Frankie Goes To Hollywood - Two Tribes
Holly Johnson, Frankie Goes To Hollywood, stil dal clip “Two Tribes”

Frankie Goes To Hollywood. “Two Tribes”, ariecco le due tribù

Il grande spauracchio della guerra nucleare è tornato: anzi, per essere precisi, il conflitto ucraino ha creato una falla spazio temporale, come se fossimo più che altro proprio noi proiettati improvvisamente indietro nella storia: negli anni ottanta di Rocky 4, quando la tensione tra USA e URSS era altissima e sembrava veramente che bastasse una piccola cazzata per mandare in vacca l’intero pianeta. Certo, c’è da dire che poi non è successo nulla di tutto ciò, o meglio sono successe tante cose per cui la guerra tra opposti blocchi si è combattuta in vari paesi allo scopo di togliere terreno all’avversario, e in pratica la pace non c’è mai stata: nel frattempo la storia dello scudo spaziale, il grande bluff degli Stati Uniti che – ancora non pronti per una cosa del genere e sfruttando la strategia del surclassamento tecnologico – divulgarono notizie false di una effettiva realizzazione, cosa che turbò i russi e portò al disarmo tra le due superpotenze.

Disarmo però non vuol dire l’eliminazione delle testate nucleari, ma solo una loro riduzione: il che non è certo rilassante, per farci fuori tutti di testate ne bastano davvero poche. Anche quando si parla di terrore da contaminazione radioattiva ci si dimentica infatti dei continui test atomici che si fanno in sperduti atolli, nel mare aperto, nei deserti; in pratica i danni non sono immediati ma a lungo termine. Detto questo, il deterrente nucleare (classico gioco a chi ce l’ ha più lungo, anzi in questo caso più corto) condiziona le nostre vite da molto prima degli anni ottanta.

Negli 80s però questa paranoia nucleare, oltre che tangibile, è stata quasi un discorso estetico, vissuta come inevitabile processo de–evolutivo del progresso scientifico e culturale del mondo, e l’arte e la musica ne erano impregnate in maniera quasi ossessiva, soprattutto quando si trattava di video, dato che all’epoca MTV rappresentava il punto di riferimento delle giovani generazioni e un cambio a 360 gradi nel modo di fruire non solo la multimedialità, ma anche la politica. I grandi eventi di sensibilizzazione e fundrising come Live Aid,erano pacifisti e figli dei concerti di No Nukes di fine ottanta che appunto spingevano alla denuclearizzazione. Fare un video contro la guerra nucleare era come fare una manifestazione con dei partecipanti impossibili da contare tutti: era un modo per sensibilizzare la gente in un modo davvero potente, poiché gli occhi e la mente non erano ancora del tutto anestetizzati dall’ abuso di social e dalla presenza invasiva degli schermi dei computer nella nostra vita quotidiana.

Frankie Goes To Hollywood, stil dal clip “Two Tribes”

Ma torniamo ai fotogrammi: il video di Two tribes non si impelaga nella sessualità esplicita ed estrema dei Nostri, quella divulgata col precedente singolo bestseller, ma invece cambia del tutto argomento e va a toccare proprio il nervo scoperto della guerra amplificata dall’informazione, come cinico avvoltoio robotico della realtà moderna. La guerra fredda viene raffigurata come una lotta di wrestling grottesca in un ring che è il mondo stesso, i cui abitanti assistono al corpo a corpo, spettatori da soddisfare col sangue usando la classica formula panem et circensem.

Holly Johnson si aggira tra gli astanti microfono in mano e preda delle interferenze come un vero giornalista d’assalto pronto a carpire ogni scoop e per il quale più violenza c’è, meglio viene il servizio. Non è solo una lotta tra quelle che una volta si usava chiamare “superpotenze”, ma soprattutto una guerra vouyerstica, di immagine: Reagan e Cernienko raffigurati nel video si combattono privilegiando scorrettezze e colpi bassi, quali l’amputazione di un orecchio a morsi (scena per la quale il video subirà la censura) e genitali strizzati, tra l’incitamento della folla che gode a vederli ridursi in maschere di sangue e polvere, con tanto di dita infilate negli occhi caratterizzate da flicker di fotogrammi rossi come fuoriuscite di materiale ematico dopo l’impatto.

