorando tra gli altri per AC/DC (Baby, Please Don’t Go) e inanellando nel corso degli anni collaborazioni di spicco come Tubes, Stranglers, XTC (Making Plans For Nigel, il loro primo singolo Top 20), Human League, Paul McCartney, Buggles (Video Killed the Radio Star), 10cc, Rod Stewart, Elton John. Nel 1979 per Mulcahy giunge anche la prima regia cinematografica: Derek And Clive Get The Horn, con Peter Cook e Dudley Moore, mai arrivato in sala poiché bloccato dalla censura causa il linguaggio sboccato. Un percorso in ascesa che nel 1986 lo porterà a dirigere, apice della carriera, Highlander (con Sean Connery e Christopher Lambert).

Il 1981 per Ultravox e Mulcahy è l’anno di Vienna. Warren Cann: “Dopo il battesimo del fuoco del nostro primo video, Passing Strangers, per questo ci siamo assunti molta più responsabilità. Molte più idee erano nostre e abbiamo rimontato il primo montaggio che abbiamo visto assemblato. Stavamo imparando in fretta. Sapevamo cosa volevamo vedere e come volevamo farlo. Alla Chrysalis non erano molto entusiasti dell’uscita del singolo. Era la solita vecchia roba: ‘È troppo lungo per un singolo, cioè non 3 minuti e 20 secondi. È troppo lento… troppo strano…’. Ci siamo impegnati e abbiamo spinto e spinto per la sua uscita finché non abbiamo ottenuto ciò che volevamo”.

“Volevamo fare un video fin dal primo momento – prosegue il batterista – ma la Chrysalis si è tirata indietro e non ci ha dato i soldi. (…) Abbiamo pensato ‘al diavolo loro… lo faremo noi stessi’. Siamo andati avanti e l’abbiamo fatto con i nostri soldi. Potrebbe sorprendere sapere che circa metà del film è stato girato in location nel centro di Londra, principalmente al Covent Garden e anche nel vecchio Kilburn Gaumont Theatre nel nord di Londra (ora una sala Bingo). La scena della festa all’ambasciata era in una casa che avevamo affittato in città, non ricordo dove, ma ricordo che la troupe ha impiegato molto tempo per installare le luci per preparare le riprese. Così tanto che ci siamo tutti spazientiti nell’attesa e abbiamo attinto alle numerose casse di vino che avevamo messo su per rinfrescarci dopo le riprese. Quando la troupe è stata pronta per le riprese stavamo tutti facendo festa per davvero”.

“L’altra metà – racconta ancora Cann – era a Vienna. L’abbiamo fatto a basso costo, c’eravamo solo noi e Nick, il nostro fidato cameraman. Abbiamo preso un volo di prima mattina per Vienna, siamo corsi in giro come pazzi dentro e fuori dai taxi mentre filmavamo e presto abbiamo scoperto che, essendo bassa stagione invernale, molti degli splendidi posti che avevamo contato di filmare erano chiusi per ristrutturazione o coperti da reti di impalcature. (…) Abbiamo finito nel cimitero per le riprese con la statua che era stata usata per la copertina del singolo; un signore che costruiva pianoforti per i ricchi e famosi del suo tempo, credo. Abbiamo fatto la ripresa del tramonto e poi siamo tornati di corsa a Londra per iniziare il montaggio. (…) Una volta uscito (il singolo), e con il crescente successo nelle classifiche di ogni settimana, la casa discografica è diventata sempre più frenetica. Alla fine, stavano diventando completamente pazzi nel tentativo di farci finire il video per poterlo dare a Top Of The Pops, ci stavano letteralmente implorando di farlo. (…) Anche loro lo pagarono volentieri. Per chi fosse curioso, ci costò circa sei o settemila sterline. Mi dispiace… non costò molto, ma l’industria video non era poi così avida allora”.

Pensiamo che la Storia che ci viene tramandata sia scolpita nella roccia. Non è così. Due persone presenti allo stesso evento generano racconti diversi.

