The Breeders. The Breeders. “Cannonball”, l’emblema di un’epoca in un sorriso
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Tony D'Onghia
- 30 Agosto 2023
Il 25 aprile del 1992 i Pixies tengono l’ultimo concerto di una lunga e logisticamente complicata serie di esibizioni live in giro per gli Stati Uniti che, tra le altre cose, li aveva visti fare da spalla nientemeno che agli U2 del Zoo TV Tour. Nelle intenzioni del fondatore della band Charles Thompson, in arte Black Francis, lo show avrebbe dovuto segnare la chiusura di una fase artistica e l’inizio di una temporanea pausa di un anno. Tempo necessario questo per riprendere fiato, riordinare le idee e, nel caso suo e dalla bassista Kim Deal, anche la finestra temporale nella quale i rispettivi progetti collaterali avrebbero avuto modo di essere realizzati.
Se l’intenzione di Black Francis era quella di realizzare un album solista, nel caso della Deal era il ritorno delle Breeders, il suo side project, ad essere segnato in agenda a lettere maiuscole. La realizzazione del seguito di Pod, convincente ed influente esordio del 1990, non poteva più essere rimandata e il risultato delle session iniziate nel gennaio del 1993 in quel di San Francisco uscirà di fatto il 30 agosto di quell’anno. Parliamo di Last Splash pubblicato da 4AD, disco che viene lanciato dal singolo Cannonball e relativo videoclip.
Spitting in a wishing well
Blown to hell, crash
I’m the last splash
La canzone è da subito un discreto successo sia negli USA che nel Regno Unito e la sua immediata orecchiabilità resa ancor più efficace da una energica dinamicità, uno sghembo alternarsi e contrapporsi tra melodia e distorsione, sonorità lo-fi (fortemente volute dalla stessa Deal in fase di registrazione) e sofisticate tecniche di studio ad opera di Mark Freegard, vecchia volpe (britannica) della scena rock internazionale.
Cannonball è una canzone dal testo criptico ma dall’alto potenziale radiofonico: un ordigno a orologeria avvolto nel filo spinato. Un singolo che in quegli anni di scavalcamenti di frontiere tra i generi non era l’eccezione ma di fatto la regola. Un brano, del resto, fondato sulla stessa miscela – punk rock, country, girl pop e surf music – dell’album che lo conteneva, lavoro che non fatica a guadagnarsi il disco di platino neanche un anno più tardi.

Last Splash è anche l’emblema delle frizioni tra rock alternativo e mainstream di quegli anni. Un incontro-scontro tra multinazionali alla ricerca di street-credibility e il mondo delle etichette e degli artisti indipendenti, ricchi di creatività e di prestigio eppure perennemente a corto di risorse economiche, e mai come in quel momento storico messe così generosamente a disposizione.
Una complicata cordata che sta alla base del rinascimento rock degli anni Novanta, soprattutto della sua prima metà, ulteriormente amplificato dal ruolo che, nel frattempo, i videoclip avevano assunto nella promozione discografica e da MTV (e televisioni omologhe) nel diffonderli.
Particolarità di Cannonball: il taglio impresso dai suoi registi e il ruolo che assumerà all’interno dell’immaginario collettivo. Il brano che porta la doppia regia di Spike Jonze (alle prime armi nella regia di video promozionali dopo aver firmato, un anno prima, il clip relativo a 100% dei Sonic Youth) e a sorpresa, ma non troppo, da Kim Gordon, diventa infatti la sigla della Music Television per antonomasia, il portabandiera di un’epoca.
E Cannonball come l’intero set di canzoni contenute in Last Splash non potrebbero meglio fotografare l’alt rock di quegli anni, in particolare del 1993. La semplicità del clip ne è la più lampante riprova: da una parte c’è una palla da cannone che rotola per le vie di Los Angeles come uno skateboard – Jonze aveva iniziato la carriera proprio all’interno della relativa scena cittadina – dall’altra c’è una band che si esibisce in playback all’interno di uno spartano set (un immaginario camerino?), in mezzo le sorelle Deal, la bassista Josephine Wiggs ed il batterista Jim Macpherson si cambiano costumi, situazioni e smorfie (anche sott’acqua) con fotografia e abbigliamento a far da cornice ad un’informale casualità in cui a spiccare è l’innato carisma di Kim che buca letteralmente lo schermo. Va da sé, il suo è un volto che a sua volta diventerà simbolo di un era.
Stando a quanto i ben informati hanno rilevato nel corso degli anni, lo scioglimento di fatto dei Pixies sarebbe avvenuto nell’estate del 1992. Leggenda vuole che un amareggiato Frank Black – quello che da li in avanti Thompson usò come nome d’arte – informasse via fax il management della propria definitiva decisione di rendere permanente quello che doveva essere solo un allontanamento temporaneo dalle scene, senza però renderlo immediatamente pubblico. Gli stessi membri della band vennero tenuti all’oscuro del tutto fino al gennaio dell’anno dopo – nello stesso periodo in cui le Breeders entravano in studio per registrare il loro album più popolare – quando, durante un intervista radiofonica, il leader della band ne fece aperta ammissione.
Tutte le band, di successo o meno, prima o dopo, arrivano allo scioglimento. Le cause e modalità sono quello che fa la differenza; quello che costituisce il terreno fertile sul quale le ipotesi, le speculazioni e le faziosità possono svilupparsi e dilagare, tendendo occupati i fan per anni a venire. Nel caso del quartetto di Boston, si è sempre parlato di un rapporto conflittuale tra il principale songwriter Thompson e la non meno talentuosa Deal – autrice, ricordiamolo, di quella Gigantic che viene definita come episodio cardine di un album fondamentale come Surfer Rosa ed una delle pietre fondanti di tutto il rock alternativo dei 90s. Una sorta di teso rapporto fatto di amore ed odio tra i due, propizio per la realizzazione di album cruciali quali il già citato debutto sulla lunga distanza ed il seguente Doolittle, ma anche motivo di gelosie e risentimenti. Troppo straripante il buffo carisma e l’inarrestabile popolarità dell’estroversa, ma anche problematica ed inaffidabile Kim, per il disciplinato ed anonimo Frank Black, anti-rockstar per eccellenza. Da qui la decisione di sciogliere la band, supportata dai rendimenti decrescenti che la band si trovò a dover riscontrare nel momento un cui un salto di qualità, da quello dell’ambito underground al mainstream, divenne l’unica via percorribile.
Il risultato di queste tensioni è ben presente nel volto di Kim Deal nei videoclip e nelle riprese delle esibizioni dal vivo dei Pixies prima della trionfale reunion del 2004. Confrontando queste immagini con la carismatica spontaneità e la contagiosa solarità del suo sorriso, si capisce bene quale delle due avventure musicali le stesse più a cuore. E come si sa, al cuore non si comanda. Ad ogni modo, molto sportivamente, la musicista non ha mai espresso rancore nei confronti dell’ex compagno di avventura Frank Black. E tanto meno per aver così subdolamente smantellato la band nel momento di maggiore popolarità.
Non stupisce dunque la presenza di un inedito, intitolato Go Man Go e firmato nel 1993 dai due, all’interno dell’edizione celebrativa per i trent’anni dall’uscita dell’album Last Splash.