Musicalmente il singolo apre però ad un’altra interpretazione dei fatti: Est e Ovest sono mescolati a simboleggiare che in fondo le due opposte fazioni sono in realtà paradossalmente coese dalla loro fame di distruzione. Da una parte la spinta americana della base Hi-NRG con venature di funk (ovviamente bianco), dall’altra armonie sovietiche che se nell’intro sono esplicite (e classicheggianti con tanto di archi e percussioni orchestrali), all’interno del pezzo sono la colonna portante armonica delle svisate dell’ugola di Holly Johnson. La spina dorsale del brano è invece la possibilità di cantarlo su una sola nota, sottolineando la tensione di fronte a questo monolito che è la minaccia nucleare, ma anche riferendosi ai canti folk, che prevedono appunto il bordone come appoggio alle melodie della voce.

Brano prodotto dal Re Mida Trevor Horn, ex Buggles e Yes ma soprattutto cofondatore dei geniali Art of Noise, è un concentrato di diavolerie elettroniche e campionamenti digitali, tanto che pare ci sia rimasto molto poco degli effettivi apporti della band (cosa che d’altronde è verificabile in tutto l’lp Welcome to the pleasuredome). Con un bpm accelerato, il pezzo sembra una descrizione nitida e iperrealista del precipitare degli eventi e della corsa ad una tecnologizzazione estrema a livello militare da ambo le parti.

Frankie Goes To Hollywood, stil dal clip “Two Tribes”

Il testo con malcelato cinismo recita (strizzando l’occhio ad un dialogo di Mad Max) che «quando due tribù si fanno guerra tra loro un punto è tutto ciò che puoi segnare», ovviamente «lavorando per il gas nero», poiché alla fine il petrolio surclassa perfino l’oro. Ci sono stoccate beffarde a Ronald Reagan chiamato cowboy n°1 , da figlio di pover’uomo e democratico passato poi alla destra yuppies (citando la sua carriera di modello per le camicie Van Hausen) e uno sguardo ironico sulla società contemporanea che ritiene che il sesso e l’orrore siano i nuovi dei: la frase «Are we living in a land where sex and horror are the new Gods?», estrapolata dal thriller film del 1959 Cover Girl Killer (che Johnson stava vedendo distrattamente in tv mentre stirava), sottintende che di Dio ce n’è probabilmente un altro e più potente: quello del terrore.

Terrore che di fondo inebria tutto il mondo di un’eccitazione irrazionale e animale quanto suicida. Il video infatti finisce con il pianeta azzurro che esplode, ma attenzione: non per quella che a tutti gli effetti è una messa in scena dei due blocchi che si pestano all’interno dello show combinato a tavolino del wrestling della guerra fredda, ma a causa proprio della febbrile e insulsa fame bellica di un’umanità che si proietta in un invasione di campo non prevista dai due rivali. Invasione che provoca violenza randomica tra gente comune, mini potenze politiche, minoranze etniche e chi più ne ha più ne metta. Un pianeta che va a velocità estrema contro un muro, quello dell’idiozia.

Il singolo all’epoca fu uno dei più venduti della storia, rimanendo per nove settimane consecutive in vetta alle classifiche inglesi, nonché pluripremiato: ma nonostante l’indubbia attualità, chissà se oggi, in un periodo storico in cui scrivere “bomba atomica” sui social equivale ad essere bannati dal cervellone elettronico centrale, un video come quello di Two tribes sarebbe potuto uscire impunemente. Preparare la guerra è anche questo: censurare, prevedere le mosse, preparare il terreno per le pentole a pressione che fischiano a causa della repressione del pensiero: ma noi, come i FGTH recitano, «stiamo lavorando per l’amore, yeah».

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