Midge Ure: “Prima di tutto, non stavamo cercando di creare una hit, solo un pezzo di musica interessante. Grazie alla formazione classica del nostro tastierista Billy Currie la canzone (Vienna) aveva l’atmosfera di un classico mitteleuropeo inquietante. L’aspetto cinematografico era in cima alla nostra agenda: ogni traccia era per un film che non esisteva. Vienna era una canzone d’amore per una ragazza immaginaria. Sei andato in questo posto meraviglioso, hai incontrato qualcuno e hai giurato che sarebbe continuato e, ovviamente, non è così. Perché Vienna? C’era un’eleganza decadente in tutto questo. In un ambiente così decadente potevi facilmente innamorarti. Poi torni alla tua vita fredda, grigia e miserabile a Chiswick”.

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Midge Ure e Warrern Cann nel videoclip Vienna (1981)

“Eravamo completamente al verde. Tutto ciò che indossavo nel video – racconta Midge Ure – proveniva dai negozi dell’usato. L’unica cosa che costava soldi era l’impermeabile Burberry perché ne avevo sempre desiderato uno. Costava circa £300, una cifra considerevole per qualcuno che normalmente comprava solo roba da Save the Children. L’etichetta non voleva pubblicare Vienna. Era troppo lenta, troppo lunga e c’era un assolo di violino, l’antitesi di un singolo commerciale. Poi, nel momento in cui è diventata enorme, la pressione su di noi per superarla con un seguito è stata incredibile. Tutti volevano che scrivessimo una traccia chiamata Berlin o Paris”.

Sull’aereo che stava portando gli Ultravox a Vienna c’era anche Paula Yates, figlia d’arte, bella donna diventata popolare volto della BBC dedicata alla musica rock. Una singolare predilezione per i nomi strambi, probabilmente unici. Le tre figlie avute con Bob Geldof le chiama FifiTrixibelle, Peaches Honeyblossom Michelle Charlotte Angel Vanessae, Little Pixie; quella nata dalla relazione con Michael Hutchence frontman degli INXS la registra all’anagrafe come Heavenly Hiraani Tiger Lily. Eccentrica e sfortunata, Paula. Tre anni dopo la morte per suicidio del cantante australiano, nel 2000 la Yates viene trovata priva di vita (causa un micidiale cocktail di alcool e droghe) dalla piccola Heavenly Hiraani Tiger Lily di soli 4 anni. Presentatrice di The Tube, The Big Breakfast, Top Ten, dell’edizione 1994 dei Brit Award tra gli altri, giornalista, scrittrice, cantante, modella, (aveva posato anche per Penthouse), Paula stava seguendo gli Ultravox per un reportage sulla realizzazione del video di Vienna.

La sua presenza è testimoniata da una bella foto scattata da Midge Ure e pubblicata dal The Guardian del 10 novembre 2021. “Quando entrai a far parte degli Ultravox – ha commentato il musicista – avevo una piccola macchina fotografica happy-snap, del tipo che tutti possedevano a quei tempi. Ma ero affascinato dai modelli da 35 mm, da come guardavi attraverso l’obiettivo e dal mondo che era leggermente diverso. Così nel 1980 comprai una Canon A-1 . Ho scattato questa foto di Paula Yates sull’aereo per l’Austria per girare il video della canzone Vienna. Si è trattato di riprese di un giorno e siamo partiti la mattina. Era più economico noleggiare un aereo privato – sul quale secondo Warren Cann “c’eravamo solo noi e Nick, il nostro fidato cameraman” – che far volare la band, assieme a Paula, il fotografo Anton Corbijn e la troupe cinematografica. Tutte le band conoscevano Paula tramite Bob Geldof e i suoi articoli per il Record Mirror. Le volevamo tutti molto bene, quindi le avevamo chiesto di scrivere delle riprese del video”.

