Porfirio Rubirosa
Porfirio Rubirosa, still dal video “La mia parola è un impegno” (2025)

Porfirio Rubirosa. L’abisso nudo di “La mia parola è un impegno”

A distanza di quasi tre anni dal denso Il furore composto, Porfirio Rubirosa torna a sparigliare le carte del cantautorato italiano con un’operazione (canzone più video) che è, al contempo, un atto di sottrazione e un’immersione cruda nel reale. Il nuovo singolo, La mia parola è un impegno, rinuncia a strofe e ritornelli per svilupparsi come una specie di spirale che procede in forma di monologo tra vampe comiche e tremori drammatici, scivolando strato dopo strato verso una disperazione sempre più incandescente.

Si tratta di un recitar-cantando ad alto tasso di emotività, immerso in una partitura orchestrale curata da Fabio Merigo (già al lavoro per Giuliano Palma e Nina Zilli) che si avvale del violino di Marta Stella e del pianoforte di Riccardo “Deepa” Di Paola. L’influenza del “nume tutelare” Piero Ciampi è quanto mai evidente: la sua è anzi una presenza tangibile sia stilisticamente che per il taglio con cui viene espressa una vicenda umana troppo umana di dipendenze, deriva esistenziale e cuore a pezzi. “Tendiamo a trattare con superficialità i nostri difetti”, spiega Rubirosa, “ma sono proprio quelli a tracciare il solco che ci separa da chi ci ama”.

Il relativo videoclip, diretto da Alessandro Bolettieri, vede protagonista l’attore feticcio Michele “Lo Svizzero” Calciano, la cui presenza viene esplorata ed esasperata con un montaggio ipnotico di brevi sequenze in primo e primissimo piano, quasi si volesse estorcere dai dettagli di corpo e oggetti la vibrazione del rovello interiore.

Il singolo inaugura l’etichetta Dischi del Lammione, fondata dallo stesso Rubirosa, cantautore veneto-lucano che ama definirsi “Il Capo dei Dadaisti”, autore di sei album e premiato con la Targa Tenco 2021. Su Sentireascoltare trovate, oltre alla recensione del già citato Il furore composto, quella del quarto disco Breviario di teologia dadaista.

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