Baustelle. Pulp e disillusione “Contro il mondo”
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sentireascoltare
- 6 Gennaio 2023
Come anticipato nelle scorse settimane, un nuovo brano dei Baustelle è stato condiviso sulle piattaforme di streaming. Si tratta di Contro il mondo, antipasto di un progetto discografico i cui contorni non sono ancora perfettamente delineati e probabilmente prenderanno forma – si presume – in un futuro abbastanza prossimo. Di sicuro per ora ci sono le otto date in primavera (2 maggio a Firenze, Tuscany Hall, 3 maggio a Roma all’Atlantico, 5, 11 e 12 maggio a Bologna all’Estragon, 6 maggio a Venaria Reale (TO) al Teatro della Concordia e 8-9 maggio a Milano all’Alcatraz) tutte sold out da prima della fine 2022.
«Dove eravamo rimasti? Quanto tempo è passato? Chi sperava che saremmo migliorati ovviamente si sbagliava. Si continua piuttosto a vivere, con la ferocia di sempre e musica nuova. Questa canzone si chiama Contro il mondo: è una storiella, un film, una parabola, un grido, basso-rullante-chitarra elettrica, gomma da masticare. Il nostro ritorno al criticismo e al rock and roll. Maneggiate con cura».
Con queste parole riportate dai vari media, il gruppo ha presentato il nuovo pezzo, un brano di quelli più ritmati e musicalmente sbarazzini a cui i Baustelle ci hanno spesso abituati e a cui Francesco Bianconi, l’autore principale del trio toscano, affida un familiare mix di osservazioni di critica sociale – accumulando una serie di cliché cari all’intellighenzia alternativa (il Primavera Sound) o ammiccamenti a una certa frangia di scontenti radical chic del nostro paese (la sinistra che non c’è) – e citazioni di cultura pop.
Dal punto di vista musicale, spinto da riff di sintetizzatore estremamente orecchiabili, Contro il mondo mostra assonanze ormai classiche dei Baustelle (dai Pulp a Battiato) e ricorda in particolare Amanda Lear, primo singolo tratto da L’amore e la violenza, e per i suoni, e per il modo in cui una storia d’amore sembra raccontata a posteriori con disincanto e uno spiazzante cambiamento di prospettiva. L’ironia che all’inizio sembra leggera, bonaria e accondiscendente cede a flash di pura disillusione («perché l’amore rende ciechi se c’è / e non distingui Silvya Plath da un parassita») e a un finale totalmente caustico («Indosso il mondo e lo venero come una sfera tascabile divinità / inossidabile vuoto del cazzo che non muore mai»).