“Il budget – continua Midge Ure sovvertendo ancora una volta le parole di Warren Cann – era di 17.000 sterline, che all’epoca era abbastanza costoso, ma niente a che vedere con il genere di sciocchezze che arrivò più tardi con l’avvento di MTV. A causa del nostro amore per il film noir abbiamo insistito per girare il promo di Vienna su pellicola da 16 mm. Il video digitale stava appena arrivando, ma sembrava economico ed elettronico, mentre con la pellicola potevamo replicare l’effetto granuloso di vecchi film e foto. Abbiamo ritagliato lo schermo in alto e in basso per renderlo cinematografico. Niente di tutto ciò era mai stato fatto prima nei video pop”.

Causa la certosina attenzione di Midge Ure per la resa cinematografica, la voce di popolo vuole il video di Vienna ispirato da Il terzo uomo, il capolavoro del 1949 interpretato da Orson Welles, Joseph Cotten e Alida Valli nei ruoli principali, vincitore del Grand Prix per il miglior film della 3° edizione del Festival di Cannes dello stesso anno. Una leggenda metropolitana nata a seguito delle illazioni di un giornalista/critico inglese che vedeva nel cimitero Zentralfriedhof, tanto centrale nel film diretto da Carol Reed quanto strumentale nelle riprese della clip, un motivo di indiscusso vincolo. Mai confermato dalla band, tanto meno da Midge Ure che negli anni ha dissolto ogni nebbia sul video. Tranne quella che rimane indissolubile sulla pellicola a conferire un accento di mistero e in certo senso alienità.

L’ambiente elegante e decadente citato da Midge Ure, che prende forma contestualmente alla canzone, portato sullo schermo (della tv) assume però i contorni della storia “impossibile”, o “torbida”. Dipanandosi con toni quasi impressionisti, con inserti subliminali “disturbanti”, e comunque in modo più circostanziato rispetto alla canzone, più delineato, come appunto si trattasse di un piccolo film (dal finale tragico e chiuso, che fornisce risposte che la canzone non offre).

Tra questi (inserti “disturbanti”), e a proposito di citazioni cinematografiche, durante lo sfarzoso ricevimento che occupa la parte centrale del video, la ripresa inquadra in primo piano un uomo addormentato sul cui viso si aggira una tarantola. Quell’uomo è Julien Temple, regista e documentarista a sua volta autore di decine di clip – da God Save The Queen dei Sex Pistols a Smooth Operator di Sade, da molteplici canzoni di David Bowie ad altrettante di Neil Young –, film (Absolute Beginners il più noto) e documentari, e il ragno gigante rievoca – ha raccontato Midge Ure – la situazione simile nella quale viene a trovarsi il James Bond dell’esordio di Agente 007 – Licenza di uccidere.

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La co-protagonista del videoclip degli Ultravox Vienna (1981)

Girato in parte in bianco e nero, virato in modo che la dominante grigio/azzurra prevalga conferendo aliena freddezza, la clip si apre oniricamente su una notte ovattata da fumi e nebbie, punteggiata da ombre che giganteggiano minacciose, prodromi di una storia d’amore dai contorni proibiti: la donna dell’alta società che si mischia con un uomo che non appartiene alla sua sfera?; una relazione con la persona sbagliata, osteggiata, che la metterà ai margini della sua esclusiva cerchia?. Per poi spostarsi all’interno di un palazzo nobiliare dove un galà popolato da personaggi (e visioni?) di ambigua natura offre sponda per le più fantasiose supposizioni. Atmosfera che in un certo qual modo richiama (in realtà precorre) il cuore raccapricciante di Society, misconosciuto horror di Brian Yuzna premiato e ben accolto dalla critica nel 1989, feroce satira di una classe (alto borghese) a detta dello stesso regista statunitense “abulica e di zombie”. Sebbene qui, in Vienna, la vicenda prende la piega del più moderato thriller e si concluda con un “semplice” omicidio. Forse un delitto d’onore che ripristinerà l’ordine (immutabile) delle cose.

