“E TE VENG’ A PIGLIÀ”, e la romanza partenopea di Liberato continua
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sentireascoltare
- 10 Maggio 2021
Non c’è 9 maggio senza Liberato. A quattro anni da quell’esordio omonimo che portava la fatidica data, il misterioso produttore pubblica una nuova produzione in cui musica e immagini si amalgamano alla perfezione. Non è una novità, anzi, audio e video hanno sempre viaggiato in stretta connessione nell’immaginario del partenopeo e neppure E Te Veng’ A Piglià fa eccezione. La novità da queste parti la fa semmai l’avvicendamento dietro la macchina da presa, dove per la prima volta non troviamo il sodale Francesco Lettieri ma Enea Colombi.
Colombi è uno scafatissimo. Vanta una buona esperienza tra videoclip e campagne pubblicitarie, ha curato Nero Bali di Elodie, il bel corto relativo all’ultimo album di Mecna e diversi servizi per Diesel. E del resto i tagli patinati di Lettieri e Colombi, dalla scelta dei modelli-attori agli zoom in e zoom out ambientali, sono assolutamente compatibili tra loro e con la “narrazione Liberato” che qui – altra novità – si sposta da Napoli e dalla Campania per avventure fuori porta tutte italiane, tra i Laghi di Tuna (Piacenza) e le Grotte di Catullo (Sirmione). Tema conduttore di video e musica, come spesso accade in questi spazi di commistione tra pubblicità, videoclip e moda, è un edulcorato ricordo di gioventù nei suoi momenti stereotipici, quelli che ci arrivano da un immaginario ultra codificato, e perché no, dai videoclip degli anni ’90 (vedi la ripresa dall’alto con la coppia che si bacia sul tetto della vecchia Golf dove prima i ragazzi si erano stipati per fumarsi una canna). Ma sotto al gioco scoperto del confezionamento c’è dell’artistry in Liberato, che ritroviamo in una scrittura assieme cantautorale (in rigoroso e stretto napoletano) e pop fatta di piccole grandi gioie lette con lenti Instagram all’altezza del ritornello. Qui batte un cuore digital-melodico, non il racconto del presente ma di ciò che è stato, un ricordo agrodolce dai contorni onirici e perciò applicabili all’universale. Di più, il produttore incappucciato lo fa musicalmente, con produzioni sempre all’altezza: in E Te Veng’ A Piglià anche solo lo stacchetto con quel basso profondo, le serpentine trap e quelle vocine pitchate à la Caribou dà un tocco distintivo a una produzione ambient house, giocata in levare, dagli accenti caraibici, che è già di livello.
Sulla confezione Liberato sbanca anche a Milano: lui e il suo team hanno assemblato un fotoromanzo contemporaneo che soprattutto nei clip ha preso forma e movimento, una narrazione complementare rispetto a quella che ci siamo abituati a vedere in una delle serie tv italiane più esportate di sempre, Gomorra. Liberato e Gomorra come lo yin e lo yang di una romanza partenopea dunque e, non ultimo, come prodotti audiovisivi. La mano invisibile di Liberato pare sempre tesa su una vacanza, un prodotto, un servizio persino, ma l’oggetto pubblicizzato da Liberato è Liberato stesso. Se è lui che vende un proprio edulcorato immaginario sfoderando il meglio che il suo team di marketing, video maker e creativi possa immaginare e realizzare, all’altezza del pop contemporaneo riesce a farlo, ancora una volta, con un autorialità e una naturalezza melodica non comuni.
A quattro anni da 9 maggio rimane da capire se parliamo di un progetto che riuscirà a sopravvivere alle proprie premesse (ipotesi: un esperimento nato per il lancio di un prodotto che si è scoperto valesse molto di più) o di un cliché intrappolato in un bisogno di serialità nell’epoca di Neftlix, Prime e compagnia streaming.
