Lucy Dacus. Still da "Hot & Heavy" (2021). Regia: Lucy Dacus

Lucy Dacus si interroga sul suo passato: il videoclip di “Hot & Heavy”

Dopo il lead single Thumbs, Hot & Heavy è il secondo brano estratto in anteprima da Home Video, il nuovo album di Lucy Dacus in uscita il 25 giugno 2021 via Matador. Registrato al Trade Horse Studio di Nashville, il disco arriva a tre anni di distanza da Historian e a cinque dal debutto con No Borden.

Nel nuovo lavoro Dacus si interroga sugli anni formativi passati a Richmond in Virginia (aveva iniziato a studiare cinema all’università), infatti molte canzoni «iniziano come se fossero un libro di memorie – dice la nota stampa – e tutte hanno la compassione, l’umorismo e l’onestà della migliore scrittura autobiografica». E questo viaggio nei ricordi inizia proprio con Hot & Heavy.

All’inizio pensavo che “Hot & Heavy” parlasse di un vecchio amico, ma mi sono resa conto lungo la strada che si trattava solo di me che superavo le versioni precedenti di me stessa. Gran parte della vita riguarda il sottomettersi al cambiamento e il saper dire addio anche controvoglia. Ora, ogni volta che vado nei luoghi che prima erano significativi per me, mi sembra di sconfinare nel passato. So che la versione adolescente di me non mi approverebbe e questo è imbarazzante e un po ‘straziante. Ma so anche che, intellettualmente parlando, mi piace la mia vita e chi sono adesso.
Lucy Dacus

Diretto dalla stessa cantautrice, il videoclip di Hot & Heavy la vede ripercorrere i momenti salienti del suo passato all’interno di una sala cinematografica (lo storico Byrd Theatre di Richmond), sul cui schermo viene proiettato un montaggio dei video amatoriali che le faceva il padre. Ad un certo punto Dacus esce dall’edificio e viene circondata da un gruppo di persone vestite esattamente come lei: le infinite versioni di sé stessa, tra quello che avrebbe potuto essere, quello che è stata e quello che è nel presente.

L’idea era includere alcuni video che mio padre mi faceva man mano che crescevo. Volevo catturare il momento in cui rifletti per la prima volta sulla tua infanzia, che penso possa anche essere il momento in cui l’infanzia è finita. Sento che c’è stato un forte cambiamento quando ho iniziato a pubblicare musica, quando la mia identità è passata dall’essere un progetto personale a qualcosa di osservato e riflesso pubblicamente. Ho chiesto alla mia famiglia e ad alcuni dei miei amici più cari di essere delle comparse perché sono le persone che mi conoscevano prima di quel passaggio. Posso aver abbandonato la scuola di cinema, ma amo ancora fare film e mi sono divertita molto a dirigere questo film.

Su SA potete recuperare la recensione del sopracitato Historian scritta da Valerio di Marco.

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