E sempre a proposito di (Ultra)vox populi: anche la vulgata che vuole Midge Ure così poco in sintonia con la piega classica presa dall’arrangiamento di Vienna, per lamentarsi con le parole “this means nothing to me”, alle quali Conny Plank rispose: “Bene, allora cantalo”, facendone il ritornello della canzone, è pura invenzione. Smentita con un feed su Twitter nel 2021 da Ure stesso.

In anni nei quali tutto deve essere alla portata e sperimentabile a scopo turistico, dal volo nello spazio all’immersione negli abissi, il rock non poteva scamparla. Luoghi immortalati su copertine di dischi e nei video diventano meta di pellegrinaggio come si trattasse di santuari e fonte di oracoli. Per i fan degli Ultravox che si trovassero in Austria, desiderosi di fare un selfie sulle stesse zolle calcate dalla band durante la realizzazione della clip di Vienna, quanto segue può essere d’aiuto.

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Midge Ure nel videoclip Vienna (1981)

Nella seconda parte del video, quella girata nella capitale mitteleuropea, quando a circa 2’40” canta il ritornello nella grigia luce del giorno, Midge Ure si trova alle spalle della cattedrale di Stephansdom (Cattedrale di Santo Stefano), il cui tetto multicolorato è coperto dalla neve. L’inquadratura che segue mostra una cripta e di un gargoyle che si trovano nella sezione 14B del gigantesco cimitero Zentralfriedhof, quello che compare in Il terzo uomo: due chilometri quadrati di superficie per 330.000 tombe. Mandate bene a memoria il numero della zona perché qui non si tratta di perdere l’automobile nel parcheggio, ma di smarrirsi in un labirinto più letale di quello dell’Overlook hotel di Shining.

Nella sequenza successiva i quattro Ultravox escono dal Palazzo Hofburg – enorme complesso architettonico che occupa l’area degli antichi possedimenti imperiali raccogliendo musei, una chiesa, la Biblioteca Nazionale Austriaca, la Scuola d’Inverno d’Equitazione, e perfino l’ufficio del Presidente della nazione – per incamminarsi nella Michaelerplatz passando tra due grandi statue sorrette da piedistalli. Quella alla sinistra della band rappresenta Ercole che uccide l’Idra; l’altra lo stesso eroe mitologico nell’atto di salvare Esione da un mostro marino.

A 2’5” circa i quattro musicisti sono ancora al cimitero Zentralfriedhof, in prossimità della lapide di Carl Schweighofer (1839 – 1905), la stessa della foto della copertina di Vienna singolo. La famiglia Schweighofer era famosa per la rinomata attività di produzione di pianoforti che le guadagnò la fornitore esclusiva per la corte imperiale che nel 1892, alla celebrazione del centenario dell’azienda, talmente soddisfatta e grata mandò a fare gli onori l’arciduca Karl Ludwig fratello dell’imperatore Francesco Giuseppe. Dato estremamente interessante, non solo per il turista ma forse per gli stessi Ultravox, la lapide si trova nel gruppo di tombe 32B, subito dietro le tombe di Beethoven, Schubert e Brahms, e poco oltre quelle di Antonio Salieri, Arnold Schönberg, Johann Baptist Strauss; perfino di Falco (Der Kommissar, Rock Me Amadeus).

Mentre alla fine del video, quando la narrazione si è conclusa, la band vista di spalle si incammina – forse cronisti di nera, forse investigatori: si sono visti proiettare con le macchine fotografiche su assassino e cadavere – verso St. Karl Borromäus, la chiesa del cimitero.

Tra difficoltà di realizzazione, supposizioni infondate, dichiarazioni e smentite nel corso degli anni, a un brano fortunato ogni oltre previsione gli Ultravox e Russell Mulcahy sono riusciti a fare seguito con un video che non solo si è rivelato uno dei più suggestivi del periodo, ma ancora oggi stupisce per come resiste allo scorrere del tempo. This means alot to us (listeners)… Oh, Vienna.

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