La sottile linea tra il colpo di genio e il kitsch, “Music Sounds Better With You”
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Tony D'Onghia
- 31 Agosto 2021
Pubblicata il 20 giugno 1998 su etichetta Roulé e nel luglio seguente da Virgin Records ma già dall’inizio dello stesso anno distribuita in versione “white label” a fortunati dj ed addetti ai lavori (in particolare in occasione dell’annuale Miami Winter Music Conference, manifestazione che servì a farne crescere inaspettatamente la richiesta), Music Sounds Better With You è il frutto della collaborazione tra il parigino Thomas Bangalter – meglio conosciuto come socio al cinquanta per cento della premiata ditta Daft Punk e, ricordiamolo, figlio di Daniel “Vangarde” Bangalter, uno dei responsabili dei successi di Ottawan e Gibson Brothers – ed i concittadini Alain Quême, in arte Alan Braxe, e Benjamin Cohen aka Benjamin Diamond.
Un progetto musicale nato da incontri quasi casuali: «Andando in giro per club. A quel tempo la scena era veramente piccola ed era facile incontrare gente», come ricordava lo stesso Braxe in una rara intervista rilasciata alcuni anni fa al mensile specializzato Future Music. A seguito di questo, l’invito a partecipare in versione live ad una serata del famigerato Rex Club servì a consolidare la formazione con Benjamin Diamond in veste di vocalist. E uno dei brani musicali composti per l’occasione – sebbene in forma embrionale – era proprio la loro unica mega hit.
La storia della sua genesi è quanto di più tipico e banale ci si possa immaginare. Così racconta ancora Braxe: «La traccia è costruita intorno ad un campione di Fate (interpretata da Chaka Khan e tratta dall’album What Cha’ Gonna Do For Me, pubblicato nel 1981). È stata registrata nello studio di Thomas Bangalter. La memoria dell’E-mu SP 1200 usato per campionare era praticamente esaurita, così abbiamo usato una Roland 909 come drum machine, la linea di basso invece è suonata su un Korg Trident. C’è anche un piano elettrico Rhodes da qualche parte ma è quasi impossibile sentirlo»·
In un’altra intervista, rilasciata proprio nel 1998 dai membri del progetto al defunto magazine britannico Muzik, lo stesso Braxe definisce la metodologia creativa dietro a Music Sounds Better With You come «Un complicato processo di semplificazione. All’inizio il testo era molto più lungo (…) La canzone piace perché è così semplice. È stata prodotta “nell’underground e per l’underground” e ho l’impressione che ci sia una connessione tra questo ambiente musicale e chi compra i dischi». Nonostante l’understatement, in diverse occasioni e da più parti è stato messo in evidenza quanto la metodologia in cui il campione è stato editato e rielaborato sia piuttosto tecnica, anche se nel corso della stessa intervista Bangalter in persona ci tenne a sottolinearne la quasi casualità del tutto aggiungendo: «Ci abbiamo messo circa una settimana per produrla, non sono del tutto sicuro. Ma più gente racconta che è stata fatta in due minuti. Una volta finita ho detto subito ad Alan e Benjamin che l’avrei pubblicata su Roulé, la mia etichetta, anche se avesse venduto solo mille copie. Non ero sicuro che sarebbe stata capita dal pubblico. A me piace, anche se la gente dice che è spazzatura pop o che suona come funk italiano degli anni ottanta. Sono convinto che un sacco di brani diventati poi classici siano stati prodotti nella stessa maniera».
Ed infatti, nonostante la sua semplicità ed economicità, e l’impressione che si potesse trattare di un rischio commerciale, il brano raggiunse le prime posizioni delle classifiche specializzate in musica dance – e non solo quelle – arrivando a vendere più di due milioni di copie della sola release su major, senza contare il quasi mezzo milione di copie vendute invece dalla stessa casa madre parigina Roulé. Considerato che tra le hit dello stesso anno troviamo anche altri “tormentoni” da dancefloor pop quali Needin’U di David Morales, Horny di Mousse T, Vertigo – firmata dallo stesso Braxe – e Gym Tonic, realizzata da Bob Sinclair in collaborazione – ancora una volta – con Bangalter, è facile intravvedere un certo calcolo ed una certa strategia dietro il presunto azzardo del produttore francese.
Il video promozionale porta la prestigiosa firma del prodigioso Michel Gondry, che fino a quel momento poteva vantare nel proprio curriculum commissionari del calibro di Neneh Cherry, Beck, Foo Fighters, Björk, Massive Attack, Rolling Stones, Lenny Kravitz, nonchè gli stessi Daft Punk del classico Around the World. Il clip, ambientato in quello che sembra un anonimo Mid-West statunitense, mescola citazioni musicali 80s, scene di ordinaria quotidianità familiare ed un imprevisto colpo di scena surreale, il tutto visto dalla prospettiva del piccolo protagonista che, una volta giunto a compimento del suo laborioso processo di costruzione di un aeromodello, diventa testimone di un evento che potremmo definire extraterrestre. Ed è qui che i fantomatici membri di Stardust si manifestano al di fuori dell’apparecchio televisivo dentro il quale fino a quel momento sembravano relegati. Un idea per certi versi geniale che percorre la pericolosa linea di delimitazione con il kitsch, un po’ come la canzone a cui serve da promozione, ma che ispira simpatia e tenerezza grazie al taglio appunto infantile del tutto.
E gli Stardust? Che ne è stato di questo progetto musicale? La risposta la dà ancora una volta Braxe: «Abbiamo lavorato ad altri cinque o sei demo dopo Music Sounds Better With You ma alla fine abbiamo deciso che sarebbe stato molto più figo lasciare che fosse l’unico singolo. È questo che conferisce al disco una certa magia e mistero».
