Quando Madonna dalla Carrà lanciò la moda del… cyberfolk

Nella serata del 2 dicembre 2000, Raffaella Carrà accoglie Madonna facendole alcune inaspettate domande. La cantante non sembra aspettarsi l’intervista. È reduce da un concerto di beneficenza alla Brixton Academy di Londra (oggi O2 Academy) e pronta per lanciarsi nell’esibizione. Entra dalla scalinata del teatro vestita con cappello da cow-girl, pantaloni a vita bassa e giacca di pelle pronta per esibirsi. La Raffa nazionale, d’altro canto, non vuole farsi mancare il siparietto introduttivo. Sa che il grande pubblico la ricorda e la ama in Italia per il suo carisma e abiti indossati che sono finiti nell’immaginario collettivo. Del resto, la domanda “Siete caldi?” pronunciata al concerto di Torino del 1987 è sulla bocca di tutti da allora. È diventata un tormentone, uno slang. Raffa lo sa e le chiede proprio questo. Poi, da vera professionista, di filato arriva il quesito sul disco, sulle sue parti vocali. Raffa studiava sempre i suoi ospiti e lo sappiamo.

Per la performance di Don’t Tell Me la scenografia allestita all’interno del programma televisivo è piuttosto pacchiana, e prevede supporti di paglia della migliore tradizione country, ballerini, coriste e musicisti cow-boy con cinture e le fibbione oversize. Ma facciamo un salto indietro di un paio di anni per contestualizzare meglio il disco e la canzone.

Nel 1998 Madonna conosce Guy Ritchie, quell’anno in pole position con il debutto e immediato culto Lock & Stock – Pazzi scatenati. Tra i due scatta il colpo di fulmine e hanno assieme il figlio Rocco, si sposano e, nel mentre, Ciccone prepara, e a stretto giro fa poi uscire, Music, uno dei suoi ultimi lavori visionari. A ibridare generi e stili nel disco secondo fruibilità pop pensano William Orbit – già presente in Ray of Light – e un nuovo volto, Mirwais. Per i cultori dell’underground francese è una faccia nota. Tra i Settanta e gli Ottanta milita nel gruppo wave punk Taxi Girl, ma per quel che ci interessa qui, è nel decennio dei rave che diventa noto nell’ambiente dei producer del giro French Touch. Il successo arriva nel ’98 con Disco Science, hit da club planetaria, nonché brano che finisce, un paio d’anni più tardi, nella colonna sonora del secondo film del marito regista, l’ottimo Snatch – Lo strappo (lo si ascolta nella famosa scena dell’inseguimento della lepre).

Tra le due uscite, grazie all’intercessione del fotografo francese Stéphane Sednaoui, regista del video di Fever (da Erotica, 1992), il produttore riesce a far arrivare la sua musica al quartier generale della Maverick, label fondata da Madonna assieme a Frederick DeMann e Veronica Dashev. Sta puntando al mercato americano per il suo secondo album, Production, e a sopresa finirà per averci dentro la popstar in persona che, nel frattempo, s’è innamorata del suo tocco e vuole personalmente lavorare con lui sul singolo Music, ma anche su altre tracce del nuovo omonimo album.

Il panorama internazionale femminile in quegli anni è molto eterogeneo e la regina del pop se la deve vedere con una pluralità di proposte e di giovani concorrenti: il pop mescolato all’elettronica soul hip-hop di Christina Aguilera (il debutto omonimo esce nel ’99), le sbavate rock di Pink (Can’t Take Me Home, 2000), la voce sbarazzina con rimandi alla bossanova e al folk di Nelly Furtado (Whoa, Nelly!, 2000), il successo di … Baby One More Time dell’esordiente Britney Spears (l’album omonimo esce nel ’99), le sperimentazioni vocali di Björk (Debut, Post e Homogenic avevano già spinto molto la concezione di vocalità avant-pop femminile di fine millennio), i rimasugli delle girl band (Spice Girls e All Saints ancora per poco in attività), le Destiny’s Child con la futura star Beyoncé e le atfmosfere dance latine di Jennifer Lopez. Dagli anni ’80 anni sopravvivono pure la rivale di sempre Kylie Minogue (che nel 2001 uscirà con la storica Can’t Get You Out of My Head), Whitney Houston, Celine Dion e Mariah Carey.

Come riesce Madonna a restare ancora sul podio? Con il cambio di stile. Dopo la bomba electro funk Music, primo estratto dal disco, è il turno del country. Don’t Tell Me, sempre prodotto da Mirwais, remixa la cantante che ora porta stivali di pelle a punta, jeans, camicia a quadrettoni e cappello rigorosamente da cowboy. Va da sé che la scenografia allestita all’interno degli studi di Carràmba! segua proprio quest’immagine coordinata. Del resto se quello è il contorno, quel che conta è il balletto e le note su cui prende vita. Sono quelle mosse di danza il cuore dello show, loro e il sound di un brano country tagliato con influenze rock ed elettroniche. A detta dello stesso Mirwais in occasione del ventennale dall’uscita, il pezzo è stato uno dei primi a mescolare elettronica e country (il francese parla di folktronica o cyberfolk), un’ibridazione di cui abbiamo assistito a un revival nelle recenti produzioni di Diplo e soprattutto Lil Nas X, e che in quell’anno aveva un sapore di freschezza e di novità.

Quell’anno Don’t Tell Me raggiunse la quarta posizione della Billboard Hot 100, successo che equipara Madonna ai Beatles in quanto a numero di singoli in top ten di tutta la storia della classifica americana. E anche il relativo videoclip per la regia del celebre fotografo Jean-Baptiste Mondino, è un successo, e viene nominato agli MTV Video Music Awards del 2001 come Best Female Video e Best Coreography in a Video, e ai Grammy Awards del 2002 nella categoria Best Short Form Music Video.

SentireAscoltare