Sleaford Mods e Aldous Harding. Tagliente psichedelia, “Elitest G.O.A.T.”
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sentireascoltare
- 14 Gennaio 2026
Negli ultimi anni a fare la differenza nei dischi degli Sleaford Mods, in termini di visibilità, sono stati gli ospiti. In passato hanno collaborato con una variegata genia di artisti, da Amy Taylor a Perry Farrell, dai Dry Cleaning a Billy Nomates, ora tocca a una cantante decisamente distante dalla loro estetica e dal loro immaginario: Aldous Harding.
Il duo post-punk di Nottingham pubblica il singolo Elitest G.O.A.T., con relativo videoclip psichedelico al seguito, ultimo estratto prima dell’uscita via Rough Trade dell’ottavo album The Demise Of Planet X. Prima erano arrivati singoli altrettanto riusciti come Megaton, The Good Life, Bad Santa e No Touch, quest’ultima traccia a confermare il mix di ironia, critica sociale e beat che da un po’ di tempo a questa parte preferiscono il ritmo anziché no.
Accompagnato da un clip psichedelico che mescola estetiche computer art a scene di quotidiana tensione e violenza, Elitest G.O.A.T. cresce gradualmente su un battito pulsante, tra synth tintinnanti e la voce incazzata di Jason Williamson. Il ritornello di Harding, languido e sbarazzino, è pensato a contrasto: “Now my life is much better, since I behave the way I never”.
Williamson racconta: “Quando abbiamo messo insieme le basi della canzone mi ha quasi messo a disagio, perché sembrava quasi una piccola band. Per il basso ci siamo ispirati al progressive di Bowie, soprattutto Low. Ma Andrew [Fearn] trova sempre soluzioni intelligenti, e il suo beat ci riporta subito nel mondo degli Sleaford Mods”.
La collaborazione con Harding segue il contributo di Williamson del 2022 sul suo brano Leathery Whip, dal disco Warm Chris. Per Elitest G.O.A.T. l’incontro è avvenuto in studio a Bristol: “Quel giorno agli Invada Studios è stato speciale, ho avuto la sensazione di aver davvero realizzato qualcosa di nuovo”, racconta il frontman.
Con The Demise Of Planet X Williamson ha voluto scendere a patti con la propria personalità, cercando di trovare nella musica un modo per migliorare il proprio benessere mentale e armonizzando così i rapporti con la famiglia. L’influenza di Bowie, specifica il frontman, non è di quelle dirette: “Non si tratta tanto di prendere spunto dalle canzoni – ribadisce – ma di capire come le ha fatte e cosa lo ha spinto. Prendi Scary Monsters: i suoni sono fantastici, alcuni testi terribili, ma tutto funziona grazie agli strati vocali e alle melodie Motown che sfuggono al primo ascolto”.
