Protomartyr. Nuovi distopici scorci sull’esistenza, “Make Way”
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sentireascoltare
- 7 Marzo 2023
Pensato come parte dello stesso mondo di finzione di Worm In Heaven, Make Way è il videoclip che accompagna il lead single del nuovo album dei post punker di Detroit Protomartyr. Anche l’umore, tra calma e presagio, è in continuità con quella canzone che del precedente album era il secondo singolo.
La differenza sta nel taglio, l’astrattismo, la malattia e l’isolamento hanno lasciato il posto a una trama sempre imperscrutabile eppure debitrice di quella frangia della letteratura speculativa che indaga il controllo sulla psiche attraverso la tecnologia. Si vede chiaramente che c’è un esperimento sinestesico che viene condotto su un gruppo di persone. Ciò che viene inalato produce degli effetti sulla mente. Il mood è quello retò e 70s di Scissione, per capirci, mentre la canzone è una ballad sinistra che deve più al post rock che non al post punk, a partire dal classico canovaccio giocato sui vuoti e i pieni, con la calma a precedere uno stacco più energico, nello specifico, dalle cadenze barbare e marziali.
Successore di Ultimate Success Today, Formal Growth In The Desert esce a giugno via Domino proseguendone i temi e l’estetica, mescolando poesia e politica con fare obliquo e impressionista. Dal tema della fine, soprattutto dell’esistenza umana, e un immaginario post-apocalittico à la The Road di Cormac McCarthy, la fase successiva è dunque una sorta di accettazione, il dover andare avanti e vivere pur nell’apparente impossibilità di poterlo fare.
È questa la crescita/consapevolezza “nel deserto” a cui è giunto il frontman Joe Casey, e questo comunica il lead single fin dalle prime strofe (“Welcome to the haunted earth / The living after life / Where we chose to forget / the years of the Hungry Knife”) e il suo video, diretto da Trevor Naud.
C’è un filo conduttore a legare i video di Make Way e Worm In Heaven. Vi accadono esperimenti che vengono praticati in ambienti circoscritti. Non sappiamo cosa è successo là fuori nel mondo ma la sensazione diffusa è che le cose non sono come dovrebbero essere
Trevor Naud
