Massive Attack. “Protection”, una dichiarazione d’amore che è anche una sincera offerta d’aiuto
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Tony D'Onghia
- 11 Gennaio 2022
Pubblicata il 9 gennaio del 1995 come secondo singolo estratto dall’album omonimo, Protection è la canzone che vedeva i Massive Attack, quotatissimi dopo l’uscita dell’album d’esordio, collaborare con Tracey Thorn in veste di coautrice e cantante. Di fatto il singolo di maggior successo tratto da quell’album, anche grazie alla spinta di un video diretto da Michel Gondry che ancora oggi risulta sbalorditivo per inventiva e sofisticazione.
Una collaborazione tra i bristoliani e la voce del duo Everything But The Girl nata un po’ per necessità da parte dei primi, che dopo l’abbandono della cantante Shara Nelson – più interessata a perseguire una carriera solista – si erano trovati costretti a trovare altri vocalist per le proprie produzioni, e un po’ per curiosità da parte della Thorn che, oltre ad essere intrigata dalla possibilità di lavorare ad un progetto di area elettronica, aveva anche molto apprezzato l’album Blue Lines, pubblicato tre anni prima.
In un’intervista concessa a metà degli anni ’90 alla storica rivista The Face, la cantante raccontò quanto diverso fosse stato il processo creativo rispetto a come era abituata a lavorare («Mi mandarono cinque basi quasi completate, che erano per lo più roba generata da loop e campioni, una delle quali sarebbe poi diventata Protection. Era diverso dal sedersi con una chitarra acustica, ma una volta ingranato un po’ fu un’esperienza musicalmente molto liberatoria»), Daddy G, dal canto suo, motivò la scelta di coinvolgerla professando l’amore per la sua vena autoriale e d’interprete («Quando Tracey scrive d’amore è sempre così personale (…) Sentivamo che il testo si sarebbe adattato bene al brano che stavamo producendo perché l’insieme dei vari elementi è scarno e c’è molto spazio di manovra»).
Protection è un’alchimia che funziona a partire dai suoi minimali elementi costitutivi, assemblati principalmente da Andrew “Mushroom” Vowles: un paio di loop percussivi (uno di questi estratto da un James Brown d’annata), un riff di chitarra wah wah, pochi malinconici accordi di liquido piano elettrico, una sequenza di Roland 303 lentamente e languidamente modulata. E infatti era proprio questo minimalismo sonoro, che i bristoliani erano in grado di usare così bene a loro favore, che affascinava e stimolava Thorn.
Ricordo sentimenti contrastanti al primo ascolto. Da un lato non ci capivo niente. Dall’altro, capivo tutto perfettamente. Questo è minimalismo, pensavo, e io faccio minimalismo. Lo capisco. Eppure, è stato fatto in un formato così diverso che ho dovuto ascoltarlo forse 10 volte con totale disorientamento prima di dire improvvisamente, Oh adesso so cosa devo fare.
Tracey Thorn a Mojo
Il testo, composto in pochi giorni e cantato e registrato in un’unica breve sessione, offre una variazione sul tema “ragazza incontra ragazzo” universalmente utilizzato nella scrittura di canzoni, scavando in profondità e dandone un interpretazione più matura, forse ispirata dalla vicissitudini che la coppia Tracey Thorn-Ben Watt, partner in musica e nel privato, aveva dovuto affrontare dal momento in cui, un paio di anni prima, a quest’ultimo era stata diagnosticata una rara malattia di natura autoimmune. Questo spiegherebbe versi come: «And I’ve leaned on you for years / Now you can lean on me / And that’s more than love / That’s the way it should be / Now I can’t change the way you feel / But I can put my arms around you / That’s just part of the deal / That’s the way I feel»o come il ritornello stesso: «I stand in front of you / I’ll take the force of the blow / Protection». O almeno questa è una della possibili interpretazioni di quella che è con certezza una dichiarazione d’amore e contemporaneamente anche una sincera e sentita offerta d’aiuto, o anche di più; una solenne promessa.
Uno dei momenti più significativi del secondo album dei Massive Attack – assieme a Better Things, la seconda collaborazione tra la band e la cantante, ed ai singoli Sly e Karmacoma – veniva degnamente accompagnato da un filmato promozionale in cui il francese Michel Gondry, in quel momento uno dei videomaker più lanciati, decideva di alzare l’asticella anche da un punto di vista tecnico, cercando di portare l’idea di piano-sequenza alle sue estreme conseguenze, combinando modellini, trucchi ottici, ed in maniera più eclatante, un intero set cinematografico costruito per l’occasione in uno studio di Parigi.
Particolarità di questo set – una struttura in tutto e per tutto replica di una palazzo di sei piani ripreso da vari livelli e punti di vista – la costruzione orizzontale progettata per dare, al contrario, un illusione di verticalità, grazie anche ad un gioco di specchi e schermi, con i vari attori – tra gli altri gli stessi 3D, Daddy G, Mushrooms e Tracey – in veste di condomini sdraiati o seduti con le spalle rivolte al pavimento dello studio. Tutti trucchi che il regista avrebbe poi anche usato in futuri video e lungometraggi.
Il video di Protection è stato uno dei più memorabili perché è stato anche uno dei più difficili. Era un’idea eccezionale e per Michel Gondry realizzarla è stata l’impresa più incredibile. I due giorni di prove e riprese a Parigi sono stati durissimi. Tutti erano sospesi in una posizione capovolta e ripresi dall’alto in un edificio schiacciato che doveva sembrare in piedi. Era una ripresa da una telecamera mobile in una gru e ha usato carrucole e schermi di proiezione per dare l’effetto che le cose si muovessero.
Robert “3D” Del Naja
La complessa realizzazione del video venne ripagata dal riconoscimento più ambito, il titolo di Best Video nell’edizione 1995 del MTV Europe Award, mentre la canzone, eseguita dal vivo da band ed interprete originale solo una manciata di volte nell’anno della sua pubblicazione, venne proposta sulla televisione britannica all’interno del popolare show televisivo Top of the Pops. Gli stessi Everything But The Girl se ne “appropriarono” includendola nel loro repertorio live. E oltre a questo, vanno senz’altro citati in questa sede i riusciti remix pubblicati in contemporanea e firmati da un cast di all-star: Brian Eno, Flood, Tim Simenon e Mad Professor, la cui versione intitolata “Radiation Ruling The Nation” servì anche come traccia d’apertura dell’album No Protection, ovvero l’intero Protection virato in versione dub da quello che viene universalmente considerato come uno dei maestri del genere.
Un’esperienza che, pur considerato l’indubbia riuscita ed il successo di pubblico e critica, lasciò addosso a Thorn un senso di insicurezza, come ebbe la sincerità di rivelare in seguito.
I Massive Attack tenevano tutto nascosto. Era sempre un po’ difficile capire se gli piaceva quello che avevo fatto. Ho avuto la sensazione che soprattutto Mushroom fosse un po’ sospettoso sul perché fossi lì. Credo che Protection fosse uno dei suoi brani. Non sono sicura che sia mai stato convinto del risultato.
Tracey Thorn
Nonostante questo, la cantante ed il partner non abbandonarono la curiosità per il mondo musicale più vicino all’elettronica ed il mondo dei club, come gli album Walking Wounded, Temperamental e soprattutto il successo della hit mondiale Missing avrebbero ben dimostrato in seguito.
